di Maurizio Roveri
E adesso l’Euroleague, se vuole salvaguardare la credibilità che ha saputo conquistarsi nel tempo portando a livelli tecnicamente molto alti la pallacanestro che propone e la competizione che gestisce, deve necessariamente afferrare in maniera professionale il controllo sugli arbitri. E migliorarne la selezione e la preparazione.
Nel settore dei direttori di gara la qualità mi sembra si stia abbassando. E allora, occorrerà fare valutazioni più attente e rigorose. Nel senso che… chi non è all’altezza per arbitrare nella seconda Organizzazione mondiale per Club, o trasmette incertezze in momenti delicatissimi d’una gara, non può far parte di Euroleague. E’ quello che mi sento di dire dopo aver visto, nel palpitante finale andato in scena ieri sera alla “Virtus Segafredo Arena” di Bologna, una sfida sul filo dell’equilibrio venire “condizionata” da decisioni arbitrali decisamente discutibili.
Decisioni che hanno finito per penalizzare l’orgoglioso recupero e la grande resistenza d’una Virtus Segafredo meravigliosa, capace – pur con i suoi limiti – di tener testa ad una “big” come l’Olympiacos Pireo che è fra le candidate alla vittoria finale in questa Euroleague. La Virtus Segafredo ha ricucito ogni strappo: un -9 nel primo quarto, un -11 e -12 nel terzo periodo, poi un -10 a 8’52” dalla fine. Non ha mollato mai. Dopo ogni momento di difficoltà, la banda di coach Scariolo ha avuto pensieri positivi ed energiche reazioni. Riuscendo, stavolta, a giocare alla pari con un Club forte, potente, esperto come l’Olympiakos, contro il quale la V nera bolognese aveva conosciuto la più pesante e umiliante sconfitta della sua storia, il -46 (117-71) del 9 dicembre al “Peace and Friendship Stadium”. Ieri sera no. Ieri sera la Virtus Segafredo si è superata. Combattendo fino all’ultima goccia di sudore. Una Virtus coraggiosa, con il fuoco nel cuore, che ha fatto tremare la “corazzata” del Pireo.
Tanto sforzo, tanta fatica, tanto sacrificio, tanta dignità. Da vera squadra di Euroleague. Superando il gap di di 17 tiri liberi in meno (30 ne ha avuti a disposizione l’Olympiakos e 13 la Segafredo). Un enorme Milos Teodosic ha sorretto e trascinato il mondo virtussino, trovando al suo fianco Ojeleye e Pajola, Shengelia e Bako come preziosi alleati lungo il cammino duro e, al tempo stesso eccitante, di quest’avventura. Però…
Però, nell’arrivo in volata la V nera di Milos di sicuro non ha trovato per alleati Matej Boltauzer, Carlos Peruga e Milos Koljensic. Il loro arbitraggio, sulle ultimissime curve d’una battaglia estenuante, mi è parso andare solo in una direzione.
Quanto è accaduto negli ultimi 49” va considerato come un segnale inquietante per Euroleague. Indica che anche nella principale competizione europea per Club potrebbe esservi un problema di qualità a livello arbitrale. Un problema che una Organizzazione importante e prestigiosa come Euroleague non potrebbe permettersi.
La Union of Euroleague Basketball Officials (la UEBO), il settore che sceglie e ge3stisce gli arbitri, dovrà vedere e rivedere, e valutare, il comportamento del trio di referees del match di Bologna. In particolare, le decisioni dello sloveno Matej Boultauzer.
Lo dico subito: sul 77-80 a 49”9 dal termine, quel fallo fischiato a Semi Ojeleye non sta in cielo né in terra. Nel contrasto con Papanikolaou per la conquista d’una palla vagante, Ojeleye è salito – potente ed elegante – in verticale. E in maniera corretta ha anticipato il forte giocatore greco. Un contrasto pulito. Non ci sarebbe dovuto essere alcun fischio. Poiché non c’era alcun fallo. Inizialmente pareva che il “fischio” fosse contro Papanikolaou. Poi si è capito che, invece, il fallo era stato attribuito al n.37 della Virtus Segafredo. Sconcertante. Da non credere. Milos Teodosic, a quel punto, a gioco fermo, in mezzo al campo, ha allargato le braccia. Incredulo. Cercando forse lo sguardo di un arbitro per fargli capire- appunto – la sua incredulità. Non ho visto Milos protestare in maniera vibrante, né avvicinarsi agli arbitri. Eppure, qualcuno gli ha fischiato “fallo tecnico”.
Era furibondo coach Scariolo. L’arbitro-capo lo ascoltava con l’espressione di chi pensa… brontola, brontola pure, tanto la decisione l’ho già presa.
Andiamo avanti, arrivando ad un altro episodio che dimostra la confusione di un trio di referees andati evidentemente in bambola. A 18”4 in un grappolo sottocanestro si lotta intensamente per catturare una palla vagante nei pressi dell’area dell’Olympiacos. L’ultimo tocco è di Vezenkov, la palla esce dal campo. Sarebbe rimessa per la Virtus. Gli arbitri assegnano palla al team greco. La rabbia di Teodosic è grande e in una situazione di gioco fermo si sfoga dando un calcio ad un pallone. Ripeto a gioco fermo, mentre gli arbitri – su indicazione di Shengelia – rato andati a visionare l’instant replay. Accorgendosi che… è vero, toh è proprio il tocco di Vezenkov che ha mandato fuori la palla. Allora cambiano decisione. Palla alla Virtus. Frattanto, però, era stato assegnato a Milos Teodosic un secondo fallo tecnico. Milos in realtà aveva visto giusto, ma dal fallo tecnico non si può tornare indietro e viene espulso.
La Virtus ha continuato a combattere, però sull’ultimissimo assalto prima Lundberg in penetrazione e poi Mickey con un tiro corto dalla media distanza falliscono il canestro che sarebbe stato l’aggancio..
L’impressione, già di vecchia data, è che nelle competizioni internazionali il basket italiano conti pochino pochino. Rispetto a nazioni come Turchia, Spagna, Grecia.
E ciò fa la differenza.
E allora, suggerirei all’Olimpia Armani Milano e alla Virtus Segafredo Bologna di smetterla di farsi la guerra e di provocarsi. Sarebbe più utile allearsi. E organizzarsi. Per far sentire meglio la loro voce (eh sì, anche Milano ha avuto dei torti) e per poter fare sì che il basket italiano possa arrivare ad avere un maggiore peso politico.