Bisognerà spulciare le statistiche per trovare una giornata in cui tutte e tre le prime in classifica siano riuscite a perdere le rispettive partite. Sorprese sotto l’albero, per restare in tema, ma soprattutto un gruppone che sarà certamente destinato a rompersi già dalla prossima giornata, ma che dà la stima dell’equilibrio della stagione di quest’anno, soprattutto se pensiamo che ci sono appena due vittorie tra la prima e la decima posizione.

TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE

Da 3 a 5 in testa. Se già – come si suol dire in Spagna – “Tre sono moltitudine”, figuriamoci se al tavolo della vetta si siedono altre due invitati.

Nel nuovo quintetto che mena le danze il sorpresone è quello del sorprendente Baskonia: Peñarroya sembrava a disagio a Valencia, dopo i grandi successi ottenuti a Burgos; il ritorno nel nord della Spagna pare aver avuto un effetto balsamico.

Nella gara vinta contro la Virtus Bologna, il Baskonia deve fare a meno di Howard ma trova un Marinkovic scatenato da 22 punti e 5/8 da 3 e controlla agevolmente il ritmo. Dato interessante è l’inserimento di Pierrià Henry, bravo a limitare la sua anarchia congenita.

Il ritmo più alto lo ha il Real Madrid, 8 i successi dei merengues nelle ultime 10 uscite; anche l’ASVEL è costretto a chinare il capo, nonostante Gabi Deck fosse in condizioni quantomeno precarie. Cresce anche il rendimento di uno dei giocatori più discussi dal suo arrivo in terra spagnola, Nigel Williams-Goss; le voci di mercato (Campazzo prima, Brown oggi, anche se si parlerebbe della prossima stagione) non ne hanno minato il morale e più di qualcuno si chiede perchè non abbia il posto da titolare.

Dolente nota per il Fenerbahçe che si fa sorprendere dal mai dimenticato ex Obradovic, colui che ha portato l’unico successo continentale sulla sponda asiatica del Bosforo, dopo oltre 30’ avanti nel punteggio. Pesa tantissimo lo 0/8 al tiro pesante di Guduric.

Subire il sorpasso nel finale, con il pubblico dalla tua parte, non è il miglior modo di festeggiare il Natale per coach Itoudis; per quanto riguarda Kostas Antetokounmpo bisognerà aspettare ancora per rivederlo in campo, magari a formare coppia con Bjelica, ancora fermo per il problema al polpaccio.

Talvolta le storie cambiano: di solito il Barça scambiava con Valencia il fattore campo, passando alla Fonteta e facendosi sorprendere al Palau. Stavolta non è stato così.

I 28 punti e 7 assist di Laprovittola non bastano, nel finale è decisivo Chris Jones a cronometro fermo, le ambizioni di fuga si sciolgono lì, nonostante la tripla di Kalinic che vale il -1.

Certo, a Jasikevicius non piacerà aver perso 14 palloni che sono stati sanguinosi, nè l’aver patito l’atletismo di Rivero.

Capitolo più spinoso delle cinque capofila è quello del Monaco. Dottor Jekyll e Mr. Hyde rispondono entrambi al nome di Mike James.

È questo il maggior cruccio di Sasa Obradovic, riuscire a non dipendere dalle lune del suo giocatore di maggior talento, impresa nella quale hanno fallito in tanti ben più titolati. Ok i 24 punti a referto, ma le percentuali dal campo dicono 8/24, con 2/10 dal perimetro, il tutto è spazio tolto ad altri giocatori, infatti è oltre metà delle conclusioni totali del resto della squadra.

E quando la palla non entra, quando gli altri non sono in ritmo, ecco che i periodi di black-out difensivi trasformano un +12 in un -7 in un tempo ridottissimo e rianimano anche una squadra che non aveva ancora gioito tra le mura amiche grazie ad un 19-0 di parziale. Houston, abbiamo un problema.

 

BELGRADO RIDE

La settimana di Natale sarà felice da entrambe le sponde della confluenza tra il Danubio e la Sava.

Il periodo d’oro della Stella Rossa non ha risentito del passo falso con l’Olimpia; al Pireo è il secondo tempo degli uomini di Ivanovic a decantare la sfida, partendo dalle mani fatate di Luca Vildoza, autore di 22 punti ed 8 assist.

Il punto interessante della gara è che la Stella ha imparato ad essere anche una squadra capace di produrre punti, dopo essere stata tra i peggiori attacchi della competizione.

