Il Panathinaikos è campione d’Europa! Alla Uber Arena di Berlino, la squadra di Ataman dopo il successo in finale sul Real Madrid festeggia così la sua settima Eurolega della storia.
Un successo voluto, sperato e tanto cercato sin dai primi mesi di stagione che mancava dal lontano 2011.
13 anni di astinenza per un club come quello del Panathinaikos sono tantissimi e dopo l’ultima stagione estremamente negativa, c’era bisogno di nuova linfa.
E allora in estate è cambiato tutto in casa Pana. L’eccentrico presidente Dimitirs Giannakopoulos ha affidato la guida della squadra all’allenatore vincente per antonomasia di quest’epoca: Ergin Ataman.
Dopo i successi e la gloria ottenuta nella sua Anadolu Efes, il sergente turco è approdato ad OAKA con l’intento di vincere da subito. Aveva dichiarato di essere sicuro di sollevare al cielo la coppa più importante sin dal primo anno e che avrebbe superato i record di un “santone” come Zelijko Obradovic. Dichiarazione che ancora oggi sembrano esagerata, ma si sa… chi ben comincia è già a metà dell’opera.
Ataman anche nei momenti più complicati, in particolare in avvio di annata è sempre stato convinto del valore della sua squadra. Tre sconfitte nelle prime tre partite in Eurolega, debacle totale con scarto di 20 nel derby di Supercoppa greca contro l’Olympiacos, ma lui rassicurava i suoi tifosi: “Prendete i biglietti per le Final Four di Berlino!”
Sembrava un pazzo, ma lui ci ha sempre creduto veramente.
La sterzata decisiva – per sua stessa ammissione dopo la vittoria sul Real Madrid – è arrivata grazie all’arrivo a novembre di Kendrick Nunn. La guardia americana ha completamente cambiato il destino del PAO in questa stagione.

La squadra con lui e senza il deludente Kyle Guy (andato in Spagna al Gran Canaria), ha cambiato faccia. Il roster era così completo e soprattutto con un’arma offensiva di primissimo livello in più.
Nunn è stato il vero ago nella bilancia. Ha cambiato le sorti ed è arrivato veramente ad un passo dal guadagnarsi l’MVP della regular season prima e della Final Four poi.
Il suo innesto si è andato ad inserire in un roster fortissimo e con diversi elementi di spicco acquistati nel mercato estivo: in primis Kostas Sloukas (MVP della F4), Mathias Lessort e Dino Mitoglou.
Il primo è stato il collante di tutto. Passato dall’Olympiacos al Panathinaikos (dopo incontro con Ataman in aeroporto ad Atene) ha guidato con esperienza e cinismo i suoi alla vittoria. Commovente la prestazione in finale contro il Real. Senza sbavature, senza errori e con un 100% dal campo.
Il centro francese ha dimostrato di essere uno dei lunghi più forte d’Europa e probabilmente “il più forte”. In finale ha dominato su Edy Tavares e Vincent Poirier.
E infine Dino Mitoglou aveva un fuoco dentro come nessun altro. Dopo una stagione di stop per la squalifica per doping nel suo periodo all’Olimpia Milano. È stato il suo il canestro della staffa in finale e per tutta la stagione è stato elemento di spicco per i verdi.
A proposito di Milano, volto importante è stato Jerian Grant. Scartato forse troppo presto dall’Olimpia dove non si è mai troppo fatto amare, ha giocato da titolare per tutta la stagione scavalcando il più quotato Luca Vildoza che comunque ha messo il suo mattoncino quando serviva.
Ma il roster del Pana è difficilmente elencabile per intero e ognuno in qualche modo ha fatto il suo dovere o di più come i generosi Panagiotis Kalatizakis e Ioannis Papapetrou. Ci si aspettava qualcosa di più da Juancho Hernangomez, ma gli infortuni non gli hanno permesso di essere mai al meglio.
Tutti hanno dato il proprio contributo. Lo hanno fatto sia contro il Fenerbahce in semifinale che contro il Real nell’ultimo atto. Il Pana ha saputo soffrire, subire la superiorità dei blancos e vedere il sogno svanire già nei primi 15 minuti. Poi il cuore, la spinta di quasi 15mila tifosi arrivati a Berlino e il talento dei propri giocatori ha invertito l’inerzia. Perfetta la difesa del secondo tempo con i soli 7 punti concessi nel terzo quarto. Questa difesa ha tolto fiducia e lucidità al Real e a Chus Mateo che – possiamo dire – aver sbagliato le rotazioni. Piano piano il Pana si è rifatto sotto, ha impattato, superato e poi preso il largo nel quarto quarto fino al netto 95-80 conclusivo. 
Arriva così la settima stella per il Pana, come detto non senza difficoltà e momenti complicati. Momenti spesso superati da esternazioni non certo pacate sia di Ergin Ataman che di Dimitis Giannakopoulos. In particolare modo durante la serie playoff contro il Maccabi in cui la squadra di Tel Aviv era riuscita a violare OAKA e andare sul 2-1 nella serie dopo gara3. E ora che ne sarà del Panathinaikos? La stagione ancora non è finita perché Ataman ed i suoi ragazzi – passati i festeggiamenti in un’Atene verde completamente impazzita – punteranno a conquistare il campionato greco. A breve prenderanno il via le semifinale contro l’Aris e poi con ogni probabilità ci sarà la finale più attesa contro i rivali cittadini dell’Olympiacos. La squadra del Pireo non è in cerca di riscatto perché alla fine ha ottenuto un buonissimo risultato in una EuroLeague complicata. È arrivato il terzo posto in classifica finale dopo che in estate coach Bartzokas ha visto partire i due principali uomini: Kostas Sloukas e Sasha Vezenkov.
Archiviata poi questa stagione il Panathinaikos vorrà ripetersi e Ataman non ha fatto segreto di ciò. Anzi ha dichiarato che vorrà battere il suo stesso record all’Efes di campione di Eurolega in back to back. Per fare questo servirà intervenire sul mercato e già i nomi in ballo sono veramente tanti e di altisonanti. 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine la festa del Panathinaikos, foto Ciamillo-Castoria