Kyle Hines ha  parlato ad Andrea Tosi su “La Gazzetta dello Sport”, facendo subito presente che questa è la sua 13ª stagione nella competizione europea: “Non l’avrei proprio immaginato all’inizio. A 23 anni, dopo due buone stagioni a Veroli nella LegaDue, coach Trinchieri, al quale devo tanto, mi ha portato a Bamberg, in Germania. Allora ero già felice di giocare nel torneo europeo più importante”.

C’è stata una partita che ha svoltato la sua carriera europea? “Nella mia prima stagione in Eurolega, era il 2010/11, con Bamberg ho giocato molto bene contro l’Olympiacos e così sono entrato nel radar del club greco. Due anni al Pireo mi hanno per messo di alzare il livello della sfida personale e di squadra”.

Sul mentore che lo ha aiutato in gioventù non ha dubbi: “Vassilis Spanoulis, mitico play dell’Olympiacos, un compagno che mi ha insegnato tutto nello spogliatoio e in campo. I suoi passaggi mi hanno illuminato”.

L’obiettivo per l’Olimpia e Hines ora sono le Final Four e il titolo europeo: “È un obiettivo e un’opportunità per entrambi. La squadra per due stagioni di fila ha chiuso la stagione regolare nelle prime quattro, quindi può ripetersi. Quanto a me, sarebbe fantastico vincere il quinto titolo con tre club diversi. Ho due anni per riuscirci. Ci spero e ci conto”.

Infine Hines ha raccontato le regole che gli hanno fatto vincere già ben quattro Euroleghe (2012, 2013, 2016, 2019): “Ne dico cinque. Prima: la capacità di superare le avversità durante la partita. Seconda: consistenza, cioè continuità di rendimento nella singola partita e in tutta la stagione. Terza: “Trust and believe”, cioè fiducia verso compagni, staff tecnico e dirigenza. Quarta: pazienza, perché in una stagione ci sono momenti negativi, non bisogna cadere nel pessimismo; quando la strada è giusta si deve guardare avanti aspettando momenti migliori. Quinta: passione, perché non puoi vincere se non vai in campo col piacere di giocare a basket”.

 

Nicolò Melli ha fatto invece il punto della situazione a Piero Guerrini su “Tuttosport”, parlando della nuova EA7 Emporio Armani: “Abbiamo avuto poco tempo per lavorare assieme, vista la partecipazione di tanti all’Europeo e un po’ di sfortuna per piccoli guai fisici. Però anche in questa estate sono arrivati giocatori di alta qualità umana. È una garanzia. Proveremo ad arrivare in fondo, consci che conta la condizione del momento e un po’ di fortuna”.

Sicuramente Melli ha avuto un’evoluzione verso l’essere più realizzatore: “Ci sono vari aspetti in ima ritrovata efficacia. Il più importante echeceunpo piu di fiducia. Nella scorsa stagione dovevo ritrovare ritmo dopo 2 anni Nba un po’ particolari. Da centro c’è un coinvolgimento leggermente diverso, ma a Milano sono coinvolto sempre. Comunque è solo l’inizio”.

L’Eurolega non è un campionato per giovani, dato che c’è molto meno ricambio di una volta: “Perché le squadre sono più o meno le stesse – dice Melli -. Poi il livello competitivo è molto alto, viene subito dopo la Nba, la qualità dei giocatori ne consegue. E ne conosco molti che preferiscono essere in un team di Eurolega piuttosto che fare la stella in Eurocup o in Basketball Champions League”.

Poi Melli ha sottolineato cosa rende unica Milano come organizzazione societaria: “La gestione del tempo, dei momenti “morti’. Finisci l’allenamento e nella food room è tutto pronto e di grande qualità. Vai a prendere il charter e la valigia è già stata caricata, l’aereo ha ogni comfort, le sistemazioni alberghiere di alto livello. E all’arrivo le chiavi sono pronte. Abbiamo due team manager che si fanno in quattro. E poi c’è l’attenzione massima al singolo e alla sua condizione”.

Fonte: legabasket.it