Nona giornata di LBA prima della pausa per le Qualificazioni ai Mondiali del 2027. Per ragionare un po’ su questa prima parte di stagione noi di BM abbiamo fatto una chiacchierata con il coach Carlo Recalcati, parlando dello stato attuale delle squadre, di Cantù e Varese per le quali ha sempre un occhio di riguardo, ma anche dei giovani del nostro campionato, il rapporto con Vincini, della Nazionale e tanto altro.
– Come segue il basket di oggi?
Oggi cerco di essere informato sui campionati che si svolgono con preferenza per l’Eurolega. All’ultimo posto la NBA finché non cominceranno i playoff. Seguo anche ciò che succede a livello giovanile, senza avere pero’ una conoscenza profonda. Mantengo rapporti con colleghi che sono in attività e con colleghi giovani che sono nei settori giovanili per avere una panoramica su quello che sta accadendo.
– Nel nostro campionato, si è fatto un’impressione su queste prime giornate?
Otto giornate cominciano già ad essere indicative, anche se poi il calendario fa un po’ da padrone. Il percorso di alcune squadre dipende proprio dal calendario, da chi hanno già incontrato e da chi incontreranno. Finora Brescia e Trapani stanno confermando ciò che di buono avevano fatto l’anno scorso. Milano e Bologna, con Milano che probabilmente soffre degli infortuni che la stanno tormentando. Quando poi gli infortuni capitano nello stesso ruolo te ne accorgi ancora di più. Il super impegno in Eurolega non aiuta, pero’ è una squadra, giustamente, che è partita per arrivare fino in fondo e sarà una delle protagoniste nonché tra le probabili aspiranti al titolo. Ci sono anche delle belle sorprese come Tortona. Il campionato che sta facendo è un po’ la conferma del percorso che ha fatto negli anni passati, forse con qualche alto e basso in più. Venezia sta riuscendo ad avere più continuità rispetto allo scorso anno.
– Quali sono le squadre che, oltre ai risultati, come gioco le sembrano più innovative?
Trieste è una squadra interessante. L’anno scorso è stata una sorpresa da neo promossa, mentre quest’anno sta confermando le qualità già dimostrate. Trento è una squadra che sta raccogliendo poco, ma il fatto di avere un giocatore come Cheick Niang, che si sta imponendo come capacità grazie anche alla possibilità che ha di giocare non è indifferente. E poi Cremona che ha un bel mix tra gioventù ed esperienza, soprattutto parlando di giocatori italiani. Il fatto che Davide Casarin stia dimostrando tutto il suo valore non è una novità ma una conferma di ciò che ci si aspettava da lui. Non mi aspettavo di vedere Cremona così in alto in classifica, la perla è stata la vittoria a Bologna con la Virtus.
– Chi sono i giocatori che pensa si stiano mettendo più in evidenza finora?
L’innesto di Iroegbu ha dato una bella spinta a Varese e la sta aiutando a ritrovarsi. Oltre a Casarin e Niang jr., bisogna parlare anche di Saliou Niang che alla sua prima esperienza in una squadra che gioca in Eurolega, sta confermando ciò che ha già fatto vedere con la Nazionale di Pozzecco.
– Senza badare alla classifica momentanea, nel nostro campionato pare prevalere ancora il duello tra Virtus Bologna e Olimpia Milano: Virtus rinnovata e ringiovanita quest’anno e Milano più solida ma ancora perseguitata dagli infortuni. Come vede questo duello in campionato e il loro proseguimento in Eurolega?
Come ho già accennato, credo che, al di là delle difficoltà che ha Milano, alla fine la si ritroverà sempre tra le squadre che si giocheranno il titolo durante i playoff. È chiaro che avere fuori contemporaneamente, non so, in questo momento Booker e Nebo sarebbe un problema per qualsiasi squadra.
