Sixers, Suns e Curry: è tempo di scoprire i protagonisti della seconda settimana NBA.

Una settimana condizionata da numerosi infortuni, come ad esempio quelli di Ja Morant, TJ Warren, Danilo Gallinari, Derrick White e Spencer Dinwiddie, e da una intensificazione dei protocolli sanitari di sicurezza,  che hanno preventivamente allontanato vari giocatori dai parquet della National Basketball Association. Ultimo dei quali Kevin Durant, stella degli sfortunati Brooklyn Nets, che dovrà rimanere fermo per almeno una settimana.

A parte tali inconvenienti, la seconda settimana del basket a stelle e strisce è stata senza dubbio emozionante e ricca di colpi di scena. Un paio di franchigie hanno stupito, o continuato a stupire,  altre che hanno confermato il momento di difficoltà espresso durante la prima settimana. Mentre un giocatore si è elevato di una spanna rispetto a tutti gli altri ed è tornato a far parlare di sé. 

Le rivelazioni: Philadelphia 76ers e Phoenix Suns

I Philadelphia 76ers sono primi in classifica in una Eastern Conference sicuramente più competitiva degli altri anni potendo vantare un record di 6-1 (il migliore di tutta la NBA). Record a parte, però, nel corso della seconda settimana i Sixers sono apparsi in gran forma, vincendo le ultime quattro partite e dando sfoggio di un gioco di squadra molto solido (soprattutto nella metà campo difensiva). Dal punto di vista offensivo, invece, il duo Embiid-Simmons è stato supportato egregiamente da Tobias Harris (nominato giocatore della settimana a Est), Danny Green, Seth Curry e da una panchina giovane ed energica (Howard, Maxey, Thybulle), anche se a volte l’attacco dei 76ers è sembrato un po’ disarticolato. Un punto su cui coach Doc Rivers dovrà sicuramente lavorare, visto che la sua squadra adesso dovrà affrontare cinque partite per niente facili (Nets, Nuggets, Hawks e due in back-to-back con gli Heat).

La rivelazione Sixers

A Ovest, i Phoenix Suns stanno continuando a stupire. Pur avendo perso l’ultima partita contro i Clippers, infatti, la squadra di Monty Williams attualmente si ritrova al secondo posto della Western Conference (davanti ai Clippers e dietro ai soliti Lakers) con un ottimo record (5-2). I Suns, inoltre, nelle ultime partite hanno dimostrato di essere una squadra seria e competitiva, capace di giocarsela con franchigie forti (Mavericks, Jazz, Pelicans, Nuggets e Clippers) e di vincere in partite combattute (come la penultima contro i Denver Nuggets). Il leader della squadra è sicuramente Chris Paul, arrivato a Phoenix a novembre, che sta avendo il merito di coinvolgere e di esaltare due giovani talentuosi come Devin Booker e DeAndre Ayton. Da sottolineare, però, anche il contributo dei due “Cam” (Cameron Johnson e Cameron Payne), che in uscita dalla panchina hanno indubbiamente contribuito alle cinque vittorie dei Suns.

Phoenix vola con Booker, Paul e Ayton

Le delusioni: Toronto Raptors e Memphis Grizzlies

I Raptors avrebbero potuto tranquillamente avere un record di 6-0. E invece, dopo l’ultima sconfitta con i Celtics, si ritrovano con un deludente 1-5. Semplice sfortuna? No. La squadra di coach Nick Nurse, infatti, nelle ultime stagioni ha messo in mostra un gioco solido e collettivo, e soprattutto una difesa attenta e organizzata. Valori che in queste prime due settimane sono spesso venuti a mancare. Nonostante le partenze di Ibaka e Gasol, che hanno sicuramente influito sullo start dei canadesi, però, bisogna anche ricordare che il nucleo portante dei Raptors (VanVleet, Siakam, Lowry e Anunoby) è rimasto, così come alcuni importanti giocatori  della panchina (Powell, Boucher, Davis). Probabilmente Aaron Baynes, nuovo centro della squadra, si deve ancora ambientare, e le prestazioni di Siakam stanno apparendo un po’ sottotono rispetto alle scorse stagioni.

