Non è iniziato nel migliore dei modi il campionato 2026/2027 di Acqua S. Bernardo Cantù, reduce da tre sconfitte in altrettante partite di campionato. La posizione in classifica, insieme alle difficoltà dimostrate in campo dai biancoblu, sta facendo rivivere ai tifosi brianzoli sensazioni simili a quelle provate nella scorsa stagione, quella del tanto agognato ritorno in massima serie dopo quattro anni di Serie A2, sembrati interminabili al pubblico del PalaDesio. Eppure le differenze rispetto all’anno precedente sono molteplici: nuovo General Manager, nuovo allenatore, solamente due conferme dal roster 25/26 e, soprattutto, la differenza di aspettative. Se in un campionato difficile, da neopromossa, con tutta la pressione del caso, l’esigente tifoseria canturina si poteva accontentare della salvezza, seppur maturata nelle ultimissime giornate di campionato e agevolata dalla, legittima, esclusione di Trapani Shark, nella stagione del 90esimo anniversario, in quella del tanto sperato ritorno a casa, con l’esordio alla Cantù Arena sempre più vicino, i tifosi stanno venendo catapultati in una situazione, quella dei bassifondi della classifica, che volevano evitare a tutti i costi.

Sei mesi di astinenza

L’ultima vittoria di Pallacanestro Cantù risale al derby del 19 aprile scorso, dove il 100-96 casalingo sancì la vittoria contro Varese, poi decisiva ai fini dei discorsi salvezza. Da lì in poi, due sconfitte in LBA 2025/2026 contro Udine e Treviso, ininfluenti in termini di classifica, e sei sconfitte su sei match di precampionato, oltre allo 0-3 di questa stagione di Serie A. Naturalmente il periodo di tempo è condizionato inevitabilmente dall’off season estiva, ma il fatto che anche nel precampionato non siano arrivati successi, seppur concretamente ininfluenti, può rappresentare un segnale. Il punteggio, nelle amichevoli, lascia il tempo che trova, naturalmente, ma potrebbe aver contribuito a non infondere fiducia negli uomini di coach Vitucci. Tornando ai match ufficiali, la stagione si è aperta con l’85-73 del Taliercio, in una sconfitta contro la Reyer Venezia che non aveva del tutto deluso l’ambiente: moltissimi gli aspetti da rivedere, in particolare gli esordi negativi degli americani, ma anche diversi momenti in cui Cantù era riuscita a dimostrare di avere voglia di rimanere aggrappata alla partita, nonostante non abbia mai impensierito concretamente gli uomini di coach Spahija. Arriva poi l’esordio casalingo contro APU Udine, la vera ferita aperta dei biancoblu: 84-85 era quanto recitava il tabellone al termine dei tempi supplementari, che il capitano Moraschini era riuscito a forzare con una tripla complicatissima a 3 secondi dal termine, scatenando l’euforia degli Eagles. Il campo, però, ha comunque dato ragione agli ospiti, che meritamente avevano condotto nel punteggio per lunghi tratti della sfida, e che sono riusciti a spuntarla nel finale grazie alla penetrazione di Calzavara: i friulani di coach Vertemati tornano a casa con 2 punti pesantissimi, in quello che a tutti gli effetti rappresentava uno scontro diretto. E infine la sconfitta contro Napoli per 80-99, con dinamiche ancora diverse da quelle viste in precedenza: qui Acqua S. Bernardo disputa una gara d’orgoglio contro un roster decisamente più attrezzato e talentuoso, arrivando addirittura sul -1 a 8′ dalla fine. Ma poi qualcosa si rompe: parziale ospite di 22-0 e pratica sigillata. Tre sconfitte differenti, ma con una sola costante: ad uscire sconfitta dal palazzetto è Pallacanestro Cantù.

Poche certezze nel roster, basterà Olisevicius?

