di Maurizio Roveri

Zucchero e catrame. Suggestiva e crudele. Questa è l’Euroleague. Ti porta in paradiso, ma può anche spingerti all’inferno. E’ una competizione terribile. Che non perdona se sbagli. Non perdona chi si smarrisce nella boscaglia gonfia di insidie e non trova più la strada per riveder la luce.
L’Eurolega sa essere spietata se una squadra produce 50 punti in un tempo offrendo spettacolo, ma poi rimane con la testa negli spogliatoi perdendo attenzione e controllo… fino all’inevitabile sconfitta.
La Virtus Segafredo ieri sera, nel Madison bolognese di Piazza Azzarita, ha buttato via una partita che ad un certo punto del secondo quarto comandava di 19 lunghezze. E, seppur con qualche prima stonatura, erano ancora 14 i punti di vantaggio in apertura del terzo periodo.
E poi?
Poi… se non hai più l’umiltà di continuare a difendere con aggressività recuperando palloni, ti trovi nella situazione di non riuscire a distenderti in transizione. E quando la Virtus non corre, ed è costretta ad attaccare una difesa già schierata, ogni attacco diventa affannoso. Figlio della fatica e dell’insicurezza. Di fronte ad un Asvel Villeurbanne che ha creduto orgogliosamente nel sogno della rimonta e che saputo alzare il livello d’intensità difensiva, la V nera bolognese ha mosso poco la palla e in maniera spesso prevedibile.
Non più in ritmo, non più in controllo, la Virtus ha cominciato a pasticciare. E dai pasticci di un attacco diventato statico, sono nati tiri costruiti male e palle perse.
Erano state soltanto 5 le palle perse dai bianconeri virtussini nei primi venti minuti. Un record per la Segafredo, bella immagine di pulizia. Nel secondo tempo… sono state 12: una manna dal cielo per Nando De Colo (prestazione sublime, enorme per tecnica ed intelligenza), David Lighty, Jonah Mathews, Amine Noua. Opportunisti e smaliziati. Pronti a capire le difficoltà di equilibri e di interpretazione tattica da parte d’una Virtus senza idee chiare nel secondo tempo.

Pensieri rapidi e mani rapaci: così l’Asvel di coach T.J. Parker ha accentuato i problemi, gli affanni del team bianconero. Ribaltando la partita.
Lo dico chiaramente. Non mi è piaciuta la gestione di coach Scariolo. “Don Sergio” era stato luminoso e illuminante nel capolavoro virtussino di Madrid. Stavolta no.
Non capisco i soli quindici minuti concessi a Ismael Bako. Il centro belga stava dimostrando d’essere il tipo di giocatore con quelle caratteristiche (atletismo, verticalità, tempismo) adatte a far soffrire l’Asvel. Lo indicano chiaramente i 12 punti, i 6 rimbalzi, soprattutto il 20 di PIR (Performance Index Rating) e il +9 di plus/minus. Il tutto in una partita che per il pivot ventisettenne nato nelle Fiandre è stata complessivamente soltanto di un quarto d’ora. Credo che Bako andasse “cavalcato” di più.
Nel corso del secondo tempo, quando i virtussini hanno faticato a sintonizzarsi sulla stessa frequenza d’onda e progressivamente è andata smarrita l’identità di squadra, vi sono state poche azioni d’assieme davvero degne. La migliore, per rapidità e precisione, è stata una combinazione che – poco oltre la metà dell’ultimo quarto – ha avuto  per interpreti Paiola, Weems e Bako. Splendida triangolazione che ha rubato il tempo alla difesa dell’Asvel. Riportando la Segafredo avanti: 74-72. Un attimo dopo, Bako è stato richiamato in panchina…
Successivamente, a 2’49” dal termine, con l’Asvel avanti 75-74, coach Scariolo ha scelto un quintetto con tre esterni (Hackett, Lundberg, Teodosic), Ojeleye da “quattro” e Mickey pivot. Poi, a 1’13” Shengelia per Mickey.
Quintetto “piccolo”. Cercando evidentemente il dinamismo e l’intensità che potessero mettere pressione sull’Asvel. La risposta del campo è stata negativa. Il gruppo francese, una volta afferrata l’inerzia, non l’ha più mollata.

Sorprende anche la decisione di tenere in panchina per trentacinque minuti e cinquantadue secondi Isaia Cordinier. Per un agonista come lui, che è stato uno degli “eroi” dell’impresa di Madrid, una serata da appena 4’08” sul parquet. E la sensazione è che alla Virtus Segafredo sia mancata l’energia che Cordinier sarebbe presumibilmente riuscito a trasmettere. Avesse potuto avere un maggiore minutaggio.
Proprio Isaia, con un esplosivo assalto e uno spettacolare canestro, aveva firmato il vantaggio massimo: i 19 punti, sul 42-23. Verso metà del secondo quarto. Quando la Virtus era in ritmo e in totale controllo.

Nel terzo quarto il quintetto composto da Hackett-Lundberg-Ojeleye-Mickey-Jaiteh, stava reggendo abbastanza bene all’urto con un Asvel Villeurbanne cresciuto decisamente d’intensità. Il problema è che questo quintetto è stato tenuto per troppo tempo in campo. Costretto a spremersi, fino a spomparsi e… subire un parziale di 20-9. Tutto questo prima che arrivassero finalmente i soccorsi, cioè i primi cambi, a 1’47” dalla fine del quarto, per gli affaticatissimi Hackett, Lundberg, Mickey e Jaiteh. 

La flessione evidentissima della Virtus Segafredo nel secondo tempo, sul piano dell’attenzione dell’energia e dell’aggressività, è fotografata in maniera impietosa dalla voce statistica riguardante le palle recuperate: nessuna! Erano 6 al termine dei primi venti minuti. Sono rimaste 6.

Ultima osservazione. C’è un problema-Mickey. E’ chiaramente caduto in una crisi d’identità. Nelle ultime tre partite di Euroleague ha totalizzato 14 punti (media 4.6). E appena 6 rimbalzi. Ieri sera neanche uno.
Occorre recuperarlo. Coinvolgendolo di più. Facendogli ritrovare i suoi spazi, la sua dimensione.