La stagione della Fortitudo Bologna si è chiusa in semifinale contro Verona (3-0). Segue il pagellone della stagione biancoblù.

IL PAGELLONE

Paulius Sorokas – La sua stagione è stata probabilmente una delle migliori viste negli ultimi anni da uno straniero in maglia Fortitudo. Non tanto per i numeri, già impressionanti, ma per il modo in cui è riuscito a diventare contemporaneamente primo terminale offensivo, miglior rimbalzista e principale riferimento emotivo della squadra. Per lunghi tratti ha praticamente retto il reparto lunghi da solo, garantendo continuità rara in una stagione con rotazioni accorciate. È stato devastante nel gioco sporco, nei secondi possessi, nei momenti in cui serviva una giocata di energia più che di talento puro. E tutto questo senza mai diventare un giocatore accentratore o tossico per il sistema. La sua annata ha avuto un solo vero momento di flessione, coinciso con la serie contro Avellino: percentuali crollate, meno brillantezza offensiva e maggiori difficoltà difensive contro avversari più dinamici. Ma era inevitabile che prima o poi pagasse il prezzo di una stagione da oltre 33 minuti di media, giocata quasi sempre al massimo dei giri. Contro Verona è tornato vicino ai suoi livelli abituali, ma a quel punto la squadra non ne aveva più abbastanza attorno. Rimane il simbolo tecnico della stagione biancoblù e uno dei migliori stranieri passati sotto le Due Torri negli ultimi anni. – voto 8,5
– RS: 16,7pts; 1,8 ast; 10,8rb; 33,6 min; 33% 3p; 53% 2p; 79% tl
– PO: 12,9pts; 2,9 ast; 6,9rb; 32,3 min; 23% 3p; 50% 2p; 87% tl-
– 43 partite giocate

Jordan Harris – Il suo passaggio è stato troppo breve per lasciare un’impronta vera sulla stagione, ma il talento offensivo si è intravisto immediatamente. Ha portato atletismo, punti rapidi e una dimensione diversa rispetto agli altri esterni del roster. La sensazione è che avrebbe potuto dare alla squadra quella produzione individuale che per gran parte dell’anno è mancata, soprattutto nei momenti in cui l’attacco si bloccava completamente. Resta però soltanto un’apparizione fugace dentro una stagione in cui la Fortitudo non è mai riuscita davvero ad avere continuità dagli stranieri esterni. – SV
– RS: 15,7pts; 2,7 ast; 2,7rb; 22,7 min; 40% 3p; 76% 2p; 53% tl
– PO: non disputati
– 3 partite giocate

Lee Moore – La sua stagione è stata inevitabilmente condizionata dagli infortuni, che gli hanno impedito di trovare continuità fisica e ritmo partita. Però quando è stato in campo ha quasi sempre dato la sensazione di essere uno dei giocatori più intelligenti del roster. Come Sorokas non è mai stato uno straniero invasivo o accentratore, anzi: si è adattato alle esigenze della squadra, spesso sacrificando numeri e protagonismo per dare equilibrio. Nei momenti migliori è stato l’unico esterno capace di creare davvero dal palleggio, rompere le difese e generare vantaggi per i compagni. Anche durante i rientri dagli stop fisici ha cercato di rendersi utile in ogni modo, soprattutto difensivamente. Se fosse riuscito a stare bene con continuità, probabilmente il volto offensivo della Fortitudo sarebbe stato diverso. – voto 7 –
– RS: 15,5pts; 2,9 ast; 3,4rb; 27,6 min; 24% 3p; 54% 2p; 90% tl
– PO: 15,3pts; 4,8 ast; 3,8rb; 25,8 min; 24% 3p; 65% 2p; 75% tl
– 19 partite giocate

Toni Perkovic – La sua parabola racconta bene una parte delle difficoltà offensive della Fortitudo. L’inizio aveva fatto intravedere un giocatore capace di dare pericolosità perimetrale e soluzioni rapide. Però col passare dei mesi sono emerse tutte le sue discontinuità. Le tribune, i cambi nelle rotazioni e la difficoltà della squadra a costruire un sistema offensivo fluido lo hanno progressivamente spento. Quando la Fortitudo ha avuto bisogno di allargare il proprio attacco e trovare alternative al tiro da tre costruito male, lui non è riuscito a fare il salto di qualità. Nei playoff, soprattutto, è mancato quasi completamente l’impatto offensivo che ci si aspettava da uno come lui. Troppe serate anonime, troppo poco peso specifico nelle partite decisive. – voto 5
RS: 15,5pts; 2,5 ast; 2,5rb; 25,4 min; 28% 3p; 44% 2p; 85% tl
PO: 8,3pts; 2,7 ast; 2,3rb; 22,7 min; 22% 3p; 27% 2p; 70% tl
16 partite giocate

