Intervistato sul settimanale “Il Venerdì” da Walter Fuochi, l’ex playmaker della Virtus Segafredo Bologna e nuova firma del Baskonia Nico Mannion ha fatto un bilancio del suo biennio in Italia: “Due anni molto difficili. Il primo praticamente perso, con tutto quel che ho passato, dovendo in più entrare in un basket diverso da quello conosciuto in America. Nel secondo sono migliorato tanto, ho avuto opportunità e credo di aver giocato bene. Poi tengo molto al resto maturato fuori campo. Amicizie che mi porterò dentro tutta la vita, compagni perfetti come Kyle (Weems, ndr) e Toko (Shengelia), due veterani con cui ho parlato ogni giorno. Resteranno per sempre”.

A Bologna Mannion ha imparato il modo di fare italiano: “Mi è piaciuto moltissimo vivere lì. Io ero un ragazzo americano, vissuto un po’ in Utah, poi dai 12 anni a Phoenix in Arizona, dietro mio padre che allenava. Però mamma Gaia è italiana, e anche là certe cose le facevamo come qui: mangiare insieme la sera, tardi come da voi, tutta la famiglia a tavola. È però diverso stare in Italia a tempo pieno. A Bologna sono stato benissimo. Prima mi sentivo tutto americano, ora sono un ragazzo molto vicino al 50 e 50 tra USA e Italia”.

Nico spera ora in una convocazione da parte del ct Pozzecco: “La Nazionale italiana la vivo per prima cosa come una famiglia. Mi ha dato tanto far parte di questo gruppo, ragazzi che sono anche amici, un allenatore come Pozzecco che, da grande play com’è stato, rende facile parlare di basket. Ho sentito l’orgoglio di giocare in questa squadra. E ho colto anche l’opportunità di essere me stesso, quando nel club non giocavo tanto”.

Quali pensieri per non aver giocato la finale scudetto? Non felici, chiaro. Per 23 volte in campionato ero entrato da starter, nel primo quintetto. Facendo spesso bene, secondo me. Ai playoff, zero. Non lo capisco, ma se è quello che vuole la squadra o il coach, l’accetto.