Toronto delusione

I Memphis Grizzlies sono probabilmente la squadra più sfortunata di tutta la NBA. Roster giovane e fresco che prima dell’inizio del campionato aveva giocato bene sia nella bolla di Orlando, riuscendo a rendere difficile la vita a una squadra come i Portland Trail Blazers, sia durante le gare di preseason, e che sembrava sicura di qualificarsi perlomeno per i prossimi play-in. Contemporaneamente, però, i ragazzi di coach Jenkins hanno iniziato ad essere presi di mira dalla sfortuna, soprattutto dal punto di vista degli infortuni.

La squadra, infatti, non solo ha dovuto iniziare la nuova stagione senza Jaren Jackson Jr. (che dovrà operarsi al menisco del ginocchio sinistro) e Justise Winslow (infortunato all’anca sinistra), ma di recente ha temporaneamente perso anche la propria stella: Ja Morant. Il Rookie Of The Year della passata stagione si è difatti infortunato alla caviglia sinistra durante la partita con i Brooklyn Nets, e dovrà rimanere fermo dalle tre alle cinque settimane. Sicuramente un duro colpo per i Grizzlies, che dopo aver perso il proprio unico punto di riferimento (Morant stava viaggiando a 26.3 punti e 6.3 assist di media) dovranno risalire la difficile classifica della Western Conference  (in cui attualmente sono ultimi, con un record di 2-5) con giocatori giovani, inesperti e non proprio di primo piano. 

Memphis delusione

 

Focus: L’incredibile settimana da record di Steph Curry

Il protagonista indiscusso della seconda settimana NBA non può che essere lui: Steph Curry. La stella dei Golden State Warriors, infatti, è stato di recente nominato miglior giocatore della Western Conference della settimana.  Negli ultimi sette giorni ha mantenuto una media di 39.7 punti, 6 rimbalzi e 5 assist a partita. Numeri indubbiamente impressionanti, che tuttavia non rendono giustizia alla straordinaria settimana di Curry, che contro i Portland Trail Bazers è stato autore di una leggendaria partita da 62 punti. Record personale di carriera e, momentaneamente, record anche della stagione 2020-21. Una prestazione che, statistiche e record a parte, è stata l’emblema della fortissima voglia di rivalsa del giocatore.

Dopo l’inizio di stagione sofferto dei Warriors, inaugurato dalle disfatte con i Nets e i Bucks, infatti, molti avevano iniziato a scagliarsi su Curry, mettendo in discussione il suo talento e insinuando che negli anni passati avesse avuto successo solo perché affiancato da altri fuoriclasse. Insomma molta gente, Damian Lillard compreso, aveva cominciato a etichettarlo come un semplice role player, niente di più che un ottimo giocatore di sistema. In passato aveva una squadra forte, quest’anno con una squadra più giovane è in difficoltà. Ma tale rumour, ovviamente, non corrisponde affatto alla realtà, e Curry lo ha dimostrato come meglio sa fare: sul campo. 62 punti, record e soprattutto vendetta nei confronti dei Blazers, che pochi giorni prima avevano dato 25 punti di scarto ai Warriors.

E poi chi dice che Curry non sia affiancato da buoni compagni pure quest’anno? Draymond Green è rientrato da poco, e comunque ha contribuito nelle ultime vittorie contro Blazers e Kings, Wiseman è un centro giovanissimo e estremamente promettente al primo anno di NBA, Wiggins e Oubre sono due giocatori giovani da ridimensionare, ma indubbiamente di talento. Ovviamente l’assenza di Klay Thompson, che salterà l’intera stagione, si fa sentire e non poco, ma non si può certamente affermare che i Warriors siano scomparsi dai radar NBA. Sono solo una squadra in ricostruzione che probabilmente tenterà di piazzarsi tra la settima e la decima posizione della Western Conference (ovvero per giocare i play-in).

Certamente per arrivarci serviranno altre mostruose prestazioni del numero 30, ma la squadra californiana sa di poter ancora contare sul proprio uomo-franchigia. Un campione disposto a far ricredere chiunque metta in dubbio il suo talento, e a fare qualunque cosa pur di aiutare la propria squadra a ritornare ai massimi livelli. Un giocatore che, dopo questa strabiliante settimana, ha voluto mettere in chiaro che, a 32 anni (è stato infatti il secondo più vecchio di sempre, dopo Kobe, a segnare 60 punti), fa ancora parte dell’olimpo del basket mondiale.

Curry record

Pierpaolo Polimeno