Il neo-presidente della Fortitudo Bologna, Rossano Guerri, ha presentato il nuovo corso del club.
Io sono qua perché l’anno scorso Marco Calamai mi chiamò per chiedermi se avevo voglia di conoscere chi voleva prendere la Fortitudo e si stava impegnando tanto per la società. Io avevo una società sportiva chiamata Bolognabasket che voleva aprire il mondo del lavoro ai giocatori, oltre che accompagnare ragazzi alla serie A. Io non avevo tutta questa voglia dirompente, poi ho conosciuto Matteo Gentilini e suo padre, e in Matteo ho visto una persona che non aveva secondi fini, che metteva la squadra, i valori e i colori in primo piano. Tifare Fortitudo è una condanna, perché ogni giorno devi tirare fuori il meglio di te stesso e sai che vincerai solo se ce la metti tutta. Da quel momento ci siamo incontrati e sentiti centinaia di volte: Matteo non ha vacillato nemmeno nei momenti difficili e quando il suo lavoro non era considerato. Poi, facendomi delle idee, ho capito che c’era spazio per un bel progetto insieme. Io sono convinto che incarneremo bene lo spirito Fortitudo, ce la metteremo tutta: non in campo perché non abbiamo l’età, ma l’idea è di costruire un qualcosa di significativo. Usciamo da una stagione molto difficile, sui social si sono lette molte cose, ma nel mondo Fortitudo era tutto proteso per raggiungere la A1: è stata una bella annata, e intanto vorrei ringraziare Stefano Tedeschi che è una persona integerrima, ad Arletti che è un amico, a Pennica che si è impegnato per questa transizione dando prova di grande disponibilità. Ringrazio tutti i giocatori e soprattutto il pubblico, che è sempre coeso, vicino alla squadra, e che non ha mai fischiato. E i soci: il discorso di commiato di Tedeschi mi è piaciuto molto, ricordando come i soci investano denari in una realtà che produce perdite. Tutti, in maniere diverse, hanno permesso la sussistenza della Fortitudo, altrimenti non saremmo a questo livello. Grazie anche a chi aveva garantito la sopravvivenza negli anni precedenti. Ora, ci attendono due sfide: squadra forte, e l’abbiamo già fatta lavorandoci da febbraio. Ho sentito cose divertenti, tipo che avremmo cercato gente con l’appartamento, e penso che in questo ci sia molta ironia. La squadra è stata fatta in due weekend, tenendo i giocatori che volevamo tenere. Poi, la seconda sfida è essere sostenibile, avere un euro di ricavi più dei costi. Oggi, la situazione della Fortitudo è molto stabile: c’è una catena di controllo per cui Gentilini è presidente della Holding, che detiene l’87% del Consorzio, che detiene il 100% della 103, che ha partecipazioni in Academy e Sporting. I soci hanno 450mila euro di debiti con le banche (aggiustabili nei prossimi mesi), e 1.2 milioni con la Fondazione Fortitudo. Debito del Consorzio, non dei soci, e con molti introiti si potrà sostenere la 103. E 915mila con agenzia entrate e Inps. Insomma, con 2,7milioni di debito, come si aggiusta? O con i soci, ma nessuno vorrebbe prendere partecipazioni di una realtà con debiti, o si cerca di invertire il trend, con più ricavi e meno costi. La squadra sarà comunque lunga, 12-13 giocatori che potranno stare in campo e attorno a loro ragazzini. Ogni cosa verrà rinegoziata perché non vogliamo sprecare un centesimo, ricordando alla città che questo marco è iconico, è un onore averlo sull’auto, sulle maglie, sulle divise aziendali, e cercheremo di avere una struttura di marketing organizzata per caricare altre aziende come nostre compagne di viaggio. I colori vanno difesi con orgoglio, vogliamo un gruppo di persone che ci metta il 105%, dai dirigenti ai giocatori”
Il budget per la squadra? “Più di quanto speso all’inizio della scorsa stagione, meno di quanto speso alla fine, perché non sostituiremo i giocatori. Ora aspettiamo le condizioni fisiche di due giocatori fondamentali, ovvero Fantinelli che è una icona della squadra: se starà bene cercheremo un due straniero, altrimenti un 1-2. L’altro è Mazzola, cercando di tenerlo e che possa recuperare dopo test positivi. Con lo staff tecnico stiamo discutendo, quando ci propone un giocatore che è all’interno di una white list redatta di recente andremo avanti, altrimenti chi chiederemo se va bene o no chiedendolo a Gentilini. Io ora punterei ad uno straniero lowcost, lo staff tecnico ne vorrebbe uno highcost come normale che sia”
Il ruolo di Alibegovic? Gli ho fatto una proposta, speriamo che la accetti. E’ qualcosa in linea con la sua storia e le sue capacità, speriamo ci possa aiutare su cose legate alla squadra, non di certo nel marketing”
Taglio dei costi? “Vogliamo far rifiorire il settore giovanile con il rapporto con SG, l’ettaro di terreno che va da via San Felice 103 al Paladozza deve portare a ragazzi che possano giocare. La precedente gestione era riuscita a tessere ottimi rapporti, grazie anche alle persone di Bianchini e Calamai. Dopo il 30 giugno, per forza di cose, si parlerà del marchio. Il Point? Avremo una struttura differente, qualcosa di interattivo che permetta ai tifosi di vivere le cose in modo forte, comunicando tanto, sfruttando la digitalizzazione per avere feedback e faccia sentire il nostro pubblico come parte del sistema. Matteo mi ha chiesto fin da subito che questa deve essere la squadra di chi ama questi colori, e se ne senta parte ogni giorno. Poi sappiamo che è uno spirito focoso, veemente, ma nella vita dobbiamo essere accesi: la passione non si compra e non ci si mette le sciarpe solo quando si vince. Io ricordo la finale di Korac persa nel 1977, e il motto era ‘andiamo a divertirci’: questo deve essere lo spirito, dando tutto. Dopo quella sconfitta, il coach disse ‘non posso dimenticare il tifoso che non riusciva a dormire e voleva buttare la sciarpa in mare. Poi disse che si sarebbe ripartiti, come sempre’. Ecco, noi siamo così, non molliamo mai”