Mi dispiace per cosa è accaduto con Bergamo in A2, situazioni di questo tipo non dovrebbero ripetersi, c’è bisogno che le squadre siano sicure dal punto di vista finanziario.

Gregor Fucka, sloveno naturalizzato italiano che qui da noi ha vinto di tutto, tra cui 2 scudetti, 2 Coppe Italia e una Supercoppa, oltre ad un Europeo con la Nazionale azzurra in Francia nel 1999, dove ha anche conquistato il premio di MVP. Ma la sua carriera è andata anche meglio in Spagna, dove con il Barcellona ha vinto tutto: 2 scudetti, 1 Coppa del Re, 1 Supercoppa e l’Eurolega nel 2003, trionfando poi anche in EuroCup nel 2007 con il Girona. Dopo una carriera da giocatore stellare, si ritira nel 2011 e diventa allenatore , tra le sue esperienza ha anche guidato i ragazzi dell’Italia U16 al bronzo conquistato agli Eurobasket del 2019.

Il talento c’è, le nazionali giovanili stanno ottenendo buoni risultati, ma serve che i giovani giochino per migliorare!“. L’appello che manda Fucka a tutto il sistema italiano, detto da uno cresciuto in Jugoslavia e poi a Trieste, prima di vincere all’Olimpia Milano e poi alla Fortitudo Bologna.

In questa intervista si è parlato di tanti temi che caratterizzano il nostro basket, dal problema dei giovani in Italia e in Europa, con la fuga verso l’NCAA, per passare all’esclusione di Bergamo dal campionato di A2 che ha destabilizzato la classifica, dell’instant replay e del mercato sempre aperto, fino all’NBA Europe e il suo possibile approdo nel 2027.

Cosa sta facendo attualmente e quali sono i prossimi obiettivi?
“Ho come obiettivo quello di allenare, ho completato qui in Spagna il patentino dell’allenatore, già avevo quello italiano ma per allenare in Spagna bisogna averlo spagnolo. Sono in cerca di una squadra per poter allenare.”

I giovani sono un tema ricorrente in Italia, dove le nazionali giovanili ottengono buoni risultati e poi si perdono nel passaggio successivo, che problema c’è secondo lei?
“Credo che da anni ci sia questo problema. Se i giovani non hanno spazio non ci saranno nuovi giocatori per la Nazionale, il basket italiano soffre per questo motivo. Non credo ci siano più ambienti come quello di Trieste dove sono cresciuto, o sono veramente rare. Le società non hanno coraggio e di conseguenza anche gli allenatori fanno fatica ad averlo. E’ un problema che non c’è solo in Italia ma anche in ex Jugoslavia, sono poche le società che puntano sui giovani. Il talento c’è, ci sono le nazionali giovanili che stanno ottenendo buoni risultati, ma serve che i giovani giochino per poter migliorare.”

La colpa è più delle società e degli allenatori, o è l’aspetto culturale che è da cambiare?
“In A1 ci sono 6 stranieri e per i giovani è difficile trovare spazio, farsi strada è complicato. Credo che non ci sia coraggio da parte degli allenatori, ma una colpa importante va data al sistema e alle società, dove vincere è una priorità, ma come lo era per noi a Trieste e comunque giocavano dei ragazzi giovani. Gli italiani portano creatività. Il basket italiano non è più quello di una volta, ci sono due società come l’Olimpia Milano e la Virtus Bologna, che sono al top, ma c’è assolutamente bisogno di produrre giocatori dal vivaio. Io li capisco gli allenatori perchè la voglia di dare spazio ai giovani deve partire dalla società, nessuno vuole perdere il posto.”

Molti giocatori hanno deciso di andare all’estero, o in Europa o in NCAA, che scelta farebbe attualmente e che ne pensa di questa situazione?
“E’ una situazione anormale ma non possiamo fare nulla per cambiarla. Il basket americano è molto interessante, i palazzetti sono pieni, inoltre la possibilità di poter studiare è un qualcosa che attira qualsiasi giocatore, è molto allettante. Al giorno d’oggi poi i ragazzi guardano ancora di più il basket americano. I giovani sanno che in Europa hanno poche opportunità per giocare e le squadre europee non possono pareggiare le offerte di quella americane. Dal mio punto di vista, però, ho sempre creduto nel basket europeo. I migliori giocatori NBA sono europei. Bisogna cercare di sviluppare questi ragazzi anche nel prossimo futuro, abbiamo tutto per farlo, serve solo dargli spazio per farli migliorare, perchè altrimenti è ovvio che andranno da altre parti dove ci sono più opportunità. Io rimarrei qui, però la situazione è cambiata molto rispetto ai miei tempi, li capisco i ragazzi perchè poi vanno anche a guadagnare cifre importanti che qua in Europa potrebbero non prendere mai.”

La classifica in A2 non rispecchia propriamente i valori in campo perchè molte squadre hanno perso punti dopo l’esclusione di Bergamo, che ne pensa?
“Mi spiace tanto che continuino ad accadere queste cose, non dovrebbero più succedere, soprattutto in campionati come l’A1 e l’A2. C’è bisogno che queste problematiche accadano sempre di meno, le squadre devono avere una sicurezza finanziaria e che in mezzo alla stagione non spariscano. In Spagna non ricordo situazioni del genere. E’ molto triste ed è un peccato, per chi guarda da fuori si perde anche un pò la credibilità. Bisogna fare in modo che non accadano più situazioni del genere perchè poi ci rimettono le società che si sono comportate bene.”

