Marco Colamai, storico coach fiorentino che nel 1992-1993 ha allenato la Fortitudo Bologna, è stato intervistato da Enrico Schiavina de Il Corriere di Bologna:

“La Fortitudo ci ha fatto molto soffrire, ma tutto è bene quel che finisce bene. Un sei meno alla stagione mi sento di darlo, per come si era messa, e per gli infortuni che ha avuto. E Dalmonte ne esce come un gigante. Per dirne una, all’andata con Cantù, gara chiave, aveva cinque uomini rotti e la vinse con Sabatini e Palumbo. Poi non sempre sono stato d’accordo con le sue scelte, ad esempio pensavo che tenere Hunt e non Happ fosse un errore, ma sbagliavo.
Le colpe? Di tutti. Certo la squadra è stata fatta come album di figurine, ma va dato atto degli sforzi per rimediare. Anche di Sacchetti, nel totale disastro difensivo, una cosa l’ha fatta: Fantinelli all’inizio giocava da dio, e segnava pure da tre. Poi si è rotto e non è più stato lui. E si è rotto due volte Saunders, la cosa peggiore che potesse capitare, perché era l’unica garanzia di equilibrio. Aggiungo che anche più di Aradori mi ha fatto disperare Banks, carattere difficile: anche quando fisicamente stava bene, troppi alti e bassi.
Da dove ripartire? Da Fantinelli-Baldasso, e certamente da Dalmonte. Anche perché il pubblico è scottato, non si fida più dei nomi, preferisce gente fortemente identificata.”