L’Italbasket chiude la prima fase delle qualificazioni alla FIBA World Cup 2027 nel migliore dei modi possibile. La vittoria per 87-84 contro la Lituania alla Virtus Arena vale molto più dei punti in classifica: certifica la crescita di un gruppo giovane, conferma la bontà del lavoro svolto negli ultimi anni e consegna agli azzurri il primo posto nel girone D con un bilancio di cinque vittorie e una sola sconfitta.
L’unico passo falso era arrivato all’esordio, a Tortona, contro l’Islanda. Da quel momento in poi l’Italia ha cambiato marcia infilando cinque successi consecutivi e costruendo una striscia che ha restituito entusiasmo e convinzione a tutto l’ambiente azzurro. L’ultimo tassello è stato probabilmente anche il più prestigioso. Perché la Lituania, pur presentandosi a Bologna con qualche assenza, rimane una delle grandi potenze europee e si è presentata alla Virtus Arena con giocatori del calibro di Jonas Valanciunas e Matas Buzelis, due profili NBA capaci da soli di spostare gli equilibri di una partita.
Dietro all’Italia hanno chiuso proprio i baltici, quindi Islanda e Gran Bretagna, con gli inglesi eliminati dalla corsa mondiale. Gli azzurri invece proseguono il proprio percorso con fiducia e con la consapevolezza di poter guardare alle prossime sfide senza alcun timore reverenziale.
Questa finestra estiva, però, presentava difficoltà che andavano ben oltre il campo. L’assenza del commissario tecnico Luca Banchi, costretto a fermarsi per gravi problemi familiari, avrebbe potuto rappresentare un ostacolo importante nella gestione del gruppo. Al tecnico azzurro va il più sincero e caloroso augurio affinché possa presto tornare al proprio posto e in questo senso la dedica alla vittoria è stata d’obbligo.
Nel frattempo il testimone è stato raccolto da Marco Ramondino e dallo staff composto da Adriano Vertemati, Iacopo Squarcina e Riccardo Fois. Il lavoro svolto è stato semplicemente eccellente. Due vittorie su due nelle gare ufficiali contro Islanda e Lituania, ma soprattutto quattro successi complessivi considerando anche le amichevoli di prestigio vinte contro Croazia e Slovenia, nazionali strutturate e ricche di talento.
Risultati importanti, ma ancora più significativa è stata la qualità della pallacanestro espressa. L’Italia – priva di gran parte dei big convocabili – ha mostrato identità, organizzazione e una sorprendente capacità di adattarsi alle difficoltà, nonostante un’età media estremamente bassa e un gruppo in continua evoluzione.
La fotografia perfetta di questa estate azzurra è forse proprio la partita di Bologna. Quando la Lituania è volata sul +13 in pochi avrebbero scommesso sulla rimonta italiana. Gli azzurri invece hanno continuato a difendere, a correre e a crederci possesso dopo possesso. Poi, quasi all’improvviso, sono arrivate quelle triple che per tutta la serata sembravano stregate. Le ultime tre tentate sono finite tutte in fondo alla retina, cambiando – assieme ai contropiede vincenti di Gabriele Procida e Stefano Tonut – completamente l’inerzia della sfida e aprendo la strada al canestro che ha deciso la gara: la tripla di Nico Mannion che ha fatto esplodere la Virtus Arena.
Il pubblico non era quello delle grandi occasioni, ma il calore del palazzetto bolognese si è comunque fatto sentire in una serata speciale anche fuori dal parquet. All’intervallo infatti è stata celebrata la storia della Nazionale con la premiazione dei commissari tecnici che hanno scritto pagine importanti della pallacanestro italiana, in un ideale passaggio di consegne tra passato, presente e futuro: Sandro Gamba, Valerio Bianchini, Ettore Messina, Boscia Tanjevic, Carlo Recalcati, Simone Pianigiani, Meo Sacchetti e Gianmarco Pozzecco.
E proprio il futuro rappresenta forse la notizia migliore di questa finestra. L’Italia ha trovato protagonisti diversi in ogni partita, segnale inequivocabile della profondità del gruppo e della qualità del lavoro svolto.
Tommaso Baldasso ha ritrovato il parquet bolognese che presto tornerà a chiamare casa e ha confermato di poter essere una risorsa preziosa per gli equilibri azzurri. Nico Mannion si è preso spesso le responsabilità nei momenti decisivi, Matteo Spagnolo ha continuato il proprio percorso di crescita da leader tecnico, mentre Stefano Tonut, Gabriele Procida, Nicola Akele e Amedeo Tessitori hanno garantito esperienza, equilibrio e presenza nei momenti più delicati delle partite.
Tra le note più interessanti c’è sicuramente Giovanni Emejuru. Il classe 2003 marchigiano, cresciuto cestisticamente quasi interamente lontano dall’Italia, si è inserito con sorprendente naturalezza nei meccanismi della Nazionale. I margini di crescita sono ancora enormi, ma la sensazione è che l’Italbasket abbia trovato un corpo importante da aggiungere al proprio patrimonio tecnico e atletico per gli anni a venire.
Al di là dei singoli, ciò che questa finestra lascia in eredità è soprattutto un gruppo. In poche settimane gli azzurri hanno costruito una chimica evidente, uno spirito di appartenenza che si è visto in ogni possesso e in ogni difficoltà affrontata. La rimonta contro la Lituania non nasce soltanto dal talento, ma dalla convinzione collettiva di poter ribaltare una partita che sembrava ormai sfuggita di mano.
Adesso arriveranno alcune settimane di meritato riposo prima di tuffarsi nuovamente nelle qualificazioni mondiali. Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre l’asticella si alzerà ulteriormente con l’incrocio con il girone C, da cui arriveranno avversarie del calibro di Turchia, Serbia e Bosnia.
Sfide durissime, probabilmente tra le più complicate del percorso verso il Qatar. Ma l’ultima estate azzurra ha lasciato una certezza: questa Italia può competere con tutti. E soprattutto ha trovato qualcosa che spesso vale anche più del talento individuale: un gruppo che lotta, soffre e non smette mai di credere nelle proprie possibilità.
Eugenio Petrillo
Immagine Ciamillo-Castoria