Di Maurizio Roveri
Ogni Finale porta sempre con sé qualcosa di eccitante, di caratteristico. Ma la serie-scudetto che da questo mercoledì andrà in scena, a partire dalla “Segafredo Arena” di Bologna, va considerata decisamente “speciale”. Una sfida straordinaria. Gonfia di fascino, di suggestioni, di potenzialità. Poiché si affronteranno due squadre che dispongono di roster imperiosi.
Due Club di Eurolega. Intendo l’Eurolega moderna, vale a dire la competizione che nel 2009 passò sotto il controllo di Euroleague Comercial Assets (ECA). Una competizione in continua crescita, una formula vincente, un prodotto sempre più consistente a livello di credibilità e di appeal.
La Olimpia Armani Milano, che dentro la principale competizione europea c’è da quattordici anni consecutivi, sfiorando la finalissima un anno fa quando entrò nella Final Four e venne beffata dal Barcellona a mezzo secondo dal termine d’una semifinale giocata benissimo.
E la Virtus Segafredo Bologna che ha trionfato in Eurocup l’11 maggio, neanche un mese fa, in una notte magica tra forti emozioni e canestri d’autore, superando davanti a 10 mila spettatori la resistenza dell’ostico Bursaspor. Dopo aver vinto, in semifinale, l’aspra battaglia combattuta dentro “La Fonteta” di Valencia in semifinale. Performances che hanno proiettato la V nera di Bologna dentro l’Eurolega della prossima stagione.
Eurolega che… era ancora sotto l’insegna della FIBA quando la Virtus la vinse nel 1998. Ed era l’Euroleague della prima stagione di Uleb quando la V nera, ancora targata Kinder, trionfò nel 2001 (in quello che rimane l’ultimo titolo vinto da una squadra italiana nella più importante manifestazione cestistica europea per Club).
L’Olimpia Milano nella sua storia è salita 3 volte sul tetto d’Europa, in anni già lontani, quando il Torneo si chiamava Coppa dei Campioni. Vinta da Milano nel 1966 (Simmenthal), poi nel 1987 e nel 1988 (con Tracer come sponsor).
I profondi e competitivi roster attuali della Virtus Segafredo e della A/X Armani Exchange compongono un patrimonio di qualità, e di valore economico, che non trova precedenti nella storia dei playoff del campionato italiano.
A indossare le prestigiose maglie di due Club mitici vi sono giocatori fantastici. Soprattutto vincenti. Faccio qualche esempio (senza elencare tutti i Trofei vinti da questi atleti, ma “solo” i più rappresentativi).
In cabina di regìa la Virtus propone la personalità, i pensieri, le scelte del concreto Daniel Hackett, uno che in carriera ha vinto 1 Eurolega con il CSKA Mosca, 1 scudetto con Milano, 1 campionato greco con l’Olympiakos, 2 VTB United League con il CSKA, oltre alla recentissima Eurocup in maglia V nera.
Un altro campione mentalmente solido e vincente è Toko Shengelia: 1 campionato spagnolo vinto con il Baskonia, 1 VTB United League con il CSKA Mosca, 2 Eurocup (con Valencia, e con la Virtus).
Milos Teodosic, l’Artista: 1 Euroleague con il CSKA Mosca, oltre a 2 campionati russi e a 6 VTB United League; 1 scudetto e 1 Eurocup a Bologna con la Virtus Segafredo. Più, l’esperienza di 2 anni in NBA con i Los Angeles Clipper.
Marco Belinelli, il bolognese di San Giovanni in Persiceto, diabolico tiratore da 3 punti:  1 finale di Eurolega con la Fortitudo nel 2004 (persa contro il Maccabi Telk Aviv), 1 scudetto italiano con la Fortitudo nella stagione 2004-05 e 1 scudetto con la Virtus Segafredo nella stagione scorsa. In mezzo, ben 13 stagioni NBA con 8370 punti realizzati. E soprattutto 1 “anello” NBA vinto nel 2014 con i San Antonio Spurs. Più l’Eurocup virtussina del mese scorso.
Kyle Weems: 1 campionato italiano e 1 Eurocup vinti in maglia V nera, e 1 Eurochallenge con il club francese del Nanterre.
Alessandro Pajola: all’età di 22 anni il ragazzo anconetano cresciuto nel settore giovanile della Stamura e poi, dal 2015, a Bologna nella Virtus, ha già vinto con la “prima squadra” bianconera 1 scudetto, 1 Eurocup e 1 Champions League.