Il tutto senza poter schierare – almeno per il momento – un certo Facundo Campazzo.

Piccola postilla, Dusko merita il plauso di tutti anche perchè riesce ad isolare i suoi dalle strampalate e stravaganti dichiarazioni del suo presidente Nebojsa Covic, molto insistente anche sull’argomento Teodosic.

In casa Partizan ci si gode il blitz in casa del Fener, arrivato più di squadra che con la prestazione del singolo, ottenuto anche quando il tiro pesante (28.6%) non ha dato i dividendi previsti.

Alla fine il dato statistico regala appena 12 punti (Lessort e Punter) come punto realizzativo più alto.

Difesa, punto fondamentale dopo un momento di difficoltà che la squadra ha vissuto, con tanto di segregazione in sala video post derby.

Si rivede Leday, è ancora vivo, avvisate la famiglia.

 

ATENE PIANGE

Stato d’animo opposto nella capitale greca, perdono entrambe le rappresentanti elleniche di Eurolega.

Era prevedibile la sconfitta del Panathinaikos in casa dei campioni in carica: mai in partita i biancoverdi, schiacciati nel risultato, 88-69, ma soprattutto nella valutazione che dice 121-57, manifesto della peggior partita disputata dagli uomini di Radonjic nelle ultime settimane.

Bacon (20) predica nel deserto e sbaglia anche qualche tiro di troppo, ma l’errore di fondo è il venir meno del contesto squadra. Non è alibi l’assenza di Gudaitis, anche se la rotazione più ampia dei lunghi di Ataman è un fattore quantomeno nelle dimensioni della sconfitta.

Aggancio fallito dall’Olympiacos che trova Sloukas (14+9 assist) ma continua a palesare quello che, paradossalmente, è il suo problema: avere la miglior ala forte, al momento, della competizione (anche se Mirotic sta tornando sui suoi livelli…).

Bartzokas non ha ancora trovato una soluzione alla Vezenkov-dipendenza dei suoi ed il blitz della Stella Rossa al Pireo è emblematico.

Il bulgaro piazza la sua solita doppia cifra, 13 punti, ma non è il giocatore dominante visto nella prima parte di stagione e l’Olympiacos lo nota fin troppo, mostrando carenza di trascinatori alternativi altrettanto credibili.

Non è un caso che il ritmo dei biancorossi sia calato così tanto.

 

ITALIA IN CHIAROSCURO

Storia a parte, con la rivincita del Baskonia, la Virtus torna dal Buesa Arena senza aver mai dato la sensazione di poter impensierire gli avversari di turno.

Mannion (11) e Belinelli (15) vanno in doppia cifra, tuttavia il più giovane dei due ex Golden State si mostra più efficace del veterano che fattura, vero, ma sempre con una gran mole di conclusioni.

L’assenza di Jordan Mickey si sente, Shengelia produce punti ma con 4/12 dall’area, Jaiteh va bene a rimbalzo ma fa malissimo quando si tratta di realizzare, solo 3/11 per lui.

Senza Ojeleye, poi, manca fisicità e difesa sulla palla nel ruolo di 3, la stessa che Scariolo non trova da chi dovrebbe sostituire Cordinier.

 

La buona notizia è la fine della maledizione del Forum: c’è voluto un megaparziale – non solo per i numeri, anche per i tempi stretti – di 19-0 per ribaltare le sorti di una gara ormai segnata e riconnettere, dopo tanto tempo, il pubblico al parquet.

I malpensanti avranno attribuito il successo anche all’assenza di Ettore Messina: probabilmente il beneficio sta nella maniera di gestire alcune situazioni spinose durante la gara, cosa che il presidente-allenatore fa spesso a brutto muso.

Il successo sul Monaco assume i tratti dell’impresa con Luwawu Cabarrot a scartamento ridotto, dopo giorni a letto con l’influenza, ma certifica la qualità di una squadra in cui Baron (23) fa quello che lo scorso anno ci si aspettava da Troy Daniels.

Punto di svolta della gara è l’espulsione di Hines, da lì anche i gregari si assumono responsabilità, in attesa di capire quando e se tornerà Shields in questa stagione.

 

BOCCALE VUOTO, MEIN FREUND

Non va per niente bene alle due teutoniche della competizione.

Trinchieri ed il suo Bayern devono leccarsi le ferite dopo il passaggio dell’uragano Keenan Evans, nonostante il convincente rientro di Rubit (17 e 9rb).

