È dura far finta di nulla. Scrivere con la stessa leggerezza e voglia di fare. E forse è anche giusto non farlo, dopo i tragici fatti di Rieti. Ma la miglior risposta ce l’hanno data proprio due delle vittime di questa tragedia: Pistoia Basket 2000 e RSR Rieti, con i loro presidenti Joseph David e Roberto Pietropaoli. Eravamo al PalaCarrara per la partita con la Fortitudo, e vederli tutti abbracciati a centrocampo, insieme ai familiari del povero Raffaele Marianella, applauditi da entrambe le tifoserie – pistoiese e bolognese – è stato un segnale fortissimo. Le due curve si sono poi “sfidate” nel modo migliore, a suon di cori per i propri colori. È questo il messaggio che dovremmo portarci dentro da questa dolorosissima vicenda. Per non dimenticare. Perché non accada mai più.
RESTANDO IN TEMA, non condividiamo la tesi di chi ha invocato la massima durezza nei confronti del club reatino, salvo emergano connessioni che metteremmo la mano sul fuoco non esistano. E dispiace che tra i sostenitori di tale linea ci sia anche un popolare e valente commentatore come Guido Bagatta. Non può pagare tutto il club sabino, a sua volta vittima di chi usa il tifo solo per sfogare disumanità: gente che non è tifosa della propria squadra, ma del proprio ego, della cattiveria e dell’ignoranza.
Riteniamo ingiusto – in attesa delle sanzioni – chiedere la chiusura totale del PalaSojourner. Sarebbe un danno enorme dopo i sacrifici di Pietropaoli per riportare in alto il nome della Sebastiani Rieti, luce storica del nostro basket, patria di tanti big: Pentassuglia, Vendemini, Brunamonti, Zampolini e altri ancora. Il club amaranto è, a sua volta, vittima di un vile agguato. In questi anni tutti hanno ammirato l’ospitalità e la sportività con cui Pietropaoli e il suo staff hanno accolto gli avversari, con gesti concreti, omaggi e premiazioni che hanno coinvolto tutto il pubblico. Dietro una società sportiva non ci sono solo giocatori – e a questi livelli non parliamo di ingaggi milionari – ma anche persone e famiglie che vivono di questo lavoro. Costringere Rieti a giocare a porte chiuse significherebbe punire chi non ha colpe, rischiando di mettere in ginocchio chi, con tanta passione, ha alimentato la rinascita della gloriosa Sebastiani.
Vero che esiste la responsabilità oggettiva, norma che forse andrebbe meglio definita, ma cosa si può chiedere di più a un club che tratta gli avversari, società e tifoserie, non come nemici ma come ospiti a casa propria? Parliamo di un fatto avvenuto a oltre dieci chilometri dal palasport, quando la Polizia aveva appena terminato di scortare la comitiva toscana. Ripartiamo dalle immagini di Pistoia, tutti insieme, abbracciati.
VISTO CHE SIAMO IN TEMA EXTRA CAMPO, una grande iniezione di speranza è stata rivedere, dopo settimane di silenzio, il post di Achille Polonara con la foto dei suoi bambini. Alla faccia di gufi e di certi colleghi senza etica che ne avevano annunciato la fine imminente per uno “scoop” da piazzisti più che da giornalisti, violando la privacy della famiglia. La battaglia del guerriero Achi è ancora lunga e dura: preghiamo per lui.
VENENDO AL PARQUET, in questo avvio di stagione ci piace sottolineare una possibile inversione di tendenza: l’utilizzo, con buoni riscontri, dei ragazzi italiani in Serie A. Di alcuni parliamo in questo numero di BM: Bortolani, i fratelli Niang, ma anche Torresani a Treviso e Trucchetti nella sorprendente capolista di A2, la Pesaro che ha avuto il coraggio di ripartire da un gruppo di giovani come Maretto, Virginio e Bertini, guidati dal ritorno di Tambone. In A2, oltre al “giovane veterano” Ferrari di Cividale (promesso alla Virtus), crescono altri talenti come il fortitudino Sarto, tiratore di razza, anche lui protagonista in questo numero. Tutti già seguiti dal nuovo Ct Banchi. Molti di loro provengono dall’Under 20 d’oro: il bravissimo Ct campione europeo Alessandro Rossi sta portando avanti la sua missione anche a livello di club, alla guida di Treviso Basket, dando minuti a Torresani che lo ripaga con 20 punti di high. Purtroppo la Nutribullet è partita con uno 0/5, ma la dirigenza sembra voler sostenere il coach: scelta coraggiosa e coerente, che porterà frutti nel tempo. Arrendersi ora significherebbe cercare alibi dannosi.
FINIAMO TORNANDO A UN TEMA EXTRA PARQUET. Ad agosto ci ha lasciati, a soli 68 anni, Marco Bonamico. La terribile notizia arrivò mentre chiudevamo lo Speciale Europei: riuscimmo a dedicargli solo una pagina. Ora BM vuole farsi portavoce di un appello alle Istituzioni dello sport per intitolargli un Premio o un Evento, oltre al meritato inserimento nella Hall of Fame del nostro basket. Marco, il Marine, è stato un Gigante dentro e fuori dal campo: la più forte ala di tutti i tempi, poi dirigente, presidente Giba, consigliere federale, presidente di Legadue e straordinario testimonial del basket come commentatore Rai insieme a Franco Lauro – magari da ricordare entrambi. Nel Paradiso dei Canestri, dove si saranno ritrovati inseparabili, ne sarebbero felici. Poliedrico, moderno ma concreto, leale e diretto come sul parquet: chi più di lui lo meriterebbe? In un mondo che troppo spesso dimentica, facendosi del male, la memoria. BM lancia la proposta e si mette a disposizione. Siamo certi che tutti gli appassionati, di qualunque fazione, plaudirebbero.