Lo abbiamo visto anche nella partita con l’Hapoel Tel Aviv, pur avendo Dunston e Totè che hanno giocato una buona partita. Però è chiaro che poi gli infortuni la fanno un pochino da padrona. È anche vero che per il sistema playoff quello che conta è essere pronti in quel momento e quindi un giudizio sarà rimandato poi alla posizione che avranno nella griglia playoff e a come avranno recuperato gli infortunati, soprattutto Milano per gli infortunati che ha in questo momento.
Però comunque sono Virtus e Olimpia sono le due squadre favorite per lunghezza di roster e per l’abitudine a giocare ad altissimo livello. Le possibili rivali potrebbero essere quelle che sono state l’anno scorso. Abbiamo parlato di Brescia e di Trapani che stanno facendo molto bene.
– Pensa che anche quest’anno ci sarà un’altra squadra, capace di intromettersi tra Virtus e Olimpia per giocarsi lo scudetto?
Sì, sempre Brescia che è la squadra che ha cambiato meno. È vero che ha cambiato l’allenatore, però Cotelli è quello che ha condiviso con Poeta il percorso dell’anno scorso e quindi sicuramente si giova di questo. Brescia piace per come gioca. Sicuramente è piacevole vedere giocare Brescia perché ha un’identità precisa e ha un giocatore come Bilan che sa giocare nel ruolo di pivot come pochi al giorno d’oggi sanno fare.
E quindi la variante di avere la possibilità di giocare non solamente scozzando gli esterni ma anche la palla dentro è un bel vantaggio nel basket di oggi. Chi lo sa fare, chi lo può fare ha un vantaggio sulle altre.
– Da allenatore le chiedo il suo pensiero riguardo alla scelta di Peppe Poeta, di tornare a Milano come vice di Messina, con la prospettiva futura di diventare il suo successore sulla panchina dell’Olimpia, dopo la finale raggiunta alla guida di Brescia al suo primo anno.
Non bisogna dimenticare che Peppe aveva già lavorato per Milano e quindi era un allenatore che la dirigenza di Milano conosceva. Soprattutto è un allenatore che si fa voler bene non solamente per le sue qualità tecniche ma anche per le sue qualità morali e caratteriali perché è un ragazzo che sa coinvolgere, che sa poi dopo ottenere sempre il massimo dei suoi giocatori, per cui credo che sia stata una scelta oculata da parte di Milano, e anche da parte di Peppe nell’accettare un’avventura di questo genere. Intanto tornare in un ambiente che lui conosce benissimo dove sa come porsi, come approcciarsi dal punto di vista tecnico e dal punto di vista delle relazioni. E poi la prospettiva. Un domani essere lui il capo allenatore di Milano. E credo che Peppe abbia veramente tutti i requisiti per poter diventare un allenatore di livello europeo.
– Tra le squadre che stanno facendo più fatica ad esempio Sassari, Reggio Emilia, Udine e Treviso qual è il suo giudizio a riguardo?
Sono tutte squadre che se la stanno giocando. Reggio Emilia sinceramente non me l’aspettavo, ecco, me l’aspettavo più su in classifica e che facesse qualche risultato in più. Per quanto riguarda Sassari e Udine sono due squadre che è vero, stanno facendo fatica, però recentemente hanno dato dei segnali importanti.
Sassari addirittura con delle vittorie e Udine seppur non vincendo le ultime partite le ha giocate sempre con la possibilità di vincerle fino alla fine. Quindi credo che siano squadre attrezzate per risalire in classifica.
Per quanto riguarda Treviso invece, la programmazione è una cosa importante, è una cosa di cui tutti ne parlano, tutti vorrebbero farne tesoro e pochi riescono a rimanerne fedeli. È una scelta coraggiosa con un allenatore come Rossi giusto per una scelta di quel genere lì. Ed è chiaro che le scelte coraggiose vanno viste poi nel lungo periodo, soprattutto nel momento in cui fai delle scelte che implicano l’utilizzo di giocatori con poca esperienza e molto giovani. Credo che sia uno di quelle situazioni dove la società deve avere pazienza e non si deve spaventare. Come abitualmente si dice, ma non è un modo di dire, ma è effettivamente un fatto, il lavoro alla lunga paga. È chiaro che purtroppo nella nostra realtà sportiva bisogna poi confrontarsi con quello che è il risultato, che fa poi vacillare anche le programmazioni più oculate e più ponderate.
