Due ori, un bronzo ed un quarto posto olimpico negli ultimi quattro anni sono i risultati che la Germania ha ottenuto sul panorama della pallacanestro globale, e che hanno reso la compagine teutonica la rappresentativa nazionale di maggior successo nell’epoca post Covid.

Un risultato che è stato confermato in occasione dell’edizione appena conclusasi di Eurobasket, che la Germania, imbattuta nel corso del torneo, ha dominato laureandosi campione d’Europa dopo avere sconfitto in finale la Turchia con una prestazione di squadra, caratterizzata da solidità sia in difesa che in attacco.

Una strategia di lungo respiro

Al titolo mondiale del 2023, e soprattutto al bronzo europeo del 2022, i tedeschi, dodici mesi dopo il quarto posto alle Olimpiadi di Parigi, hanno dunque aggiunto al proprio palmarès un oro continentale frutto di una precisa strategia a lungo termine, che ha pagato in termini di risultati.

Cruciale nel successo del basket tedesco è stata infatti una serie di riforme che la federazione basket della Germania ha approntato nel corso degli anni Dieci del XXI secolo, e che oltre alla Bundesliga hanno coinvolto i campionati di tutte le categorie.

Tedeschi e giovani

Cruciale, nello specifico, è stato l’imposizione dell’obbligo per i club di Bundesliga sia di schierare almeno sei atleti di nazionalità tedesca, che di allestire squadre giovanili da iscrivere, senza alcuna eccezione, ad un torneo nazionale Under 19.

Tale obbligo ha consentito lo sviluppo di una leva di cestisti dai quali sono usciti tre dei protagonisti dell’oro di Riga come Dennis Schröder, Franz Wagner e Tristan Da Silva. Costoro hanno scalato i vertici del basket nazionale ed europeo, approdando persino in NBA, così come fatto nella generazione precedente da Dirk Nowitzki.

Il dopo-Nowitzki

Proprio la figura del campione NBA e bandiera dei Dallas Mavericks, o per meglio dire il suo addio al basket giocato, avvenuto nel 2015, è stato il punto dal quale la Germania ha saputo ripartire rispondendo in maniera sistematica e lungimirante al quesito in merito a quale avesse dovuto essere lo stato del basket nazionale senza la sua stella.

Il rischio, per il basket tedesco, era infatti che l’addio di Nowitzki desse avvio ad un periodo di crisi simile a quello nel quale la Germania è caduta a seguito della vittoria dell’oro europeo nel 1993, episodio che i teutonici non hanno saputo sfruttare né da un punto di vista programmatico, né sotto l’aspetto dei risultati.

Una propria identità

È stata dunque la riforma degli anni Dieci del XXI secolo la risposta vincente che ha consentito alla pallacanestro tedesca di godere di crescente popolarità in un Paese nel quale è sempre e solo il calcio la disciplina sportiva di gran lunga più seguita e praticata.

Oltre alla pianificazione a lungo termine, a rendere possibile il successo della Germania è stata anche la capacità di elaborare una propria identità cestistica costruita sulla sintesi tra elementi della pallacanestro europea ed aspetti tipici del basket di oltreoceano.

Questione di sintesi

La durezza della difesa che gli atleti tedeschi sono soliti proporre è un tratto importato in Germania da allenatori provenienti soprattutto dallo spazio ex jugoslavo, come Svetislav Pešić, Vladislav Lučić, Luka Pavićević e, più di recente, Sašo Filipovski, Sale Đorđević e Saša Obradović.

Dall’altro, la propensione al dribbling e alle giocate individuali in attacco sono frutto del contatto che molti atleti ed allenatori tedeschi hanno avuto con gli Stati Uniti.

Matteo Cazzulani

Nella foto: la Germania in festa dopo l’oro vinto ad Eurobasket. Credits: FIBA