Il bottino da 39 punti con la Bosnia ha permesso a Simone Fontecchio di scalare posizioni tra i migliori realizzatori della storia dell’Italbasket. E così è diventato il miglior marcatore italiano ad Eurobasket, mettendosi dietro Bargnani (36), Riva (32) e Gallinari (32), ed è diventato il sesto marcatore azzurro in ogni competizione, amichevoli comprese, al pari dello stesso Riva che detiene anche il primo posto a quota 46. Questi sono i dati, i freddi numeri, ma capiamo da dove nasce la prestazione da 39 punti. Fontecchio non è esattamente un individualista, uno che crea dal palleggio. Non a caso, delle 7 triple mandate a segno quasi tutte sono state segnate in catch and shoot. Questo significa dover prendere ritmo, entrare in fiducia. Ed è successo solo alla terza partita, dopo quella orribile con la Grecia e quella già più positiva con la Georgia. Una serata storta ci può stare, così come però non lo dobbiamo reputare una macchina.

Una spiegazione forse c’è, in quanto a ritmo e fiducia. Fontecchio nell’ultima stagione ha disputato 75 partite Nba con 16.5 minuti d’impiego medio. Ai playoff non è praticamente mai sceso in campo con Detroit. Nel complesso, poco, troppo poco per un giocatore che poi con l’Italbasket deve vestire i panni del primo violino. Non è una questione di Nba, badate bene, è proprio che un giocatore deve giocare. Vale per i giovani così come anche per i fuoriclasse o veterani. A maggior ragione se sei un giocatore di sistema. Sì, perché proprio per la disamina sulle triple prese dagli scarichi, Fontecchio non è un giocatore che forza più di tanto. Certo, contro la Bosnia ha giocato qualche isolamento in più, come quello dopo il timeout nel secondo quarto che l’ha visto prendere il fondo per andare a schiacciare.

Ma Fontecchio è più di questo. E’ il rimbalzista che cede a Ricci la tripla che allunga il parziale. E’ quello che recupera la palla, conduce la transizione e poi serve Pajola per la tripla della staffa. E’ il difensore che si sacrifica per un raddoppio in punta (forse esagerato) e poi cerca di contestare il tiro dall’angolo con il close out (in ritardo, ma c’ha provato). Quindi, preso il ritmo e conquistata la fiducia, l’ala dei Miami Heat può soltanto continuare a crescere in questo Europeo. Ma non si tratta solo di una questione di punti a referto. I 7 liberi con la Bosnia sono arrivati tutti da falli conquistati con aggressività, cercando la penetrazione per la via del canestro. Nel momento più delicato del terzo quarto rompendo un raddoppio in transizione. Logico che i 39 punti fanno tutta la differenza di questo mondo, ma con lui l’Italia ha avuto un +21 di plus/minus, senza -8.

 

Nell’immagine Simone Fontecchio, foto credits Italbasket

Giovanni Bocciero