Il rischio c’è e credo che se a Treviso hanno fatto una scelta del genere probabilmente, dico probabilmente perché chiaramente lo possono sapere solo loro, è un percorso che faranno assieme al loro allenatore rischiando quello che effettivamente stanno rischiando e probabilmente hanno messo in programma, facendo una scelta di questo tipo e poi chissà mai che il lavoro porti ai risultati sperati.
– Venendo invece alle sue ex squadre: come valuta l’inizio di Cantù, che in trasferta ha spesso subito sconfitte pesanti, e quale obiettivo ritiene più consono perseguire per questa stagione?
Per essere obiettivi credo che per Cantù ci debba essere una salvezza, diciamo poco sofferta. Puntare i playoff è lecito perché poi se andiamo a vedere tutti i campionati la quota playoff dalla quota retrocessione negli ultimi scampoli della stagione regolare non è mai così lontanissima.
È vero che tranne la partita con Varese, Cantù ha dimostrato di soffrire soprattutto le partite in trasferta, però è anche vero che all’inizio della stagione pensare di trovarsi con tre vittorie in otto partite è un buon risultato. Quella posizione in classifica dopo otto partite credo che faccia parte della logica del campionato di una squadra come Cantù che ha l’obiettivo di restare in Serie A in attesa poi nel frattempo di consolidarsi a livello societario e di avere pronto il nuovo palazzo dello sport in modo da tornare a giocare a Cantù in pianta stabile.
Per cui il progetto credo che debba essere questo al momento. È chiaro che non ci si deve spaventare se nelle prossime quattro partite dove gioca con Milano, con Venezia, con Bologna e con Treviso arrivasse un solo successo. Già una vittoria secondo me sarebbe da sottoscrivere adesso. Potrebbe capitare di vincerne una in più e allora si metterebbe in una condizione migliore, però potrebbe capitare anche di perderle tutte e quattro.
La cosa importante in situazioni come questa è non fare dei drammi, ma essere consapevoli appunto che poi dopo il campionato, a seconda del calendario che hai, in certi momenti ti premia, in altri momenti ti penalizza. Finora Cantù è in linea con le aspettative.
– Al momento a Cantù Grant Basile sta facendo un po’ fatica ad adattarsi alla nuova categoria. Già durante i playoff di A2 dello scorso anno non era sembrato ancora pronto ad un basket fisico. Secondo lei quali sono i limiti e le prospettive anche in ottica nazionale di questo giocatore?
Basile è un giocatore che ha bisogno della doppia dimensione e quindi di giocare più da cinque che da quattro. Sto parlando dal punto di vista offensivo, non solamente sul perimetro, ma anche andando dentro l’area, prendendo posizione. Nella partita che ho visto con Reggio Emilia, quando lui ha avuto la possibilità di giocare assieme ad Ajayi piuttosto che con un centro di ruolo, ha avuto maggiori spazi e ha fatto parecchi punti dentro l’area, ma soprattutto ha preso anche tanti rimbalzi offensivi. Giocando con un pivot di ruolo come sta facendo quando c’è Ballo in campo, Basile soffre un po’ perché gli spazi si restringono e quindi evidentemente non è ancora rodato e pronto a giocare una pallacanestro di sofferenza, dove devi essere capace anche di fare le cose sporche.
Se non ricevi i palloni e non hai spazi offensivi ti devi chiaramente dare da fare di più in difesa ed essere d’aiuto ai compagni. Ecco lui in questo passaggio qua sta facendo ancora fatica .