Alvise Sarto – Una delle sorprese più belle e inattese della stagione biancoblù. La sua crescita è stata costante e molto evidente col passare dei mesi. All’inizio alternava ottime cose a momenti di totale invisibilità, ma Caja gli ha dato fiducia continua e lui ha saputo ripagarla. È diventato con il tempo uno degli uomini simbolo della squadra. Il tiro da tre è stato fondamentale per tenere viva la Fortitudo in tante serate offensive complicate, ma ridurre la sua stagione alle percentuali sarebbe ingiusto. Ha portato emotività, aggressività e coraggio. Nei playoff, soprattutto nella serie contro Avellino, è stato probabilmente lui il vero trascinatore offensivo della squadra, prendendosi responsabilità pesantissime quando gli stranieri erano in difficoltà. La sua crescita è una delle notizie migliori lasciate in eredità da questa stagione. – voto 7+ –
RS: 12,3pts; 1,4 ast; 3,6rb; 30,7 min; 39% 3p; 54% 2p; 90% tl
PO: 12,6pts; 1,4 ast; 4,1rb; 31,7 min; 41% 3p; 56% 2p; 83% tl
43 partite giocate

Martino Mastellari – Arrivare a stagione in corso dentro una squadra già costruita e molto codificata non era semplice. Ha avuto qualche fiammata offensiva interessante, soprattutto quando è riuscito a giocare con ritmo e fiducia, ma nel complesso non è mai sembrato davvero centrale nel sistema della Fortitudo. Anche lui ha finito per pagare una squadra offensivamente molto rigida, nella quale trovare spazio e continuità era complicato. Ha dato qualcosa, ma troppo poco per incidere realmente sull’andamento della stagione. – voto 5,5
RS: 10,3pts; 1 ast; 1,3rb; 15 min; 37% 3p; 57% 2p; 100% tl
PO: 6,4pts; 1,4 ast; 1,4rb; 17,4 min; 24% 3p; 43% 2p; 33% tl
10 partite giocate

Valerio Mazzola – La sua stagione praticamente non è mai davvero iniziata. Gli infortuni lo hanno fermato continuamente, impedendogli di dare continuità a una squadra che avrebbe avuto enorme bisogno della sua esperienza e della sua intelligenza cestistica. Quando è riuscito a stare in campo ha mostrato letture preziose, fisicità e capacità di aprire il campo. Però la Fortitudo non ha mai potuto contare davvero su di lui. – SV
RS: 8pts; 0,8 ast; 4,8rb; 20,2 min; 54% 3p; 33% 2p; 100% tl
PO: non disputati
6 partite giocate

Matteo Fantinelli – Rispetto alle ultime stagioni questa è stata probabilmente la sua annata più complicata. Non tanto dal punto di vista della leadership, mai mancata, quanto da quello della brillantezza tecnica e fisica. L’arrivo di Della Rosa sembrava poterlo alleggerire nella gestione offensiva, ma in realtà il capitano non ne ha tratto grande beneficio. È apparso spesso meno lucido nelle letture, meno dominante nel controllo del ritmo e anche difensivamente meno continuo rispetto al passato. Però il peso emotivo che continua ad avere sulla squadra resta enorme. La Fortitudo ha vissuto ancora molto delle sue energie nervose e del suo carisma, rimane comunque il leader assoluto del gruppo e il simbolo dell’identità biancoblù. – voto 6,5
RS: 7,3pts; 7,3 ast; 4,5rb; 27,8 min; 28% 3p; 43% 2p; 74% tl
PO: 4,8pts; 3 ast; 3rb; 18,6 min; 50% 3p; 50% 2p; 67% tl
40 partite giocate

Simon Anumba – La sua stagione è stata quasi divisa in due parti. L’inizio, anche a causa dei problemi fisici estivi, è stato molto complicato: pochi minuti, poca fiducia e un impatto quasi nullo. Poi però è cresciuto progressivamente fino a diventare una delle colonne della squadra. Ha portato atletismo, difesa aggressiva, tagli e tanta energia vicino al ferro. In alcune serate è stato addirittura decisivo dal punto di vista offensivo, mostrando una crescita molto superiore alle aspettative iniziali. Nei playoff ha perso qualcosa, complice anche la crescita di Moretti nelle rotazioni, ma il suo bilancio resta assolutamente positivo. È uno dei giocatori che più ha incarnato lo spirito combattivo della Fortitudo. – voto 7-
RS: 7,2pts; 0,9 ast; 3,8rb; 23,4 min; 26% 3p; 55% 2p; 74% tl
PO: 5,9pts; 1,7 ast; 4,6rb; 22,9 min; 50% 3p; 54% 2p; 83% tl
34 partite giocate

