BOLOGNA – È una notte da custodire nella memoria bianconera, di quelle che raccontano cosa significhi davvero competere in Eurolega. Davanti ai 10102 spettatori della Virtus Arena, sold out e ribollente come nelle grandi occasioni, la Virtus Bologna firma un’impresa autentica e supera Olimpia Milano per 97-85 nel derby d’Italia di Eurolega, ribaltando pronostici, inerzia e persino le leggi della logica.
Un successo che va ben oltre il punteggio, perché arriva in condizioni di emergenza totale. Dusko Ivanovic si presenta senza Momo Diouf (contusione al ginocchio rimediata nell’allenamento della vigilia), Alen Smailagic, Aliou Diarra e Carsen Edwards. Sotto canestro è una vera e propria coperta corta, tanto da costringere l’allenatore montenegrino a giocare per 40 minuti con quintetti piccoli, chiedendo uno sforzo enorme a Nicola Akele e Karim Jallow, adattati nel ruolo di centro contro una Milano lunga, fisica e praticamente al completo, con la sola assenza pesante di Leandro Bolmaro. Soprattutto perché i meneghini nel primo quarto sembravano veramente in controllo con quel +15 che avrebbe mandato al tappeto chiunque. Invece nei due periodi centrali la Virtus è stata eroica, si è superato e ha piazzato due break che in totale hanno fatto un +30.
L’avvio di gara sembra confermare tutte le difficoltà previste. La Virtus prova a correre, ma è Milano a prendere subito il controllo sfruttando freschezza e chili: qualche palla persa di troppo dei bianconeri apre il campo all’Olimpia, che vola sul 19-10 e allunga fino al 27-14 di fine primo quarto. Il rischio di una serata in salita è concreto.
Nel secondo periodo, però, cambia qualcosa. Milano tenta la fuga definitiva, ma la Virtus non si disunisce. Daniel Hackett, pur non al meglio, entra e porta energia emotiva, leadership, senso della battaglia. Insieme a Alston, guida la risalita dal -15 al -7 (38-31). La rimonta prende corpo soprattutto dalla difesa: pressione, recuperi, transizione. I bianconeri trovano ritmo e fiducia, fino al 47-47 dell’intervallo, nonostante i tre falli di Pajola e di Akele già a metà gara, ulteriore segnale di una partita giocata al limite del sacrificio.
La vera svolta arriva al rientro dagli spogliatoi. È la Virtus a dettare il ritmo, a imporre la propria identità. Milano si spegne in attacco, fatica a trovare soluzioni continue, mentre i padroni di casa colpiscono con lucidità e intensità. Il parziale è devastante: 33-20, che vale il 59-51, poi il 67-56 al 36’ e il 74-60 a un minuto e mezzo dalla fine del terzo quarto. La Virtus tocca anche il massimo vantaggio sul 75-70, prima della tripla sulla sirena di Ricci che manda le squadre al 30’ sul 77-66.
Nell’ultimo quarto Milano prova a rientrare, affidandosi all’esperienza e al talento del proprio roster. Ma questa sera la Virtus è granitica. Controlla il ritmo, gestisce i possessi, non concede parziali sanguinosi. Ogni tentativo di rimonta viene respinto da una squadra che ha scelto di non mollare di un centimetro, sostenuta da un pubblico straordinario e da una compattezza rara. Il 97-85 finale certifica una vittoria che sa di impresa.
È il successo della resilienza, del sacrificio collettivo, della capacità di andare oltre i limiti imposti dalle assenze. Una vittoria che pesa in classifica, ma soprattutto nel morale e nella costruzione dell’identità. In una sera in cui tutto sembrava complicato, la Virtus Bologna ha ricordato a tutti – e forse prima di tutto a sé stessa – cosa significa essere davvero da Eurolega.

QUI le statistiche complete del match 

Eugenio Petrillo 

Nell’immagine Vildoza, foto Ciamillo-Castoria