– Passando invece a Varese, dal punto di vista societario Luis Scola ha rilanciato raddoppiando i ricavi; mentre sul lato tecnico per il terzo anno di fila è già dovuta ricorrere a qualche aggiustamento all’interno del roster. Ora con Iroegbu la situazione sembra migliorata. Cosa ne pensa di Varese e anche del fatto che nell’era Scola, finora si sia sempre puntato su un allenatore straniero?
Sul discorso allenatore straniero e allenatore italiano, fortunatamente abbiamo tanti allenatori buoni italiani che lavorano all’estero e quindi credo che ormai si debba parlare di mercato aperto e senza confini non solo per i giocatori ma anche per gli allenatori. L’allenatore che c’è adesso è diverso rispetto agli allenatori che ha avuto in precedenza.
Gli allenatori che ha avuto in precedenza erano molto legati all’input che avevano avuto dal punto di vista offensivo. Kastritis invece sta cercando di mediare un po’ tra quello che è l’input societario di avere una pallacanestro molto offensiva e molto scintillante con una pallacanestro che coniughi anche l’importanza dell’aspetto difensivo. È un passaggio sicuramente non facile da fare e che evidentemente gli comporta poi il fatto di mettere in discussione qualche scelta estiva, per poi ricorrere ai ripari come stanno facendo adesso con l’ingaggio di Iroegbu, playmaker più perimetrale.
– Dopo i risultati ottenuti dalle nazionali giovanili quest’estate, sembra che anche nel campionato di Serie A molti giovani stiano trovando spazio: Hassan, i fratelli Niang, Vincini, Torresani, Assui. Qual è il suo parere su questi giovani?
Parliamo di tutti giocatori che meritano questo spazio. Meritano di avere l’opportunità e giocando dimostrano di meritarsi la fiducia che gli viene data. E quindi ben vengano. Un giocatore che conosco benissimo è Vincini, perché è un ragazzo che veniva ai miei camp quando aveva 12-13 anni. Lui ha una famiglia che vive di basket, mamma e papà sono allenatori e quindi è un ragazzo che conosco da quando ha mosso i primi passi e ti dico che sono contento. Sono contento che si sia imposto perché è un giocatore che sa sacrificarsi, un giocatore che ha aspettato il suo momento. Non è mai stato messo in evidenza dalla stampa come può essere capitato ad altri. Questo però è la dimostrazione di come ci siano tanti giocatori che possono magari non imporsi immediatamente, ma la cui crescita è costante e va seguita.
Io sono sempre dell’idea che ai nostri giocatori che fanno il settore giovanile manchi un campionato per completare la loro formazione e maturazione. Adesso fortunatamente c’è questa apertura dei college americani che farà sicuramente solo del bene ai nostri giovani. Relativamente ai nomi che hai citato ben vengano quelle società che danno spazio ai giocatori giovani che gli permettono, giocando, di crescere.
– Questi segnali sono la prova di un’inversione di tendenza a dare più spazio e fiducia ai giovani. Secondo lei è una tendenza concreta alla quale si riuscirà a dare continuità?
Non so bene, nel senso che sono sempre molto realista, per cui diamo tempo al tempo e vediamo se è una cosa momentanea oppure se avremo finalmente un’inerzia tale che porterà ad avere sempre più giovani nel nostro campionato.
– Venendo alla nona giornata che è alle porte, quale crede siano i match più interessanti?
Beh, sicuramente Tortona-Venezia. Considerato appunto che sono due squadre che venivano da un campionato al di sotto delle proprie aspettative, adesso stanno dimostrando continuità. E quindi è sicuramente una sfida molto equilibrata, dove è difficile fare fare previsioni, così come ad esempio sarà anche anche Brescia-Cremona.
– Milano ospita Trieste: per Milano è ancora emergenza infortuni, mentre da Trieste ci aspettava qualcosa in più mentre al momento si trova a metà classifica con un equlibrio di 4 vinte e 4 perse. Quali saranno i duelli più decisivi?
