La prima certezza è che questa sera, alla Virtus Arena, non ci sarà più spazio per gli errori. Dopo la sconfitta in gara1 contro Venezia, la Virtus Olidata Bologna si ritrova già con le spalle al muro in una semifinale playoff che rischia di prendere una piega estremamente pericolosa. Palla a due, domani, alle ore 20 con diretta su Sky Sport, LBA TV e radiocronaca su Radio Nettuno Bologna Uno affidata alla voce di Dario Ronzulli.
La Reyer ha fatto il suo colpo, ha espugnato Bologna e soprattutto si è presa il fattore campo. Ora tocca alla Virtus reagire. Perché immaginare di presentarsi al Taliercio sotto 2-0 significherebbe esporsi ad un rischio enorme contro una squadra che in questi playoff ha già dimostrato di sapersi esaltare nelle partite ad alta tensione, specialmente in casa.
Gara1 ha riportato in superficie alcune problematiche che sembravano essere state messe momentaneamente da parte nel finale di stagione. La prima riguarda le rotazioni: Nenad Jakovljevic le ha accorciato notevolmente, affidandosi ad un gruppo ristretto di uomini. Francesco Ferrari ha visto il campo soltanto per qualche possesso, mentre Nicola Akele è stato utilizzato prevalentemente da centro tattico. Una soluzione che però non ha pagato contro un Amedeo Tessitori dominante vicino al ferro e capace di occupare l’area con grande efficacia.
C’è poi il tema più caldo di tutti: la scelta dello straniero escluso. Con Derrick Alston Jr e Alessandro Pajola indisponibili, la Virtus è costretta a fare i conti con una coperta sempre più corta. In gara1 la decisione è stata quella di lasciare fuori Yago Dos Santos per puntare sulla fisicità di Karim Jallow.
Una scelta comprensibile sulla carta, ma che ha inevitabilmente tolto alla squadra una componente fondamentale. Senza il playmaker brasiliano, la Virtus ha perso costruzione offensiva, letture, capacità di organizzare il gioco e gestione dei possessi nei momenti più delicati della partita. Aspetti che si sono visti soprattutto nel finale, quando l’attacco bianconero si è progressivamente fermato nelle mani di Carsen Edwards.
Il numero 3 ha chiuso con 21 punti, ma il dato racconta soltanto una parte della storia. La prestazione offensiva è stata infatti caratterizzata da una produzione estremamente dispendiosa: 6/23 dal campo e ben 31 conclusioni complessive considerando anche gli otto liberi tentati. Venezia ha accettato la sfida individuale, ha costruito una gabbia difensiva attorno al proprio avversario più pericoloso e ha costretto la Virtus ad un attacco prevedibile, fatto spesso di isolamenti e soluzioni individuali.
È inevitabile domandarsi se con Yago Dos Santos in campo la gestione di quei possessi avrebbe potuto essere diversa.
Dall’altra parte Karim Jallow non ha certamente disputato una gara negativa. L’ala tedesca ha portato energia, atletismo e anche alcune giocate spettacolari, compresa una schiacciata di grande impatto e una tripla importante. Il problema è che nei quintetti condivisi con Saliou Niang la Virtus ha finito per perdere gran parte della propria pericolosità sul perimetro, consentendo alla difesa veneziana di collassare maggiormente dentro l’area.
Un’altra riflessione riguarda Alen Smailagic. Il lungo serbo, che nella parte finale della regular season e nelle prime gare playoff era spesso rimasto fuori dalle rotazioni, ha avuto la sua occasione in gara1 senza però riuscire a sfruttarla. I tre punti segnati rappresentano soltanto una parte del problema. La vera difficoltà è stata difensiva.
Kyle Wiltjer lo ha attaccato sistematicamente nei pick and pop, costruendo gran parte della sua prestazione da MVP della serata. Il canadese ha chiuso con 26 punti e ha trovato continuità proprio sfruttando gli spazi concessi dalla difesa bianconera. Curiosamente, Wiltjer ha invece incontrato molte più difficoltà quando, nell’ultimo quarto, si è trovato di fronte giocatori più mobili e aggressivi come Jallow o Niang.
Anche per questo motivo non sarebbe sorprendente vedere nuove valutazioni nella scelta dei dodici per gara2.
La sensazione è che la Virtus abbia bisogno di qualcosa in più da tutti. Dai leader tecnici, dagli uomini della panchina e anche dalla propria guida tecnica. Jakovljevic era stato giustamente elogiato per la gestione di gara5 contro Trento, quando aveva scelto di cavalcare praticamente un unico quintetto per gran parte del secondo tempo. Ma una semifinale playoff impone un livello di reattività ancora superiore.
Le difficoltà aumentano, il margine di errore si riduce e le partite vengono spesso decise dalla rapidità con cui si riesce a leggere ciò che accade sul parquet. Per questo gara2 rappresenta molto più di una semplice occasione di pareggiare la serie.
È un vero bivio della postseason bianconera e la Virtus deve rispondere presente.
Eugenio Petrillo
Foto Ciamillo-Castoria