Il girone d’andata di Serie A ha visto Brescia e Virtus Bologna distinguersi maggiormente, mentre Milano, Tortona e Venezia hanno faticato in avvio per poi recuperare successivamente. Una valutazione tra momenti diversi del campionato e situazioni differenti mostra come le dinamiche restino spesso simili, influenzate da cambiamenti di giocatori e allenatori, come l’addio di Ettore Messina e il ritorno di Nicola a Treviso. Virtus Bologna, Brescia (più di tutte) e Venezia sono società che hanno puntato sulla continuità, innestando su uno zoccolo duro adeguamenti mirati: si sono preparate bene, hanno trovato il giusto feeling e stanno rendendo nonostante gli impegni di coppa. Per Milano, invece, il percorso è stato più altalenante.

Ci sono poi casi particolari come Trento, Sassari e Reggio Emilia, dove gli impegni europei richiedono trasferte più impegnative rispetto all’EuroLeague, sia per distanza sia per strutture. Inoltre, si tratta di squadre con budget più ridotti e roster più corti, fattori che incidono sul rendimento: puoi partire bene, ma infortuni e momenti negativi fanno perdere punti preziosi. Trento, ad esempio, ha avuto un ottimo avvio, mentre ora è stata raggiunta da Udine, che ha vissuto un percorso opposto: una prima parte difficile, poi una crescita costante che ha portato a raccogliere punti che forse sarebbero meritati già prima.

Caso a parte Trapani, convincente sul campo finché ha potuto, ma poi travolta da una vicenda societaria ancora poco chiara che l’ha resa impotente. Fa male, soprattutto per i tifosi, come già accaduto troppe volte altrove, anche perché negli ultimi anni situazioni simili sembravano diminuire. Ci sono invece squadre come Cantù, con rendimento molto diverso tra casa e trasferta, e la Vanoli Cremona, partita bene ma in leggero calo nell’ultimo periodo. Tra le note più positive per i lombardi, Davide Casarin: già nel giro della Nazionale, leader con grande personalità, completamente rilanciato dopo una stagione difficile a Venezia. Cambiare aria gli ha fatto bene.

IL CAMPIONATO È FRIZZANTE anche grazie a squadre con identità diverse, come Varese e Trieste, votate all’attacco e capaci di proporre una pallacanestro spettacolare e alternativa a quella più europea. Questo contribuisce alla vivacità del torneo, che offre interpretazioni differenti del gioco e rende interessante il confronto tra scuole di pensiero. Sotto le aspettative Treviso, dove ha pagato il giovane coach Rossi, pur con lodevole attenzione ai giovani come Torresani. Ora si vedrà se il ritorno di Marcelo Nicola porterà effetti positivi, mentre Reggio Emilia continua a dare fiducia a coach Priftis, che ha già dimostrato il suo valore.

PASSANDO A MILANO, Peppe Poeta rappresenta una delle sorprese più piacevoli. Con esperienza da giocatore tra Serie A, Europa e Nazionale, ha saputo inserirsi rapidamente nel ruolo e sfruttare le occasioni. La sua qualità più evidente è l’approccio: allena con sorriso, educazione e rispetto, mantenendo sempre coerenza con il proprio carattere. Non esiste un metodo unico per allenare: la globalizzazione ha portato giocatori diversi, che richiedono approcci differenti. Poeta non allenerà mai come Obradovic, ma questo non gli impedisce di ottenere risultati. Conta ciò che un allenatore trasmette: metodo, empatia, comunicazione e scelte. Se Milano funziona ad alto livello, è un beneficio per tutto il basket italiano.

LA COPPA ITALIA rappresenta l’evento centrale della stagione: momento di confronto tra società e massima espressione della competitività sul campo. L’attesa per la fase finale di febbraio cresce, perché le grandi devono essere pronte fin dall’inizio e le outsider possono sorprendere con due partite perfette, come spesso accaduto, ultima Trento lo scorso anno. Anche la sede di Torino contribuisce al valore dell’evento, diventato ormai una tradizione consolidata.

L’ARRIVO DI TALENTI, come Francesco Ferrari alla Virtus, rappresenta un’opportunità importante per il futuro. Il lungo, cresciuto tra College Borgomanero e Cividale, ha margini di miglioramento notevoli: dovrà crescere fisicamente e tecnicamente, e proprio su questo la Virtus ha scelto di investire, puntando sui giovani italiani e su una programmazione di prospettiva. Allenarsi con Ivanovic sarà per lui un passaggio fondamentale per alzare il livello. In bocca al lupo a lui e a tutti i giovani che stanno trovando più spazio: l’Italbasket e gli appassionati tifano per loro. Buon 2026.