Bisognerebbe sapere innanzitutto chi gioca per Milano. Però insomma credo che al di là dei duelli, abbiano due stili di gioco un po’ differenti. Milano che oltretutto dovrà fare i conti con un’ulteriore settimana di grandi impegni in Eurolega. Milano si farebbe preferire. Però è anche vero che Trieste, pur avendo un percorso leggermente inferiore a quello che ci si aspettava, è stata capace di avere il 50% delle vittorie, che vuol dire avere comunque un percorso da playoff. E Milano si scoprirà solamente nel momento in cui si vedrà la squadra che va in campo.
– Parlando di Nazionale, nella giornata di ieri Coach Banchi ha diramato le convocazioni per le prossime qualificazioni ai Mondiali. Molte novità tra cui i ritorni di Della Valle e Baldasso, l’esclusione di Spissu, l’inserimento di alcuni giovani come Ferrari, Suigo e Garavaglia. Si aspettava il ritorno di Della Valle?
Io mi aspettavo che il nuovo allenatore facesse un’esperienza in prima persona. Quindi, anche se il discorso Tessitori è molto diverso rispetto a quello di Della Valle, per via di un percorso altalenante con la Nazionale, mi sembra anche logico che l’allenatore lo abbia convocato. Oltretutto in un momento in cui non può avere a disposizione tutti i giocatori, Fontecchio e i giocatori di Eurolega eccetto Tonut e Akele. Credo che sia una bella sorpresa che il Real Madrid abbia dato Procida. Tornando al discorso Della Valle e Tessitori farei anche il discorso di Baldasso che all’inizio del percorso della nazionale di Pozzecco era sempre tra i convocati, poi dopo nelle ultime manifestazioni non c’è stato.
E quindi è giusto che al di là di fare riferimento alle esperienze che ha fatto il suo predecessore, è giusto che Banchi faccia le sue esperienze direttamente e quindi me l’aspettavo che venissero inseriti giocatori di questo tipo.
– Ci sono giocatori che per motivi di Eurolega non sono stati chiamati come: Niang, Diouf, Pajola. Possono rappresentare tre punti cardini per i prossimi anni?
Beh, lo hanno già dimostrato, assolutamente. Per età e per ciò che hanno dimostrato, sì.
– Mannion invece?
Mannion è un giocatore che deve essere assolutamente coinvolto nella Nazionale. Poi starà a lui essere capace di fare quel salto che in questo momento evidentemente gli manca e avere maggiore continuità. Deve riuscire a sfruttare le proprie caratteristiche che sono tante all’interno di un gioco di squadra che l’allenatore richiede.
– Banchi ha già fatto un raduno e ne vorrà fare altri, coinvolgendo tanti giocatori di A e A2. Fra chi ancora non è stato chiamato, secondo lei c’è qualcuno nello specifico che verrà aggregato prossimamente?
Un nome preciso non saprei dirtelo. Quello che ti posso dire per esperienza diretta è che Banchi fa benissimo a fare questi raduni, che devono essere mirati più che a giocatori, chiamiamoli così conosciuti, a giocatori che può monitorare ogni domenica, andando a cercare anche giocatori in campionati inferiori. Quindi io allargherei anche alla Serie B l’opportunità di avere giocatori che poi possono prossimamente fare parte di questi raduni.
È una cosa sempre molto delicata, perché devi tenere conto dell’esigenza della Nazionale senza andare a ostacolare troppo quelli che sono i programmi delle squadre di club che hanno veramente tanti impegni. Quindi l’allenatore si deve muovere sempre con un passo felpato proprio perché deve avere l’accortezza di non chiamare troppi giocatori della stessa squadra in questi raduni brevi.
Perché devi pensare che la squadra che ti dà quei giocatori contemporaneamente deve anche allenarsi. Se tu gli togli due o tre giocatori contemporaneamente crei disagio a quella squadra. Invece devi sempre cercare di avere un rapporto di collaborazione con le società e quindi magari a turno togliere un giocatore da tale squadra a seconda dei raduni, in modo da poterli vedere tutti, magari non nello stesso momento.