La Armani Exchange Milano risponde con alcuni giocatori che vantano un palmares decisamente ampio.
A cominciare da Sergio “Chacho” Rodriguez: 3 campionati spagnoli con il Real Madrid (fra il 2012 e il 2016), 1 Euroleague vinta con il Real Madrid (2015), 1 Euroleague v vinta in Russia con il CSKA Mosca (2019); 2 VTB United League con il CSKA, 1 Coppa Intercontinentale con il Real Madrid. E poi… con la Nazionale di Spagna 1 Oro ai campionati Mondiali del 2006 in Giappone e 1 Oro agli Europei di Francia 2015.
Il reggiano Nicolò Melli, oltre a due esperienze NBA (New Orleans e Dallas) ha provato l’emozione di 1 scudetto con l’Olimpia Milano nel 2014; 2 campionati tedeschi con il Brose Bamberg, poi 1 campionato turco con il Fenerbahce Istanbul (e con il Fener stato anche 2 volte finalista di Euroleague). Considerando i 5 anni trascorsi in maglia-Olimpia dal 2010 al 2015 e la stagione attuale, Nicolò Melli è il primo giocatore italiano dell’Olimpia ad aver superato le 100 presenze in Eurolega.
Gigi Datome: 1 Eurolega vinta in Turchia con il Fenerbahce (e altre tre Final Four giocate con il Club di Istanbul), due esperienze in NBA con Detroit Pistons e Boston Celtics), 1 scudetto italiano a Siena nel 2004; 3 campionati di Turchia vinti con il Fenerbahce.
Kyle Hines, il “Professore” di Milano, presenta un palmares infinito. Sono ben 19 i Trofei che questo centro di 1,98 per 111 chili e dotato d’una sapienza tattica straordinaria, ha conquistato a livello di Club. Tra questi 19 titoli, spiccano 4 Euroleague (2 vinti in maglia Olympiakos Atene e 2 con il CSKA Mosca), 1 campionato tedesco con il Bamberg, 1 campionato greco con l’Olympiakos e 6 VTB United League con il CSKA Mosca.
L’Olimpia Milano e la Virtus Bologna sono anche le squadra di alcuni difensori strepitosi: Alessandro Pajola, Daniel Hackett e Kyle Weems per Bologna; Nicolò Melli, Kyle Hines e Davon Hall per Milano.
Volendo scegliere un vocabolo per esprimere  l’immagine di questi due squadroni, e della loro pallacanestro, userei per l’Armani Milano la parola “solidità”. E per la Virtus Segafredo la parola “fantasia”.
Il gruppo milanese di coach Ettore Messina, seppure abbia alzato decisamente il livello del suo gioco d’attacco rispetto alla regular season (dove aveva conosciuto anche momenti di sterilità…) predilige esprimersi con un “ritmo controllato”.
La Virtus Segafredo, invece, preferisce correre. Ha bisogno di correre. E dunque, tanta ricerca del contropiede primario e – in alternativa – attacco in transizione. Milos Teodosic mette in ritmo i compagni, con la sua classe e la sua immaginazione, e quell’enorme capacità di trovare una linea di passaggio, una angolazione laddove pare impossibile che la palla possa passare (le sue mani dipingono assist imprevedibili e spettacolari). Quando la palla corre rapida, fluida, armoniosa da un lato all’altro del campo, oppure si muove efficacemente “dentro e fuori”, la squadra di coach Sergio Scariolo esprime il meglio della sua pallacanestro. La V nera in attacco coinvolge tanto il suo centro Mam Jaiteh (2,11 per 113 chili) servendolo – il più possibile – in movimento con i passaggi di Milos, di Belinelli, anche di Hackett, Pajola, Weems.
Le alternative in attacco sono Shengelia che è efficacissimo quando va in posizione di post basso, e Belinelli servito in uscita dai blocchi dove ruba il tempo agli avversari per il suo proverbiale tiro da 3 punti. Il “Beli” è anche molto abile – con la sua vasta esperienza – nell’andare a guadagnarsi falli (e dalla linea dei tiri liberi non sbaglia quasi mai). Il campione di San Giovanni in Persiceto – molto bravo nel “leggere” i giochi e le difese – sa essere reattivo e pericoloso con i “tagli” lungo la linea di fondo per ricevere sottocanestro immediati assist (soprattutto i “lampi” di Milos Teodosic). Soluzioni fuori-dentro. Ma anche dentro-fuori sulle penetrazioni con scarichi in angolo per Kyle Weems in particolare, e anche per Daniel Hackett e Amar Alibegovic.
