Nella prima giornata della World Cup fa notizia il crollo transalpino, la forza d’urto canadese e l’estro di Gilgeous-Alexander. La Dominicana si propone come avversaria più insidiosa per l’Italia che trova in Tonut e Ricci le risorse per battere l’Angola dopo aver sofferto troppo l’aggressività avversaria
L’allarme, se così si può dire, viene da Giakarta. O, per lo meno, la notizia più interessante e meno attesa della giornata d’apertura della World Cup che ha fatto registrare il record di pubblico, fissandolo in 38.115 unità alla Philippine Arena, l’impianto al coperto più grande al mondo. L’Indonesia Arena è un po’ più piccola, ma ha ospitato il confronto più significativo del primo turno di gare, tra due candidate al podio, e cioè Canada e Francia. Ebbene, i transalpini, vice campioni olimpici e d’Europa, dai più considerati come i più vicini per valore agli Usa, hanno subìto la loro peggiore strapazzata, almeno in tempi recenti: un meno 30 all’esordio (95-65) che, se non compromette le possibilità di passare il turno (dovranno battere la Lettonia di Luca Banchi che ha esordito travolgendo il Libano), fa nascere qualche dubbio sulle reali possibilità della squadra di Vincent Collet di battersi per una medaglia.
Travolgente il Canada, che lancia un messaggio forte: trascinata da Gilgeous-Alexander (27 punti, 12 rimbalzi e 6 assist), ha scavato il solco in una terza frazione da 25-8 trovando un po’ di resistenza solo in Fournier e De Colo.
Per un Canada che esce a sorpresa e lo fa nel modo più clamoroso, un’Australia che invece ad Okinawa si conferma avversaria più che temibile nell’altro big-match di giornata, contro la Finlandia: 98-72, Markkanen non basta contro l’onda d’urto oceanica orchestrata da Patty Mills, Ingles e Giddey.
Il terzo confronto da seguire, a Manila, era quello tra Dominicana e Filippine che dovrebbe aver indicato quale sarà nei prossimi giorni l’avversaria più seria per l’Italia. Il campo dice Dominicana, che ha prevalso 87-81 in quello che è stato in particolare un duello tra Towns e Clarkson: 26 e 28 punti rispettivamente, e a vincere è stato il centro di Minnesota.
Per gli azzurri esordio in agrodolce. Vittoria, ma sudata e ben lontana dal 92-61 con cui la Nazionale regolò l’Angola quattro anni fa a Foshan. In equilibrio per più di tre quarti, la gara si è risolta sostanzialmente nei cinque minuti finali, passando dal 64-61 all’81-67 conclusivo ma dopo aver sofferto a lungo l’aggressività angolana che l’ha costretta ad un avvio molto sofferto (2-9), tamponato e ribaltato dalle iniziative di Tonut (20-13) senza però riuscire a conservare il trend favorevole contro la solidità sottocanestro di Fernando e la vivacità di Childe Dundao, miniplay di 1,67 che ha messo in difficoltà sia Spissu sia Spagnolo tra velocità e tiro da tre.
Nell’Italia ha carburato lentamente Fontecchio, sottoposto a un controllo severo almeno nel primo tempo. Con le polveri bagnate nelle triple, come l’intera squadra (5/31!), Simone ha preso progressivamente fiducia contribuendo nel finale a scavare il distacco conclusivo. Il miglior è dunque stato Tonut, un contributo decisivo lo ha dato Ricci (8 punti nell’ultimo quarto e una discreta difesa su Fernando), da apprezzare il coraggio di Pozzecco che ha puntato a lungo sul secondo quintetto, dando respiro ai migliori che non riuscivano a togliersi dalle ruote gli angolani, missione poi compiuta nei cinque minuti conclusivi quando l’allentarsi del ritmo degli avversari e il fiato corto ne hanno decisamente limitato la pericolosità.
Da questo esordio, un po’ farraginoso come spesso accade per pressione ed emotività, ci prendiamo il risultato, gli sprazzi di bel gioco che si sono visti, la conferma di Fontecchio anche in una giornata non brillantissima (ma certi suoi canestri sono stati da antologia), la ripresa di fiducia nelle proprie capacità offensive di Tonut come il CT gli aveva chiesto, la leadership di Melli, granitico presidio d’area (tre stoppate da urlo), la bravura di Pajola nel sostituire Spissu con maggior efficacia rispetto a Spagnolo che ha pagato l’emozione dell’esordio al mondiale con un paio di palle perse: avrà tempo per migliorare e tornare ad esprimersi ai livelli mostrati quest’estate. Da migliorare ovviamente le percentuali del tiro da tre che spesso hanno costituito l’arma vincente di questa Nazionale, ma anche la continuità nell’intensità difensiva. Già domenica contro Towns e compagni servirà un’Italia più coesa, efficace e determinata.
Mario Arceri