A pesare è la pessima mira dal campo, appena il 34.3% da 2 recita il tabellino, troppo poco per pensare di portarsi a casa la posta in palia nel prossimo teatro delle Final 4.

Dopo 15 giornate è anche tempo di fare un bilancio: il cammino ha ripreso un ritmo costante nelle ultime 10 gare, ma la sensazione è che questo gruppo, con tanto di Bonga, non possa fare più di tanto, mostrando una delle facce più fragili della squadra negli ultimi anni.

 

In casa Alba Berlino è profondo rosso.

Procida non vede il campo, nemmeno la distinta, ma la cosa che preoccupa di più i tifosi berlinesi è che sembra essere sparita quella squadra frizzante e spettacolare che aveva incantato al pronti via.

La serie negativa tocca le 12 sconfitte, fa festa il Maccabi che trova il secondo successo esterno stagionale.

Bilancio sempre più deficitario per Israel González.

 

SUL FILO

Tre squadre a pari punti, due posti per il passaggio ai playoff.

L’Anadolu Efes si prende la vittoria e la grande prestazione di Bryant Dunston, fondamentale su entrambi i lati del campo.

Nel frattempo scoppia il caso Polonara: l’azzurro non ha visto il parquet, Ataman ha parlato con la sua naturale schiettezza sul mercato, dando ad intendere che il giocatore è scontento e che si cercherà una soluzione, che sia Virtus o altro (Maccabi?) lo scopriremo solo vivendo (cit.).

Vittoria numero 2 in trasferta per il Maccabi con 21 punti di Jarrell Martin; Brown non vede granchè il canestro, tuttavia ci pensano gli altri a pescare il jolly dal perimetro ed a fatturare un 40.7%, permettendo al pupillo di Sergio Scariolo di limitarsi a dirigere la squadra, cosa che gli viene comunque molto bene, dicono.

Delle tre festeggia di più lo Zalgiris che pesca il secondo successo consecutivo per rilanciarsi e restare agganciato al treno playoff. Evans (32 punti, 39 di valutazione) si prende i galloni di leader e guida una squadra che balbetta in area ma è ottima sul perimetro. Ulanovas (18) fa bene da spalla.

 

VALENCIA SI PRENDE IL DERBY

Nel segno di Jasiel Rivero, Valencia ribalta pronostici e sortilegi. Vero che i liberi decisivi che riportano alla Fonteta una vittoria in un derby iberico li segna con freddezza invidiabile il solito Chris Jones, ma è il cubano a pedalare per portare la squadra a giocarsi questo finale. Con lui collabora il solito Dubljevic.

Alla foce del fiume Turia, poi, si sprecano i sorrisetti malevoli pensando alla tripla di Kalinic che non è bastata a rimettere tutto in discussione: il naso pare se lo siano soffiato con le banconote del buyout che il Barça ha dovuto pagare per il serbo…

 

ASVEL A PASSO DI GAMBERO

Prestazione da sparring partner per i transalpini sul parquet del Real Madrid. De Colo è in ombra, Noua (17) è l’unico a provarci, pur contro un Real che concede più del solito (60%) all’interno della propria area.

Tirano, gli uomini di TJ Parker, ma non attaccano mai con convinzione il ferro, i soli 8 liberi tirati offrono un quadro abbastanza chiaro.

 

L’MVP DI BM: Keenan Evans (Zalgiris Kaunas)

32 punti, 6 falli subiti, 4 rimbalzi, 4 assist, 11/15 dal campo, 39 di valutazione. La crescita del prodotto di Texas Tech è sotto gli occhi di tutti, è lui il direttore d’orchestra a cui Maksvytis affida le chiavi di una squadra che ha recuperato fiducia dopo una prima metà di dicembre deludente.

 

IL QUINTETTO DI BM

Playmaker: Keenan Evans (Zalgiris Kaunas)
Guardia: Billy Baron (Olimpia Milano), 23 punti e 6/10 da 3 vs Monaco
Ala Piccola: Vanja Marinkovic (Baskonia), 22 punti vs Virtus
Ala Grande: Jasiel Rivero (Valencia), 16 punti vs Barcellona
Centro: Vincent Poirier (Real Madrid), 19 punti e 6 rimbalzi vs ASVEL

LA TOP 5 DI BM

Keenan Evans (Zalgiris Kaunas)
Luca Vildoza (Stella Rossa), 22 punti e 8 assist vs Olympiacos.
Billy Baron (Olimpia Milano)
Vanja Marinkovic (Baskonia)
Jasiel Rivero (Valencia)

 

 

Elio De Falco