Iniziare nella medesima maniera nella quale si è lasciato, sperando che l’epilogo sia differente rispetto a quello di quindici anni prima. Le tre vittorie ottenute nelle prime tre partite di Eurolega è la maniera in cui Željko Obradović, alla sua prima stagione al ritorno al timone del Panathinaikos, ha aperto la massima competizione europea per club eguagliando il risultato ottenuto alla guida di Atene in occasione dell’annata che ha concluso la prima esperienza dell’allenatore maggiormente vincente d’Europa come stratega della compagine biancoverde.
Il successo col Maccabi Tel Aviv alla terza giornata di Eurolega è stato raggiunto sulla falsa riga di quelli riscossi su Paris Basketball e ASVEL, ovvero grazie a quella difesa disciplinata e a quel rigore tattico col quale Željko Obradović intende oggi riportare il Panathinaikos al titolo di campione d’Europa. Del resto, una lunga serie di assenze, che ha impedito allo stratega nativo di Čačak di esprimere appieno il potenziale della squadra di Atene, ha reso il ricorso al gioco a ritmi controllati e a un gioco estremamente difensivo una necessità per l’allenatore serbo, più che una questione di principio contro squadre che propongono un basket offensivo ‘all’americana’.
Il principio, invece, ha regolato l’esperienza di Obradović nella stagione 2011/12, nella quale le prime tre partite di Eurolega sono state vinte contro l’Unicaja Malaga di coach Chus Mateo, lo Zagreb di Dario Šarić e lo Žalgiris Kaunas di Marko Popović, sempre facendo leva su una difesa che, in media, ha concesso appena più di 75 punti. Per il Panathinaikos, il ricorso storico sarebbe tuttavia meglio che finisse qui, anche perché l’epilogo della campagna di Eurolega di quindici anni fa è stato, per Atene, poco felice.
Giannakopoulos contro Bartzokas
Raggiunta la final four della massima competizione europea, un Panathinaikos ricco di talento, a partire da Dimitris Diamantidis, Mike Batiste, Nick Calathes, Šarūnas Jasikevičius e David Logan, è infatti incappato nella CSKA Mosca di Miloš Teodošić, Rimantas Šiškauskas e Alexey Shved, che dopo aver interrotto la striscia di tre successi a inizio torneo ha eliminato Atene in semifinale, prima di perdere a sua volta con gli arcirivali cittadini dei biancoverdi dell’Olympiacos.
Proprio la compagine del Pireo campione d’Europa in carica è oggi l’obiettivo che un Panathinaikos sempre ricco di giocatori di talento, come Sylvain Francisco, Brancou Badio, Isaac Bonga, Guerschon Yabusele, Matthias Lessort, Kostas Sloukas e Dino Mitoglou, desidera scalzare dal trono d’Europa con tutti i mezzi. Non a caso, patron Dimitris Giannakopoulos ha chiesto ad Euroleague l’apertura di un provvedimento disciplinare nei confronti dell’allenatore dell’Olympiacos, Georgios Bartzokas, per la spinta data ad alcuni giocatori della Virtus Bologna a seguito della sconfitta a fil di sirena subita al Paladozza.
L’iniziativa di Giannakopoulos si inserisce in una lunga querelle tra Panathinaikos e la squadra del Pireo, che nelle scorse stagioni ha visto proprio l’allenatore dell’Olympiacos protagonista di un plateale gesto di stizza nei confronti di Kostas Sloukas in un derby valido per il campionato nazionale di Grecia che l’esperto play della Nazionale ellenica ha risolto in favore di Atene con la classica tripla dell’ex.
Matteo Cazzulani
Nella foto: Dimitris Diamantidis con Željko Obradović nel 2012 (a sinistra) e Željko Obradović con Kostas Mitoglou nel 2026 (a destra). Copyright: Matej Katsouranis / Basket Magazine / AI generated image