Milano esce dalla Coppa Italia con le ossa rotte, dopo un ko in finale doloroso contro la Gevi Napoli. Un’Olimpia che così vede sfumare anche il secondo trofeo stagionale a disposizione, dopo che già a settembre aveva perso la Supercoppa nell’atto conclusivo contro la Virtus Bologna. Una stagione dunque non partita come le migliori delle premesse, con la squadra di Ettore Messina che dispone del budget più alto del campionato, ma che fino a questo momento non sta raggiungendo i risultati sperati. Un’annata che era partita con un auspicio di Final Four (o come minimo playoff) di Eurolega, dato il talento a disposizione di una squadra che ha giocatori esperti come Nikola Mirotic, Nicolò Melli e Shavon Shields. Neanche il ritorno di Shabazz Napier, il cui arrivo nella scorsa stagione aveva completamente rivitalizzato la squadra, è servito ad invertire la rotta. Le scarpette rosse infatti si trovano ben due vittorie dalla zona play-in in ambito europeo ed anche in Italia la situazione non sembra essere delle migliori. Dopo aver acciuffato l’accesso alle Final Eight solo all’ultimo turno disponibile, la squadra di Ettore Messina ha saputo risalire la china, trovandosi ora al terzo posto ma ben lontana dai suoi propositi di inizio stagione. Una squadra, che come affermato da coach Ettore Messina ogni volta che sembra dar segni di risveglio, compie puntualmente un passo indietro e questo sta finendo per inficiare inevitabilmente sulla stagione. A sorprendere in queste Final Eight è stato anche lo scarso utilizzo degli italiani, appena 13 minuti in tutta la competizione per Giampaolo Ricci, sono invece 21 quelli di Giordano Bortolani (di cui 15 nei quarti di finale contro Trento). Soprattutto di quest’ultimo stupisce la gestione, dopo aver dimostrato di essere un’arma chiave in uscita dalla panchina sia in Eurolega che in campionato, una volta tornata la squadra al completo, sta piano piano uscendo dalle rotazioni di Ettore Messina. In finale di Coppa Italia è stata utilizzato ma con il contagocce, lanciato a fine terzo quarto in situazione di difficoltà e levato dalla partita dopo i tre errori in pochi minuti in campo. Un altro ad essere stato utilizzato a momenti alterni è stato Stefano Tonut, ad inizio stagione (complici le assenze) era una presenza fissa in Eurolega, poi addirittura fuori dalle rotazioni ed in questa Final Eight dopo aver convinto nelle prime due gare (15 minuti in campo), è stato sul parquet appena 8 minuti in finale. Un’arma tattica che poteva essere utilizzata più a lungo, soprattutto date le sue doti difensive e per limitare un realizzatore come Tyler Ennis. Al momento gli unici italiani ad avere il posto certo nelle rotazioni sembrano essere Nicolò Melli, ormai punto fermo di questa Olimpia ed anche in questa Final Eight si è confermato il baluardo di questa squadra e Diego Flaccadori, che dopo le prime due ottime partite, ha faticato ad incidere nella finale, crollando insieme a tutta l’Olimpia. Il dato che fa riflettere e che se mentre Flaccadori e Melli hanno avuto rispettivamente 16 e 21 minuti in campo, dalla panchina i giocatori del nostro paese hanno passato sul parquet appena 13 minuti tra Bortolani (3 minuti), Ricci (2 minuti), Tonut (8 minuti) e Caruso (N.E.). Dunque una stagione non partita come dovrebbe e che ora coach Messina dovrà cercare di sistemare, trovando quanto meno un’isperata partecipazione ai play-in di Eurolega, per poi gettarsi a capofitto sull’altro obiettivo principale della squadra ovvero lo scudetto, dove presumibilmente ci sarà un’altra lunga battaglia contro la Virtus Bologna.

 

Valerio Laurenti