Poi… le accelerazioni, l’atletismo, l’energia di Isaia Cordinier, il cui lavoro per contrastare la Armani sui rimbalzi difensivi potrebbe risultare importante per la Virtus Segafredo.
La squadra bolognese di coach Scariolo non ha una vera, costante alternativa al “tiro da 3” di Marco Belinelli. Lo diventa Milos Teodosic nelle serate in cui prende subito un buon ritmo di tiro (come in occasione della finalissima di Eurocup) e lo può essere anche Weems quand’è al meglio della condizione atletica. Ma nelle tre gare di semifinale contro Tortona, Kyle non è sembrato offensivamente brillante. E’ un giocatore che ha dato tanto, tantissimo alla Segafredo in questi mesi. L’anima del gruppo. Ci sta, dunque, che sia apparso un po’ affaticato nelle serie contro Pesaro e Tortona. La settimana di recupero e di preparazione alle Finali potrebbe essere stata provvidenziale per “l’uomo degli equilibri” della Virtus Segafredo.
Milano ha modificato la sua pallacanestro. No. Di più. In realtà, coach Messina e il suo gruppo l’hanno ampliata. Rendendo maggiormente efficace l’aspetto offensivo. Uscita sconfitta, ma a testa alta considerando le tante indisponibilità, dalle battaglie di Istanbul nei quarti di finale di Eurolega, la Armani Exchange (recuperando un giocatore fondamentale come Nicolò Melli) si è tuffata con forte determinazione in un rigoroso lavoro in palestra. Per dotarsi di soluzioni più efficaci. Che sono state collaudate nei playoff: verificate nelle tre partite vinte contro Reggio Emilia e poi apprezzate nelle tre partite vinte bene contro il Banco di Sardegna Sassari.
E allora, ecco il sorprendente cambiamento. Quella che era la miglior difesa della regular season s’è trasformata nel migliore attacco dei playoff. L’Olimpia sta viaggiando, in questa post season, ad una media di 89,5 punti realizzati. Vale a dire, 7 punti in più a partita rispetto alla stagione regolare.
Ciò che fa una strana impressione – in una squadra allenata da Ettore Messina – è l’aumentato uso del tiro da 3. La ricerca delle soluzioni dalla lunga distanza. Complessivamente, nelle tre gare di semifinale, la Armani ha tirato da oltre l’arco ben trenta volte più della Virtus!
Milano sta osando di più rispetto a prima. I numeri dicono: 85 i tentativi dell’Olimpia nelle sfide con la Dinamo Sassari, e 32 i canestri da 3 punti. Contemporaneamente, il gruppo di coach Ettore Messina ha perso il primo posto nella graduatoria dei punti concessi. Tuttavia, la A/X Armani Exchange rimane comunque una squadra che difende forte. Perchè questo è il suo marchio di fabbrica.
E la Virtus Segafredo? La V nera di Bologna è stata la numero 1 per produzione punti nelle trenta partite della regular. Media 88,9.  Nei playoff il livello produttivo del team bianconero s’è abbassato a 78.7 (81.7 prendendo in considerazione solo le tre sfide con Tortona in semifinale). Il gruppo di Sergio Scariolo ha cercato decisamente di meno, rispetto all’Olimpia Milano, la soluzione di tiro da oltre i metri 6,75
Il 24 su 55 della V nera, però, significa una percentuale (ottima per conclusioni dalla lunga distanza) del 43,6. Mentre il 32 su 85 di Milano equivale al 37,6%.
Inoltre, poiché i titoli normalmente si vincono con una migliore efficienza difensiva, ecco la V nera di Bologna diventare in questi playoff la squadra che concede di meno agli avversari: media-partita 65,7 calcolata sulle 6 partite (quarti di finale e semifinali), che sale un attimino a 70,7 prendendo in considerazioni soltanto le tre sfide con la valorosa Bertram Tortona.
La Virtus Segafredo, avendo vinto la regular season, avrà in queste LBA Finals il vantaggio del fattore campo. Che non è determinante (vedi la Armani della stagione scorsa…) e tuttavia un certo peso potrebbe averlo, dal momento che Virtus Segafredo e Olimpia Armani in questo campionato non hanno mai perso in casa. Entrambe sono a 19-0. E se l’imbattibilità casalinga continuerà, la serie si prolungherà fino alla decisiva gara7. Alla Segafredo Arena di Bologna.