Altro appuntamento con le interviste di A2 di Basket Magazine, per questo weekend abbiamo intervistato Teoman Alibegovic, ora dirigente sportivo della Fortitudo Bologna, oltre ad essere stato un grande giocatore di basket, ha giocato proprio alla Fortitudo, ma anche all’Alba Berlino e a Udine, ci ha concesso del tempo per parlare del futuro dell’Aquila e dell’equilibrio che si sta evidenziando in A2.
FORTITUDO BOLOGNA: SGUARDO AL FUTURO
-Com’è nato questo terzo ritorno in Fortitudo e cosa significa per lui?
“Sicuramente una parte importante del mio ritorno è chiudere il cerchio iniziato nel 1992, sono stati fatti i primi due capitoli ed adesso un terzo conclusivo che dovrebbe essere quello che conclude un’avventura iniziata tanti anni fa, e il mio sogno sarebbe quello di rendere la Fortitudo una società esemplare e solidissima, senza problemi fuori dal campo.
-Quanto pensa di rimanere in Fortitudo e quali sono gli obiettivi da raggiungere in questo periodo?
“Per adesso sono rimasto in Fortitudo 30 anni, non so quanti ne rimarrò ancora, poi dopo il lavoro sarò comunque un grande tifoso della squadra, mi importa fare bene per tutti i tifosi, perché a noi fortitudini fa a bene vedere che la F vince.
-Ha una promessa da fare ai tifosi che la considerano come un’icona e un mito?
“La promessa è rendere ogni giorno migliore la Fortitudo, che questa società si consolidi, si prepari e ritorni quando è pronta in Serie A, non da materasso ma da squadra competitiva come è sempre stata.
-Com’è nato il suo legame con Stefano Tedeschi e Matteo Gentilini, questa società farà rinascere definitivamente la Fortitudo?
“Le intenzioni sono molto serie, come anche il metodo di lavoro, il mio rapporto con Stefano Tedeschi è partito esattamente nel 1992 a Reggio Emilia, e si è coltivato ogni partita della Fortitudo, dove sono rimasto più di un anno, questo perché Stefano e suo figlio Andrea, il nostro capo stampa, sono stati presenti a tutte le partite della Fortitudo, un’amicizia che si è costruita ed è durata fino ad oggi. Matteo Gentilini l’ho conosciuto a gennaio, quando abbiamo espresso tutti l’idea di provare a cambiare aria in Fortitudo perché la gestione precedente, non voglio giudicarla, ma aveva fatto il suo, e come ogni ciclo il tempo era scaduto ed era il momento di cambiare aria e così fu. Stiamo provando a portare un nuovo metodo di lavoro, un altro approccio, non vogliamo paragonarci col passato, ma lavorare sul presente e futuro.
-Queste 7 vittorie inaspettate possono essere anche un male oltre a un bene perché molti stanno iniziando a parlare di Serie A ovviamente e si creano anche un po’ più di pressioni sulla squadra, anche Caja ha frenato l’entusiasmo.
“Vincere non è mai male, poi se il pubblico vuole andare in A1, lo voglio anch’io, se qualcuno comincia a sentire pressione io non la sento, perché so che noi tutti siamo consapevoli che per andare in Serie A1 ci vuole un po’ di più che solo vittorie in campo sportivo, bisogna vincere anche fuori dal parquet, in campo economico, preparativo, logistico, organizzativo.
-Quest’anno Fantinelli e Aradori sembrano trasformati, Bolpin sembra l’acquisto azzeccato, i due americani sono all’altezza come non si vedevano da tempo, cosa piace in particolare di questa squadra?
“L’ordine, si vede la mano di Caja, è un allenatore molto ordinato, il suo mantra si può spiegare con un episodio durante questa stagione: siamo 30 punti sopra Trieste, e uno dei ragazzi sbaglia, un errore mentale e Caja si arrabbia, gli urla contro e gli dice che non serve fare errori mentali se non sei neanche sotto pressione, i ragazzi hanno capito che lui, in questo momento, si arrabbia un po’ ma lo fa per il loro bene. Inoltre i giocatori in questo modo, essendo parte di un programma tecnico e organizzativo buono come si sta presentando la Fortitudo, capiscono che è un bene restare e sono pronti ad accettare anche qualche critica. Stessa cosa anche per Fantinelli e Aradori, hanno capito che Caja qualche volta si arrabbia, ma questo è uno sport agonistico, è un performance business, bisogna fare delle buone prestazione, quando arrivi in partita di Fortitudo devi essere pronto a giocare bene senza pressioni dalla piazza, altrimenti non vieni a giocare qua.
-Questa società oltre ai risultati sportivi sta giocando una partita importante fuori dal campo per rilanciare un brand e un’immagine che negli ultimi anni erano state rovinate, qual è la risposta degli sponsor sia a livello locale che nazionale e i possibili nuovi investitori?