Che ne pensa di Pesaro, prima in classifica da inizio anno, un progetto interessante che ha messo insieme giocatori giovani e d’esperienza?
“Quando si parla di giovani sono sempre pronto ad ascoltare, credo che i ragazzi vogliano giocare questi campionati, soprattutto l’A2, per svilupparsi, grazie anche al fatto che ci sono solo 2 americani. Ci sono tante squadre vicine e che vogliono salire in Serie A, ci sarà una bella battaglia fino alla fine. Questo è molto bello ed interessante, ci sono tante piazze importanti che cercano di raggiungere la promozione.”

La Fortitudo Bologna è al terzo anno che prova a salire in Serie A scegliendo di prendere giocatori d’esperienza e non programmare con dei giovani, è una scelta giusta per lei?
“Credo che ogni squadra, non solo la Fortitudo, dovrebbe avere un settore giovanile forte e investire una parte importante del proprio budget su di esso. Da quando ho giocato a Trieste mi hanno sempre insegnato che la casa si costruisce dalla base, poi è chiaro che ci sono altre idee e ognuno sceglie la strada che ritiene giusta. Io però credo nei giovani e nelle squadre che sviluppano i giocatori per cercare di vincere, perchè lo si può fare anche con dei giovani, poi si può anche scegliere l’esperienza ma bisognerebbe investire su nuovi giocatori ogni stagione e serve capire quante disponibilità ci sono. I settori giovanili devono servire per crescere e poi per avere spazio nelle prime squadre per giocare.”

Un’altra città dove ha giocato è Pistoia, che lo scorso anno ha avuto una stagione difficile e anche quest’anno si trova nella zona bassa della classifica e lotta per non retrocedere, che ricordi ha del suo periodo a Pistoia e che ne pensa della situazione che sta vivendo?
“I ricordi di Pistoia sono fantastici, sono stato benissimo quei due anni lì, ho lasciato bei ricordi in una grande piazza, storica, con tifosi che amano il basket da tempo. Credo che sono piazze che mancano, mi dispiace tanto che è retrocessa e che si trova nelle posizioni così basse della classifica, perchè una piazza così non se lo merita dato che ha dimostrato negli anni di poter riuscire sempre a riprendersi, anche con le difficoltà e le poche risorse che ci sono. Spero che non retroceda, perchè è molto importante che resti in A2 e che ritrovi questa forza che ha sempre avuto negli ultimi anni per ritornare nel grande basket, in A1. E’ una di quelle piazze che è importante resti in alto.”

Vede uno stile di gioco un pò diverso, perchè sembra si sia arrivati ad un tipo di gioco dove il tiro da tre è diventato il mezzo più importante per segnare.
“Il basket sta andando in questa direzione, lo vediamo in Eurolega ma anche in Serie A. Il tiro da tre è il classico stile di gioco americano. Penso che bisogna trovare un equilibrio nel tipo di attacco, quindi nel cercare di usare le varie opzioni che ci sono, perchè il basket europeo è diverso da quello americano, in particolare NBA. Dobbiamo giocare la nostra pallacanestro, che ci ha sempre portato a grandi risultati. Serve un pò di creatività, mancano i gesti di talento. In A2 il basket è un pò diverso, ci sono 2 stranieri, ed è un vantaggio.”

In A2 c’è il mercato che è quasi sempre aperto, non è diventato una specie di fobia per le squadre?
“Purtroppo non possiamo fare nulla perchè queste sono le regole. Questo permette di cambiare giocatori alle squadre in qualsiasi momento, appena c’è un piccolo problema. Le società che hanno più possibilità di farlo riescono anche ad alzare la qualità del roster. Personalmente non mi piace però che sia così, una volta era un pò diverso.”

Un altro tema di cui si discute tanto in A2 è l’inserimento dell’instant replay, è favorevole a usarlo in tutte le partite?
“Non sono favorevole all’instant replay illimitato, anche perchè si perde tanto tempo, però nei momenti importanti una decisione ti può cambiare una partita. E’ positivo che gli arbitri possano andare a rivedere una rimessa o un fallo intenzionale. Per noi che abbiamo vissuto un basket differente è difficile accettare tutto questo tempo che si perde durante una partita ma il mondo va avanti, poi il campionato di A2 è competitivo, molte squadre vogliono andare in A1 e serve inserire l’instant replay, è giusto che ci sia questa possibilità.”

Che ne pensa del probabile arrivo nel 2027 dell’NBA in Europa?
“La competizione va bene sempre. Il basket europeo è molto diverso da quello americano, non so in che modo verranno unite le due cose. Ci sono molte cose positive che può portare l’NBA, soprattutto dal punto di vista di gestione e di introiti, su questo sono maestri e lo fanno da tanti anni. Dobbiamo capire che la filosofia del basket in Europa è diversa, l’Eurolega ha la possibilità di migliorare dal punto di vista del marketing, ma penso che il problema sia il ritorno di guadagni che le squadre non vedono, o è poco. Bisogna capire come si muoverà l’NBA qui in Europa, non credo sia scontato si vada in questa direzione, bisogna vedere anche le squadre che progetti decideranno di seguire. Se l’NBA sta guardando qua significa che vede delle buone possibilità di sviluppo, guardando al basket europeo con interesse.”

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Foto di Europrobasket