Certe vittorie valgono più della classifica. E quella costruita alla Virtus Arena contro il Barcellona appartiene esattamente a questa categoria. “Due punti” che, numeri alla mano, tengono accesa una fiammella – alimentata anche dall’entusiasmo di Alen Smailagic che nel post gara ha parlato apertamente di play-in – ma che soprattutto restituiscono ossigeno, fiducia e identità a una squadra che ne aveva disperatamente bisogno.
Dopo la delusione di Torino, dopo una Coppa Italia che aveva lasciato scorie pesanti sul piano tecnico ed emotivo, serviva una risposta solida e credibile. Serviva contro un avversario vero, di quelli che non ti regalano nulla e che se abbassi la guardia ti puniscono. Serviva davanti al proprio pubblico. E la Virtus ha risposto presente.
Più che per la rincorsa europea, questo successo pesa per ciò che rappresenta. È un’iniezione di energia in vista di mesi che saranno lunghi e logoranti. È la dimostrazione che il gruppo non si è sfaldato sotto le critiche. È il segnale che la leadership tecnica ed emotiva può reggere anche nei momenti in cui l’inerzia cambia lato e l’aria si fa pesante.
Quando il Barcellona ha rimesso la testa avanti, riprendendosi ritmo e fiducia, la partita sembrava scivolare via. In quel frangente si misura la maturità di una squadra. E lì la Virtus ha trovato il suo uomo simbolo.
L’emblema della serata è stato Carsen Edwards. A Torino era stato il grande “assente”. Le sue prestazioni erano finite sotto la lente, criticate con severità. Il numero 3 bianconero non ha parlato. Ha fatto di meglio: ha risposto sul campo.
I 22 punti finali raccontano solo una parte della storia. La vera differenza è stata nella qualità delle scelte. Diciannove tiri presi – più di tutti, come è naturale che sia per un realizzatore del suo calibro – ma senza le incaponite viste in altre occasioni. Si è preso responsabilità, certo, ma ha anche aperto il campo per i compagni, ha letto i momenti, ha cavalcato le mani calde altrui quando necessario. Leadership non è solo segnare: è capire quando farlo e quando no.
Poi c’è l’aspetto tecnico che ha cambiato la partita: quei “due metri indietro”. Contro la selva di braccia catalane, contro la presenza intimidatoria di Youssoupha Fall e compagni, le incursioni al ferro erano un rischio calcolato. E infatti, nelle poche volte in cui ha provato ad arrivare fino in fondo, la strada si è chiusa.
Così Edwards ha scelto altro. Palleggio, arresto e tiro: equilibrio, rilascio alto. Una sentenza. Fermarsi due metri prima ha significato togliere tempo alla difesa e prendersi il controllo del ritmo. Ed è proprio da lì che è nato il canestro della staffa, quello che ha fatto esplodere la Virtus Arena e mandato un messaggio chiaro: gioco, partita, incontro.
L’esultanza – dita alle orecchie, sguardo feroce – è stata l’immagine plastica di una liberazione. Come a dire: “Le critiche non le sento più”. Ma più che un gesto polemico, è sembrato un atto di riappropriazione. Del proprio ruolo. Della propria centralità.
E in quel finale c’è anche la firma di Dusko Ivanovic. Nel momento più delicato, con il Barcellona in controllo emotivo, il tecnico ha lasciato in panchina Luca Vildoza e ha messo la palla nelle mani di Edwards. Una scelta forte, netta. Un’investitura.
Il leader è lui. Non solo per talento, ma per responsabilità. E Edwards ha risposto con i due canestri che hanno deciso la sfida.
La stagione non si ribalta in una sera. La classifica resta complicata. I play-in sono ancora un’ipotesi lontana. Ma da qui in avanti la Virtus sa di avere una strada: fidarsi del proprio leader designato, condividere il peso delle scelte, giocare con quell’energia rabbiosa e lucida vista contro il Barcellona.
Serviva una vittoria così. Contro un avversario così. Dopo una settimana così.
Adesso non è il tempo delle promesse, ma della continuità. Però, per la prima volta dopo Torino, la sensazione è che la Virtus abbia ritrovato qualcosa che sembrava smarrito: la convinzione di potersela giocare, insieme, nei momenti che contano davvero.
Eugenio Petrillo
Nell’immagine Carsen Edwards, foto Ciamillo-Castoria