Assist di Yamal e gol di Nico Williams, il ragazzo arrivato in Spagna dopo aver attraversato con la sua famiglia il Sahara. 17 anni e 22 anni, appena compiuti. Il coraggio di De la Fuente ha regalato alla Spagna il quarto titolo europeo e ha lasciato a bocca asciutta gli inglesi, una volta di più. Prima l’Italia, poi la Spagna: il calcio latino è decisamente indigesto per Southgate e per i padri del football. Comunque l’Europeo – così amaro e avvilente per la nazionale di Spalletti – si è chiuso con la vittoria della squadra più forte.

Ma perché un incipit calcistico su queste pagine digitali dedicate essenzialmente al basket? Perché qualche ora prima le ragazze italiane avevano conquistato, stracciando la Germania, la medaglia di bronzo nel loro Europeo dietro le solite Francia e Spagna, appena qualche giorno dopo l’argento mondiale vinto dagli azzurrini di Mangone, secondi solo agli stratosferici statunitensi. Insomma, non poteva cominciare meglio l’estate dei nostri giovani.

Sono iniziati anche il mondiale Under 17 femminile (due vittorie nelle prime due partite) e l’europeo Under 20 maschile, poi via via le altre quattro competizioni continentali di categoria, e naturalmente ci auguriamo che tutte le nostre squadre possano avere un cammino altrettanto brillante.
Il riferimento alla Spagna del calcio, sta proprio in quei due ragazzi, venuti da lontano a portare nuova linfa tecnica e nuovi entusiasmi, gettati nella mischia appunto con coraggio.

Ad Istanbul, Maikcol Perez, ala di 2.02, 17 anni da compiere il 1° dicembre, cresciuto nell’Orange1 Basket Bassano, una delle migliori scuole italiane, è entrato nel quintetto ideale del Mondiale, migliore degli azzurri in tutte le voci statistiche, e con lui Diego Garavaglia, Adrian Mathis, Luigi Suigo, Patrick Hassan o Achille Lonati sono stati determinanti nel realizzare un’impresa che solo due volte era riuscita agli azzurrini in precedenza, con Mario Blasone (con i campioni che avrebbero poi caratterizzato i ruggenti anni novanta della Nazionale) e con Andrea Capobianco.

A Vilnius, Matilde ed Eleonora Villa hanno trascinato la squadra, con Carlotta Zanardi e Adele Cancelli. Di Matilde – anche lei tra le best five – sappiamo tutto, scelta dalla Wnba, ha preferito per ora una medaglia con la Nazionale. La sorella Eleonora ha tratto evidente giovamento dall’anno di college, Carlotta ha assaggiato la A1 quest’anno con Brixia ed il prossimo anno giocherà a Schio, Adele gioca in A2 a Udine. Le altre, se pure alcune impegnate nel massimo campionato, di campo ne hanno visto molto poco.
L’Under 20 femminile ci ha regalato spesso soddisfazioni. Dovrebbe rappresentare per le ragazze – ma il discorso vale anche per i ragazzi – il passo decisivo verso la maturazione e il punto di partenza per una carriera importante, ma per la maggior parte costituisce invece un punto di arrivo, prima del ridimensionamento, dell’anonimato o addirittura dell’abbandono.

E allora l’interrogativo, peraltro non nuovo, è se il basket italiano saprà tutelare adeguatamente – nei suoi confini – e soprattutto incentivare la crescita dei Perez o dei Mathis, dei Garavaglia o dei Lonati, così come di Cancelli, Caloro o Tomassoni, tanto per fare qualche nome, o lascerà che anch’essi si perdano nella mediocrità o scompaiano dai nostri radar per cercare fortuna altrove, là dove le loro qualità vengono riconosciute e apprezzate.
In un basket che piange la perdita della qualificazione olimpica dopo prestazioni decisamente insoddisfacenti per tecnica e stavolta anche per carattere, queste due medaglie rappresentano un balsamo prezioso, ma anche l’indicazione che esiste una base giovanile di livello, per merito delle società che si impegnano nella valorizzazione dei propri talenti. Se non all’altezza di quanto viene metodicamente fatto in Francia e Spagna (con progettazioni che vengono da lontano e che portano evidenti risultati giovanili ed assoluti), questi ragazzi dimostrano di poter essere competitivi ad alto livello.

Il problema viene dopo, da seniores o da professionisti quando nei club maggiori non c’è più interesse a sostenere l’evoluzione tecnica dei migliori. Da qui nazionali di categoria da podio, nazionali maggiori che stentano, ma soprattutto tanti ragazzi di valore che vedono – o, peggio, si rassegnano – spegnersi il proprio talento.
Se c’è un tema sul quale la prossima presidenza federale dovrà intervenire con forza, è proprio la necessità di offrire motivazioni, magari dando un’occhiata a quanto i nostri vicini fanno con tanto successo, nel calcio come nel basket.

La fiaccola olimpica è giunta ieri a Parigi mentre con un grandioso spettacolo di fuochi d’artificio sulla Tour Eiffel si chiudevano le celebrazioni del 14 luglio. Il primo tedoforo a passare sotto l’Arc de Triomphe è stato Thierry Henry, e un sopravvissuto del tragico eccidio del novembre di nove anni fa, Arthur, ha portato la fiaccola davanti al Bataclan, mentre Gautier Capucon e il suo coro l’accompagnavano con l’Himne a l’amour di Edith Piaf e… Bella Ciao, canto ormai universale di pace e di libertà, gli ideali di fondo dell’Olimpiade che sta velocemente correndo verso la sua apertura, il 26 luglio, ma anche testimonianza di come sia cambiato dopo il 7 luglio il clima politico in Francia.

 

Nell’immagine l’Italbasket U17, foto FIBA

di Mario Arceri