Gianluca Della Rosa – Doveva essere il giocatore capace di dare ordine, gestione e respiro a Fantinelli. Per lunghi tratti ci è riuscito anche bene, soprattutto quando la squadra aveva bisogno di rallentare e trovare possessi più puliti. Nei playoff, paradossalmente, è stato uno dei pochi a crescere offensivamente, prendendosi responsabilità importanti e mostrando personalità. È mancata però quella continuità che avrebbe potuto davvero cambiare il volto offensivo della squadra. – voto 6+
RS: 7,1pts; 3,5 ast; 2rb; 22,1 min; 33% 3p; 44% 2p; 85% tl
PO: 9,8pts; 4,2 ast; 2rb; 27,4 min; 35% 3p; 100% 2p; 71% tl
41 partite giocate

Matteo Imbrò – Stagione complicatissima, continuamente interrotta dai problemi fisici. Non è mai riuscito davvero a trovare continuità né condizione. Eppure, nei momenti in cui è stato disponibile, ha saputo prendersi responsabilità importanti e dare qualità alle seconde linee. La sua esperienza sarebbe servita moltissimo in una squadra offensivamente così fragile, ma la Fortitudo non ha mai potuto averlo davvero al massimo. Rimane una stagione difficile da giudicare fino in fondo proprio per le tante assenze. – voto 6 –
RS: 6,1pts; 1,4 ast; 2rb; 15,4 min; 28% 3p; 44% 2p; 87% tl
PO: 5,8pts; 1 ast; 1rb; 15 min; 30% 3p; 33% 2p; 100% tl
26 partite giocate

Niccolò De Vico – È stato uno dei giocatori più difficili da decifrare dentro le rotazioni di Caja. Ha trovato poco spazio e spesso è finito fuori dalle gerarchie, ma ogni volta che è stato chiamato in causa ha quasi sempre risposto con energia, difesa e disponibilità totale al sacrificio. Non è mai riuscito a trovare continuità offensiva e probabilmente ha pagato la rigidità delle rotazioni. Il suo atteggiamento però è sempre stato impeccabile. – voto 6
RS: 4,7pts; 0,2 ast; 2,2rb; 11,9 min; 29% 3p; 48% 2p; 76% tl
PO: 3,2pts; 0 ast; 2rb; 5,2 min; 25% 3p; 80% 2p; 83% tl
26 partite giocate

Samuele Moretti – Uno dei giocatori che più è maturato nel corso della stagione, anche senza grandi numeri. Ha dato energia, rimbalzi, fisicità e tantissimo lavoro sporco. Nei playoff è cresciuto molto, diventando quasi indispensabile per tenere in piedi l’intensità difensiva e la lotta sotto canestro. La sua presenza si è sentita soprattutto nelle partite sporche e fisiche, quelle che più hanno rappresentato la natura di questa Fortitudo. – voto 6,5
– RS: 4,4pts; 0,8 ast; 4,9rb; 16,9 min; 0% 3p; 59% 2p; 73% tl
– PO: 4,7pts; 1,3 ast; 7,7rb; 22,7 min; 0% 3p; 79% 2p; 58% tl
– 40 partite giocate

Vincenzo Guaiana – Ha avuto poco spazio e pochissime occasioni per entrare davvero dentro le rotazioni principali. Ha alternato qualche buona energia difensiva a tanti minuti anonimi, senza mai riuscire davvero a ritagliarsi un ruolo stabile. In una squadra che cercava continuamente equilibrio, è finito spesso ai margini. – voto 6- –
RS: 3,2pts; 0,8 ast; 2rb; 13,8 min; 35% 3p; 50% 2p; 65% tl
PO: 1,3pts; 0,3 ast; 2,3rb; 7,5 min; 20% 3p; 0% 2p; 100% tl
37 partite giocate

Attilio Caja – Difensivamente la Fortitudo è stata una delle realtà più dure e complicate da affrontare del campionato, soprattutto al Paladozza. Lo stesso non si può dire della metà campo offensiva, dove la squadra ha fatto più e più volte fatica. L’attacco è stato spesso troppo dipendente dal tiro da tre, poco fluido e con pochissime soluzioni alternative nei finali punto a punto. Anche la gestione delle rotazioni, già ridotte dagli infortuni, a volte è sembrata eccessivamente rigida. Rimane comunque il principale artefice di una squadra che probabilmente ha ottenuto il massimo possibile dalle proprie caratteristiche. Inutile aprire la parentesi sulle questioni extracampo per cui servirebbe un approfondimento a parte. – voto 6,5
– TOT: 28 vittorie – 16 sconfitte (RS: 25 vittorie – 11 sconfitte; PO: 3 vittorie – 5 sconfitte)
– CASA: 20 vittorie – 3 sconfitte (RS: 17 vittorie – 1 sconfitte; PO: 3 vittorie – 2 sconfitte)
– TRASFERTA: 8 vittorie – 13 sconfitte (RS: 8 vittorie – 10 sconfitte; PO: 0 vittorie – 3 sconfitte)

 

Alessandro di Bari

Foto Fortiudo Bologna