Riccardo Moraschini, il capitano, e Leonardo Okeke, sono le uniche due conferme dal roster della stagione 2025/2026, a conferma del cambio di direzione scelto dalla società di Via Como. Innanzitutto si è scelto di affidarsi alla ormai consolidata coppia Simone Giofrè, GM – Frank Vitucci, allenatore, dopo l’interruzione del rapporto con coach De Raffaele, subentrato a inizio 2026 a Nicola Brienza e protagonista del raggiungimento dell’obiettivo salvezza, oltre al cambio di ruolo di Sandro Santoro, per lasciare spazio alla figura di un General Manager “puro” come Giofrè. Per quanto riguarda la composizione del reparto giocatori, si è optato per un “6+6”: i connazionali, oltre ai due sopracitati, rispondono al nome di Davide Moretti, Liam Udom, Matteo Parravicini, il giovane prodotto del PGC Simone Ventura e l’ultimo arrivato Davide Moretti, in un reparto italiani “al risparmio”, mentre gli stranieri sono Chad Brown, Hassani Gravett, Semaj Christon, Savion Flagg, Isaiah Miles e Andrejs Grazulis, con la chiara intenzione di costruire un roster esperto, con nomi non troppo altisonanti ma navigati, con conoscenza del basket italiano ed europeo, senza un vero e proprio go-to-guy. La scelta, però, non sta dando i frutti sperati: Udom e Parravicini, provenienti entrambi dalla Serie A2, stanno faticando a ritagliarsi spazio e ad aiutare la squadra nelle rotazioni, mentre il classe 2009 Ventura, per quanto talentuoso, non ha ancora convinto del tutto coach Vitucci, che sta centellinando il suo minutaggio, con il disappunto della piazza che, dal canto proprio, vorrebbe vedere all’opera il prodotto del vivaio. A complicare ulteriormente la situazione, con la notizia odierna dell’infortunio alla gamba sinistra del giovane, una lesione di primo grado che lo terrà lontano dai campi per qualche gara. Moraschini dà il massimo, vista anche l’intesa con l’allenatore, ma spesso è costretto a straordinari che in un sistema efficiente non spetterebbero ad un 35enne, Okeke si conferma un buon ricambio nel ruolo di centro e Moretti lascia intravedere buoni sprazzi, nonostante vada affinata l’intesa con Christon. Proprio quest’ultimo, veterano del campionato italiano, non sta dimostrando di essere il leader che forse ci si aspettava, sbagliando qualche scelta di troppo, di certo non aiutato dalla presenza di Gravett, anch’egli portatore di palla che fatica ad emergere quando non coinvolto, oltre a faticare enormemente in difesa. Sembrava lui l’indiziato principale per un possibile taglio, ed invece sarà Miles, ala forte tiratrice arrivata con grandi aspettative che però non è stato affatto protagonista in queste prime uscite stagionali, in termini di numeri ma soprattutto di atteggiamento: a subentrare sarà Osvaldas Olisevicius, annunciato ieri, reduce da due anni di alto livello a Treviso ma anche da un infortunio al tendine d’Achille che però non fa preoccupare Simone Giofrè. Nell’intervista di oggi a “La Provincia”, il General Manager ha definito il lituano come “tiratore, fisicamente integro e grande lavoratore”, caratteristiche che farebbero decisamente comodo a questa Cantù, dicendosi allo stesso tempo deluso dalle prestazioni del pari ruolo americano. Per quanto riguarda Savion Flagg, le sue prestazioni sono andate in crescendo, fino ai 21 punti contro la sua ex squadra Napoli: l’ala americana rappresenta lo scorer principale di Cantù ed è fondamentale un suo coinvolgimento, evitando gare da 7 punti e 3/9 al tiro come quella contro la Reyer. Grazulis costituisce un’incognita dal punto di vista fisico, essendo reduce da infortuni che ne hanno compromesso l’integrità fisica: per larghi tratti è apparso contratto, giocando in maniera conservativa, ma ha anche dimostrato di poter essere determinante con buoni canestri e altrettante giocate difensive. Ed in conclusione Brown, centro esperto di 30 anni e 206 cm, che non sta faticando di certo dal punto di vista tecnico: a parte gli errori dalla lunetta e qualche incomprensione coi compagni, l’americano è certamente un giocatore di livello per il campionato italiano. A far venire dubbi è l’attitudine mostrata in campo, con diversi errori difensivi dettati da superficialità, tramutatisi in problemi di falli sin dai primi minuti di gioco: la speranza è che, una volta presa confidenza con la Serie A, possa trovare il modo di esprimersi al massimo.

La necessità di una scossa, in vista del “ritorno a casa”

È vero, siamo solo ad ottobre e sono state disputate solamente tre gare di campionato, ma le avversarie corrono, e Cantù non si può permettere di farle scappare: con 0 punti in classifica, i già minimi margini di errore per una società che ambisce alla salvezza si riducono ulteriormente, ed ulteriori passi falsi negli scontri diretti, come la sconfitta casalinga contro APU Udine, non verranno tollerati facilmente. E allora quale miglior occasione per uno scossone, tecnico ma soprattutto mentale, di una sfida a una diretta concorrente? Domenica i brianzoli verranno ospitati da Trieste, unica, insieme a Scafati, a condividere lo 0 nella voce “vittorie” della classifica: reduci da un’estate complicata, i giuliani hanno iniziato la stagione con una convinzione invidiabile, accumulando un -10 di differenza canestri nonostante il calibro delle avversarie, come Milano, Venezia e Varese. La sfida del PalaTrieste potrebbe già costituire uno spartiacque per questo inizio di stagione, che vede Cantù celebrare il proprio 90esimo anniversario, con il “ritorno a casa” in programma: la società sta ultimando i lavori alla “Cantù Arena”, palazzetto con sede in città che dovrebbe ospitare la prima partita casalinga dei brianzoli il 7 marzo contro la Maxima Roma, se tutto dovesse andare secondo i piani. L’evento rappresenterebbe qualcosa di epocale per i tifosi, che negli ultimi decenni hanno vissuto i fallimenti dei progetti del PalaBabele prima e del PalaTurra poi, quando la possibilità di disputare a Cantù le partite di Pallacanestro Cantù sembrava ormai un’utopia. Ed invece l’ambizioso progetto presto diventerà realtà, e l’augurio di tutti è quello di poterlo accogliere rimanendo nella massima serie.

Savion Flagg
FOTO: Bebo Bertani/Ciamillo-Castoria

Martino Cavigioli