E poi dopo chiaramente allargare alle generazioni più giovani che non hai la possibilità magari di vedere perché non vengono coinvolti, perché giocano meno nelle loro squadre. In questo modo in due o tre allenamenti hai la possibilità di vederli e valutarli direttamente. È inutile in quei raduni chiamare i giocatori già noti, questa è la sostanza.
– Parlando della Fortitudo, ancora non riesce a tornare in A. Quest’anno è partita cambiando 9 giocatori su 10, puntando su giocatori già pronti e costosi, invece che fare una programmazione, come ha fatto Pesaro ad esempio. Nonostante i tanti infortuni la Fortitudo sta mantenendo una posizione alta in classifica, come vede la sua stagione?
Dipende dalle scelte, parlavamo prima di Treviso, le scelte sono diverse. C’è chi vuole avere una squadra pronta prima, chi vuole una squadra che sia magari proiettata nel futuro. Bologna ha fatto questa scelta, che è una scelta chiara. È il segnale che la Fortitudo vuole salire. Per cui adesso è perfettamente in linea, nonostante i problemi fisici che ha avuto, con quello che è il suo programma.
Poi sai il campionato di Lega 2, l’ha dimostrato Cantù l’anno scorso. L’anno scorso Cantù è salita perdendo, 14 partite alla fine della regular season. Si tratta di un campionato talmente lungo, dove le squadre all’interno della stagione regolare possono avere periodi di grande forma e periodi di scadimento di forma. Questo vuol dire che c’è tutto il tempo per tutte le squadre, anche quelle che magari sono in maggiore difficoltà.
Oggi penso a Pistoia, penso a Forlì, che possono anche recuperare e tornare magari nella parte della classifica che gli permetterebbe di giocare i play off alla fine. È tutto aperto ancora. È chiaro che nel momento in cui sei in cima, come può essere la Fortitudo adesso, o Pesaro, senz’altro è una posizione sulla quale non ti puoi sedere perché sei veramente all’inizio di un percorso molto lungo.
Nella serata di ieri c’è stato il primo anticipo tra Brescia-Cremona, con Brescia che mantiene il primo posto vincendo per 83-72. MVP del match è stato Rivers, autore di 19 punti. Oggi in campo Trento-Treviso (ore 18.15), due squadre che devono ritrovare fiducia soprattutto con i risultati. Domani Trieste-Milano (ore 16): Milano ancora in emergenza infortuni deve tenere il passo delle prime, mentre Trieste in casa vuole mettere a segno un colpo importante. Varese-Udine (ore 16.30): sulla scia della vittoria con Cantù, Varese ha un’altra opportunità in casa per dare continuità ai risultati. Udine cercherà il secondo successo in trasferta restando concentrata e contenendo Iroegbu e Nkamhoua. Trapani-Reggio Emilia (ore 17.00): Trapani in campo sta dimostrando sempre di più di poter essere protagonista fino alla fine, e sull’entusiasmo della vittoria con Milano, in casa ha una buona opportunità. Reggio, che ha trovato un successo in Europe Cup, deve restare compatta e potrà contare anche sul contributo di Thor. Tortona-Venezia (ore 18.00): partita equilibrata tra due squadre che vogliono proporsi come outsider. Chi vince sale in solitaria al terzo posto. Cantù-Bologna (ore 19.00): dopo la sconfitta nel derby con Varese, Cantù ospita la Virtus. Tra le mura amiche la squadra di Brienza potrebbe insidiare la Virtus, complici anche le fatiche di Eurolega. Stanchezza a parte la Virtus vuole continuare il proprio percorso da prima in classifica alla pari di Brescia. Napoli-Sassari (ore 20.00): altra sfida equilibrata, con Napoli che dopo la sconfitta con Brescia in casa ha un’altra occasione davanti ai suoi tifosi per guadagnare due punti importanti. Sassari sta cominciando a trovare i risultati, e dopo due vittorie in casa vuole trovare continuità anche con un successo esterno.
Edoardo Tamba
foto (Ciamillo-Castoria)