Thomas Valentino, sponsor di Varese, è intervenuto alla trasmissione “Ultima Contesa” di “varesesiamonoi.it” ed ha toccato diversi temi dalla sfida con la Virtus Bologna all’impatto sottotono di James Young, fino ad arrivare all’entrata in società mai arrivata degli australiani:

 

Sulla sfida con Bologna: “Con la Virtus è stata una gara giocata, contro Venezia è stata una sfida più traumatica. Ieri sono stato impressionato dalle dimensioni di Dunston e Zizic, che paragonato ad Ulaneo è “un armadio a tre ante” e stessa cosa per Venezia, la differenza sta lì. L’unica cosa che avrei interpretato diversamente nella partita è la velocità di esecuzione. Varese ci ha sempre stupito e conosciuto il suo gioco con difesa e contropiede, ieri abbiamo concesso troppo la difesa schierata e fare questa cosa con la Virtus non è la cosa più logica da fare. Ieri era palese vedere un turnover di giocatori che non possiamo tornare nel paragone. Farei un applauso ad i giocatori che hanno dato tutto”.

Su James Young: “Un giocatore che non comprendo, penso che ci debba essere un buon senso che deve partire dal giocatore. Anche ieri trovarsi in campo con un’esperienza come la sua sembrava un under che viene buttato nella mischia ma senza capo di coda. Quando ti trovi in una partita da sold out con una Virtus Bologna e ti trovi a giocare con il primo giorno al minibasket. O ti trovi in una situazione che va oltre la parte tecnica o c’è qualcosa che per noi è ben delineato. Fisicamente non è in grado per reggere qualsiasi campionato in questo momento, un giocatore fuori forma. Ci aveva dato buone sensazioni con una buona prestazione a Pesaro ma poi è finita lì. Fece solamente questa sfida lì. Young poteva darci una mano con un finto, poi ne paghi le conseguenze dall’altra parte che su due transizioni ne fa mezza, non si capisce come non si sia riuscito a mettere in condizioni negli ultimi due mesi”.

Sugli anni di Attilio Caja: “A prescindere tra quello che c’è stato tra me ed il coach, penso che per quello che sta facendo a Bologna che sia un grandissimo allenatore, che è capace di sfruttare le risorse che ha al 100%, è logico che ai tempi la Bologna non era la Bologna di adesso, Milano si, la serie A a livello di risorse economiche era più livellata”.

Sull’ingresso degli australiani mai avvenuto: “Creare una stagione come quella di quest’anno dove sei stato ammutinato da un’idea di acquisizione finita in un nulla di fatto, che fondamentale ha preso in giro un’intera città e mi ha fatto stare molto male ed ha portato a sciogliere un CDA che stava lavorando nella stessa direzione. L’ex CDA non si è mai perso d’animo e pur senza targhetta ed ha continuato a lavorare per Varese, attaccato a questo maglia ed a questo palazzetto. Preparare una stagione dove tu hai a budget un’idea e quest’idea non viene rispettata verso questo gruppo di finanziatori. Io farei qualche domanda a chi queste persone le ha presentata, dovrebbero fermarsi e chiedere scusa nei confronti di chiunque. Abbiamo fatto sei mesi di closing, idee e budget e poi abbiamo dovuto fare una squadra senza nulla di questo budget ed anzi in corsa dover trovare il famoso “piano B”, a volte mi viene da dire che questo piano B non sia mai esistito ed è sempre stato il piano A. Se la società avesse lasciato la baracca, adesso Varese sarebbe stata in una situazione di “crash” ed avrebbe parlato di un’altra situazione. Grazie a Scola, il CDA ed a tutto il gruppo questo non è accaduto. Chi ha presentato quel gruppo dovrebbe fermarsi cinque minuti e dire “Signori, abbiamo sbagliato, chiediamo scusa”. Una cosa che darebbe giustizia a Luis e tutti quelli che hanno lavorato ed hanno dovuto “cambiare la gomma mentre la macchina va”. Abbiamo una società solida che sta ripartendo molto probabilmente con le stesse persone”.

Le difficoltà di Varese con le grandi: “Con il nostro gioco fatichiamo contro le big, perchè non ha quell’attenzione difensiva che con Caja avresti avuto. Caja era una persona che era attaccato alla fase difensiva e la preparava in base all’avversario che andava ad affrontare. Qui si sta creando uno stile di gioco, che tu affronti la Virtus o affronti Brindisi che rimane costante, cercando la transizione ed il tiro da fuori, mentre potresti stare in certe partite più tempo. Il basket si sta evolvendo, la pallacanestro di quattro anni fa è già diversa a quella di oggi. Il paragone c’è ma il basket è in continua evoluzione”.

Su i fischi a Tom Bialasezwski: “Io non fischierei mai un allenatore che allena la tua squadra, se già dall’idea di essere una persona delicata, lo rendi ancora più sensibile, si dovrebbe cercare di sostenerlo. Lo fischi perchè vuoi mandare un messaggio alla società, se dopo un po’ di volte vedi che non ha funzionato devi cambiare metodo. Lo reputo un allenatore diverso da Brase, ma molto simile per la gestione. Una gestione generale creata, che viene fatta applicare ad un certo metodo di gioco e stile di gioco. Luis era stato chiaro che non esistono algoritmi. Effettivamente non ho mai notato una zona, una press-zone, qualcosa che si adatti alla partita, forse perchè noi siamo abituati alla pallacanestro italiana e qualcuno sta portando una nuova idea

Su Tomas Woldetensae: “È uno dei milioni di punti di domanda che tutti noi abbiamo. L’anno scorso avevi dei giocatori davanti che realmente ti davano la sensazione che rendevano e ti rubavano minutaggio. Oggi nel ruolo di vice Mcdermott poteva farlo benissimo. C’è probabilmente qualcosa dietro, gli spogliatoi sono luoghi sacri della società. Alla fine l’allenatore se prende certe scelte. Il caso Woldetensae si riflette sull’allenatore che dovrà dare spiegazioni come mai un giocatore che fino a sei mesi fa era nel raduno della Nazionale italiana, Varese si può permettere un giocatore da maglia azzurra relegato come ultimo dei cambi potenziali, ci deve essere qualcos’altro. E’ anche giusto che rimanga negli spogliatoi”.