Il miracolo della Fortitudo è rimasto incompiuto. Verona ha strappato il pass per la finale imponendosi nella serie con un netto 3-0. Un risultato che non ha lasciato scampo a Fantinelli e compagni, costretti a salutare la stagione in maniera più brusca di quanto probabilmente meritassero.

Anche lunedì gli uomini in biancoblù hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, ma ancora una volta non è bastato. Viene dunque da chiedersi se quei presunti fantasmi riaffiorati ad Avellino, con una Effe ingessata in attacco e povera di soluzioni corali, non fossero in realtà meno frutto di congetture e più un vero campanello d’allarme. C’è sicuramente da sottolineare una cabina di regia ridotta ai minimi termini tra acciacchi e assenze, ma spesso sono mancate anche le idee per rispondere alle contromisure adottate dagli avversari, oltre che una gestione degli uomini quantomeno discutibile.

Nonostante l’epilogo netto, la stagione regolare resta encomiabile. Fino all’ultimo la squadra ha lottato per la promozione diretta, chiudendo al terzo posto la regular season, dietro soltanto a Scafati e Pesaro, ma è mancato quel qualcosa in più necessario per tornare in Serie A. Paulius Sorokas è stato una delle colonne portanti della squadra, probabilmente uno degli stranieri più incisivi ad aver vestito il biancoblù negli ultimi anni. Il lituano ha sfiorato il premio di miglior straniero del campionato, e forse lo avrebbe meritato più di Tiby, viaggiando per tutta la stagione in doppia doppia di media e dimostrando a più riprese di essere un giocatore fuori categoria. Nei playoff, però, Sorokas ha pagato in parte il peso di una stagione vissuta da protagonista assoluto: meno lucido e più in difficoltà del previsto, soprattutto contro Avellino. Contro la Scaligera, invece, è tornato più vicino ai suoi standard, pur con percentuali al tiro meno brillanti.

Il PalaDozza è stato il centro emotivo della stagione, il luogo in cui la squadra riusciva a trasformarsi. I numeri casalinghi parlano da soli: diciassette vittorie e una sola sconfitta nella regular season interna, un rendimento che ha tenuto viva la corsa ai piani alti anche nei momenti più difficili.

Fuori casa, invece, è emersa l’altra faccia della stagione. Per mesi la Fortitudo ha convissuto con un vero e proprio blocco psicologico e tecnico lontano da Bologna. Le trasferte sono diventate un problema strutturale, quasi identitario. La squadra ha finito progressivamente per dipendere troppo dal tiro da tre punti, senza avere continuità sufficiente per sostenere quel tipo di pallacanestro. Quando le percentuali si abbassavano, l’attacco si inceppava completamente, lasciando emergere tutti i limiti. La cosa poi si è ripetuta appunto nel corso dei playoff.

Il capitolo infortuni è stato uno dei temi più ricorrenti della stagione della Flats Service. Gli stop sono stati numerosi, più o meno lunghi, e hanno inciso in maniera diversa sugli equilibri della squadra. La società, però, si è sempre fatta trovare pronta nel sostituire i giocatori indisponibili: nel corso della stagione sono infatti arrivati Imbrò, De Vico, Mastellari, Harris e Perkovic.

Con la partita di lunedì si è chiuso non solo il campionato, ma anche un ciclo: quello di coach Attilio Caja. Il tecnico pavese ha diviso, e continua a dividere, l’opinione del popolo fortitudino. I suoi modi ruvidi, dentro e fuori dal campo, hanno caratterizzato anche il suo triennio sotto le Due Torri. I risultati ottenuti da Caja saranno sempre interpretabili a seconda del punto di vista: si può leggere il suo percorso come un ciclo senza trofei — intervallato soltanto dalla Supercoppa conquistata con Cagnardi — e con due Final Four di Coppa Italia mancate, oppure come un’esperienza che ha portato una finale promozione, due semifinali playoff e una finale di Coppa Italia. Quello che invece appare oggettivo è che adesso si volta pagina. Anche la compagine societaria avrà presto un nuovo volto, Matteo Gentilini diventerà a breve il socio di maggioranza assoluta, aprendo così un nuovo capitolo della storia biancoblù.

 

Alessandro di Bari

In foto Caja (Fortitudo Bologna)