Il 12 settembre 1956 la partita tra Italia-Polonia all’interno della quarta edizione del Trofeo di Mairano inaugurò il PalaDozza. Oggi i 70 anni del palazzetto, che si trova nel centro di Bologna, vengono raccontati nel libro di Enrico Schiavina, L’ombelico del basket. 70 anni di PalaDozza. Storia e leggenda del tempio dei canestri, edito da Edizioni Minerva. Libro che è stato presentato ieri al MUBIT, in occasione dell’esatta ricorrenza dopo l’ultima amichevole casalinga della Fortitudo, vittoriosa 66-60 contro Livorno.

La presentazione del libro è stata condotta da Emilio Marrese che ha dialogato con l’autore e il collega di Repubblica Walter Fuochi, ripercorrendo gli anni del PalaDozza con aneddoti sia su Fortitudo che Virtus. La presentazione è cominciata col racconto del progetto inziale che doveva essere diverso rispetto a quanto venne poi definitivamente costruito nel 1954, denominato Palazzo dello Sport di Bologna. PalaDozza, com’è noto a tutti, è diventato nel 1996 in onore di Giuseppe Dozza, sindaco di Bologna per 21 anni dal 1945 al 1966. Per lo stesso Schiavina rappresenta il “Palasport più prestigioso d’Italia“, ed è anche quello dove l’Italbasket ha giocato più partite della sua storia finora: 35 con 23 vittorie e 12 sconfitte. Nel ripercorrerne la storia si è parlato anche di come sia cambiata la capienza all’interno del palazzetto, prima di arrivare ai 5570 posti attuali. Nel libro Schiavina racconta come nel 1971 ci fu il derby con il maggior numero di spettatori, 9173, mentre con la boxe si è arrivati a 9200 fino ai 10/12 mila in occasione di altri eventi. A testimonianza della prima partita è intervenuto Achille Canna, uno dei 7 giocatori di quella nazionale che giocava a Bologna, che all’epoca vestiva la maglia della Virtus. In rappresentanza della Virtus è intervenuto Alberto Bortolotti, che ha spiegato come il rapporto col PalaDozza non finirà mai, e che quest’anno farà ancora da casa per le V nere fino a dicembre. Per la Fortitudo è intervenuto il Presidente Guerri, anche lui tra i festeggiati di giornata, che ha ribadito come il PalaDozza sia la casa della Fortitudo, e il desiderio di aprire anche la sede della società al suo interno. La nascita del palazzetto, ricorda Fuochi, è stata determinante per il mito di “Basket City”. Nei primi anni ci giocava solo la Virtus, poi dal 1966 si è inserita la Fortitudo portando un altro valore alla storia del palazzo; dventando sempre più “un luogo dove dover essere“. Tra il 1992 e il 2002 il PalaDozza è stato il palcoscenico di un decennio d’oro per il basket bolognese, dove Virtus e Fortitudo si sono giocate Scudetti ed Euroleghe, e probabilmente in Europa non c’era un dualismo dello stesso livello. Restando in tema Europa, al PalaDozza fu vinta anche la prima Coppa Campioni da una squadra italiana, Milano, nel 1966.

I racconti di Schiavina e Fuochi non si sono fermati solo al basket, ricordando anche come il basket femminile sia sempre stato presente al PalaDozza, perchè l’interno del Madison di Piazza Azzarita nel corso di questi 70 anni è stato trasformato per il pattinaggio su ghiaccio, per il grande Tennis degli anni ’70, vedendo passare numeri 1 come Pietrangeli, Panatta, Borg e McEnroe. Così come per gli anni ’80 per il volley, con le grandi vittorie della Zinella. Non solo sport, ma anche tanta musica è passata dal PalaDozza, tra questi: Miles Davis, Ray Charles, James Brown, i primi concerti dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, Fabrizio De Andrè, Luciano Pavarotti e i maestri Claudio Abbado e Riccardo Muti. Così come il teatro e la politica.

Tornando in conclusione al basket, dopo che per quasi 10 anni il derby è mancato, nell’aprile 2017 si è giocato il primo derby in Serie A2, e poi tra il 2019 e il 2022 di nuovo in Serie A. Nel ricordare i tanti campioni che sono passati sul parquet del PalaDozza, Fuochi si sofferma sugli anni di Teodosic alla Virtus, paragonando il suo arrivo ad una apparizione, del livello di “Sugar” Ray Richardson. Per finire l’auspicio per i prossimi 10 anni di Fuochi è che, nonostante lo sport professionistico vada verso le grandi arene, il PalaDozza continui ad essere un posto unico dove dare continuità alla storia fatta fin qui, con anche la novità del Museo che potrebbe ospitare giornate del genere con più frequenza. Per Schiavina invece la funzione del PalaDozza, oltre alle partite della Fortitudo, non potrà mai esaurirsi, ma tornare buona per tantissime competizioni anche giovanili e femminili, come stimolo di crescita.

Edoardo Tamba
foto (Walter Fuochi, Enrico Schiavina e Emilio Marrese)