“Come ho già detto, non vorrei assolutamente parlare di passato, vorrei guardare al futuro e dico che Fortitudo ha margini di miglioramento di brand, di organizzazione e di varie altre cose, noi abbiamo preso in questo stato la F e la dobbiamo portare, usufruendo del nostro metodo, ad essere meglio di come è oggi. Io ricordo sempre ai ragazzi la partita contro Cento in Supercoppa, in quell’occasione sono tornato a casa dopo il match con un pugno nello stomaco, e non mi è piaciuto per niente. Io penso che volare troppo e pensare troppo non fa mai bene, perciò qualche vittoria in più o qualche in meno non cambia l’idea principale, ovvero consolidare società, i nostri progetti e migliorare lo stile del gioco, noi lo abbiamo fatto, infatti come hai detto, tanti anni non si vedevano stranieri all’altezza, non è proprio così perché gli stranieri sono sempre buoni ma bisogna incorporarli in una squadra senza fare piccoli gruppetti e noi abbiamo una squadra che si vuole bene, che si passa la palla volentieri, non ci sono ‘one man show’, ognuno ha il suo compito, che ad esempio per Aradori è quello di essere il nostro realizzatore, e lo sta facendo perché ha un allenatore che chiede alla squadra cosa fare con precisione, ognuno fa il suo e guarda caso sta andando bene perché sono ordinati.
SERIE A2
-Quali sono le impressioni sui due gironi di A2 e le squadre che lotteranno fino alla fine per la promozione?
“Sicuramente una bellissima sorpresa per l’A2 e la Nazionale è Trapani, parlando del nostro girone, ci sono 4/5 società molto forti e credo che sia un pizzico più forte, più complesso, probabilmente negli ultimi 10 anni non abbiamo mai visto un campionato di A2 così tanto equilibrato, per esempio da noi abbiamo Udine, Verona, la Fortitudo, Forlì, per non parlare di Trieste dove è arrivata una nuova società, hanno allestito una squadra che sulla carta potrebbe essere anche migliore, però in questo momento hanno perso qualche partita che non si aspettavano, bisogna attendere per vedere esattamente i valori di ogni squadra, inoltre non ci sono squadre materasso, incluso Cividale che quando gioca in casa è sempre un campo difficile per tutti, perciò dico sempre che il basket è bello. Tutti noi all’inizio abbiamo pensato che il Nardò fosse una squadra materasso, invece ha vinto 2/3 partite nelle ultime quattro, perciò si è riequilibrato tutto il movimento e soprattutto la Serie A2.
-I giocatori che lo incuriosiscono di più da seguire di questa Serie A2.
“Onestamente non guardo mai individualmente, ho alcuni ragazzi che preferisco ma solo perché li conosco attraverso le partite dei miei figli, poi uno si affeziona ai giocatori a livello personale più facilmente se li conosci non solo nel campo di basket, non tirerei fuori neanche un nome per adesso.
-A proposito dei suoi figli… Mirza gioca a Udine, Amar ha giocato anche in Virtus e Denis sembra molto promettente, un pensiero sul loro percorso, futuro e presente?
“Mirza ha già iniziato il suo percorso e credo che sia entrato nei migliori anni della sua carriera, davanti a lui, me lo auguro, ci sono 6/7 anni di miglior basket che può giocare. Amar sta percorrendo una via sia italiana che internazionale, adesso gioca in Turchia e ti devo dire che lo sta facendo veramente bene, si sta allenando molto bene e ha un coach, un ex giocatore, molto intelligente e vediamo come si svolgerà questa annata. Denis forse ha spesso un anno di troppo a Stella Azzurra, quando poteva già iniziare un percorso da qualche altra parte e ora giocare a livelli più alti, ma volendo finire la scuola è rimasto là e ora milita in Serie B, ma secondo me avrà un bel futuro davanti perché capisce pallacanestro in attacco e in difesa, ha un corpo molto alto, potrebbe giocare a un livello superiore sicuramente.
FUTURO
-A fine anno è contento se…
“Se la Fortitudo consolida interamente la posizione finanziaria, economica, organizzativa e si prepara tutti i presupposti per costruire una squadra per andare in A1, credo che noi non siamo ancora pronti per salire in A1 e rimanerci. Vogliamo salire ma messi bene sia economicamente, sia organizzativamente, sia con tutte le cose che devono essere pronte per entrare in una Serie A1, perché come ho detto ad altri, andare in A1 costa, solo per l’entrata bisogna spendere intorno ai 600/650k, ma poi con altri costi si arriva a un milione e mezzo di euro, noi come società non ci tiriamo indietro, come dice il presidente, a cui non piace perdere neanche a biliardo, però la forza dei uomini che prendono le decisioni è anche quella di rifiutare qualcosa quando non sembra buono.
Foto di Ciamillo Castoria