Nel numero 116 di Basket Magazine, in edicola dal 3 aprile, gli “appunti del mese” del vice direttore Fabrizio Pungetti accendono i riflettori su una figura spesso sottovalutata: quella degli allenatori. Tra innovazione, coraggio e cultura del lavoro, emerge il ritratto di tecnici capaci non solo di guidare le squadre, ma di incidere sull’intero movimento, tracciando nuove strade. Dall’esempio azzurro alle esperienze nei club, italiani e non, prende forma un’idea di basket più moderna, aperta e consapevole, tutta da coltivare.
Gli Appunti del mese di Fabrizio Pungetti:
Del mese trascorso ci piace mettere in luce gli allenatori, categoria bistrattata e spesso esposta ad essere capro espiatorio. In primo piano Luca Banchi che sta innovando il metodo e il modo di essere Ct. Non solo selezionatore, ma allenatore nel senso più ampio del termine e anche portatore e divulgatore di un modello di fare sistema per tutto il movimento. Linee-guida per un linguaggio cestistico che abbia dei punti fermi senza nulla togliere alla personalità di chi poi deve lavorare tutti i giorni in palestra Una ventata quasi rivoluzionaria che pensiamo possa dare una scossa ad un ambiente da troppo tempo stereotipato e anche restio a creare, innovare, osare. Come apprezzabile vedere il Ct azzurro percorrere lo Stivale in lungo e in largo, aprirsi a tutte le realtà anche per conoscere portando a sperimentare giocatori di ogni categoria per guardare oltre il presente ma in prospettiva.
ALTRO NOME CHE HA LASCIATO il segno in queste settimane quello di Paolo Galbiati, l’emergente del momento. Dopo le coppe nazionali vinte con Torino, praticamente da esordiente e in una situazione societaria che poi precipitò, e con Trento portata al suo primo storico trofeo, eccolo ripetersi anche da rookie in un campionato estero e di quale livello, vincendo la spagnola Copa del Rey con un Baskonia da qualche tempo meno rampante, battendo in finale due mostri sacri come il Real Madrid e Sergio Scariolo, altro orgoglio italiano. La costante del lavoro del coach milanese è il bel gioco, un basket efficace e gradevole da vedere, e il coraggio di lanciare giovani da Saliou Niang a Matteo Spagnolo ,esempi recenti. Il peccato è che il basket nostrano costringa, non solo i giovani giocatori, ma anche i coach a cercare gloria fuori dal movimento tricolore. Secondo noi Galbiati era ed è gia pronto per un nostro top club, dove spesso – anche in questo senza coraggio – si preferisce il nome affermato ed esperto, e speriamo possa presto dimostrarlo.
PER NON SEMBRARE, e davvero non lo siamo, populisti cestistici, se dobbiamo indicare qualche nome straniero attualmente bel nostro campionato, diciamo Dusko Ivanovic, Dimitris Priftis e Veljko Mrsic. Il primo per la capacità di incidere nell’ immediato, vincendo subito lo scudetto con la Virtus Bologna, e in proiezione come sta facendo anche con una squadra ringiovanita che sta dominando la serie A e che anche in Eurolega, pur con un budget notevolmente inferiore, ha guidato i suoi a un percorso di crescita dignitosa e di successi prestigiosi, anche se resterà fuori dalle Top 10. Il coach greco, che già bene aveva fatto anche nelle due stagioni precedenti – lanciando pure lui in quintetto e come straniero, senza paura, un 18 enne come Faye, cresciuto nel settore giovanile biancorosso – invece ha risollevato la Reggiana che a un certo punto era ultima in classifica e ora veleggia verso i playoff. Infine, il croato della Stella varesina da giocatore in coppia con il Poz, di cui poi è stato head coach nell’inizio carriera di Gianmarco, ha ridato un senso, e un gioco efficace, redditizio ma anche piacevole a una Dinamo Sassari che temeva lo spettro retrocessione. E da buona mentalità slava dando a Luca Vincini quella fiducia che lo ha portato a esprimersi in continuità fino a raggiungere la maglia azzurra.
PASSANDO ALLA BELLISSIMA EDIZIONE della Coppa Italia di A2 cui abbiamo assistito con grande piacere, e da cui tra le 4 sfidanti con l’aggiunta di Givova Scafati e Flats Service Fortitudo Bologna, crediamo usciranno le due promosse in A. La promozione diretta la meriterebbe ampiamente la VL Pesaro, emblema del mix perfetto tra giovani e chiocce d’ esperienza, non certo baciata dalla fortuna, ma la Valtur Brindisi è in agguato, come le altre. Anche qui quattro coach che, oltre ad offrire basket di altissimo livello per la categoria hanno, dato lezione di etica e cultura sportiva. Cominciando con Sandro Dell’Agnello, vincitore con la sua Dole RBR Rimini, che, dopo la semifinale vinta contro la Brindisi del quasi riminese Piero Bucchi grazie al buzzer beater strepitoso dello specialista Giovanni Tomassini e alla seguente palla strappata sulla rimessa a Copeland da Pierpaolo Marini poi mvp, ha esordito in conferenza stampa sottolineando che avrebbero meritato entrambe il successo. Poi, Spiro Leka che, a una domanda sull’ arbitraggio dopo il ko in semifinale, ha lapidariamente risposto: noi qui in Italia – si, ha detto noi: il coach albanese è qui da una vita e si sente giustamente anche dei nostri – diamo troppo peso a queste cose. Io mi occupo solo delle cose che posso controllare e gli arbitri, che sbagliano come noi, non sono fra queste. Poi ha proseguito: noi avremmo l’alibi perfetto di aver giocato un bel pezzo di stagione senza uno straniero e soprattutto il caso Betgamo che ci ha penalizzato più di altri togliendoci due vittorie non per colpa nostra, ma io ho detto subito alla squadra che non cadesse in questo errore e di cancellare questo argomento dallo spogliatoio. Chapeau, coach, in tempi in cui se ne sentono di tutti i colori, soprattutto in ambito pallonaro che mai vorremmo il basket replicasse. Infine Alberto Ramagli che, dopo aver battuto con la Tezenis Verona proprio la capolista di campionato Pesaro, prima ha esordito dividendo la vittoria col suo predecessore Demis Cavina, e poi ha dottamente spiegato quale dovrebbe essere per lui la funzione del campionato di A2 a cui tutti ispirarsi , coach e club in primis. Un torneo di formazione per i nostri ragazzi, dove crescerli, dandogli la possibilità di fare e anche di sbagliare, fuori dal virus letale del risultatismo immediato, del tutto e subito, che sta attecchendo anche in A2 ultimamente, esortando anche i colleghi a battersi per questo. Come lui sta facendo, dopo tanti altri in carriera, per Andrea Loro. Essere competitivo costruendo, non solo per sé stessi. Sintesi del Manifesto del Ct Banchi, che – guarda il caso – pur grossetano, ha stimmate cestistiche livornesi come quelle di coach Ramagli, che a Livorno è nato. Ecco i semi giusti. Da coltivare e diffondere. Messaggio di un nuovo modo di pensare basket nel Bel Paese. Se son rose…