Si chiude un capitolo fondamentale della storia della pallacanestro italiana. Meo Sacchetti, una delle figure più iconiche del basket tricolore tra campo e panchina, ha annunciato il proprio ritiro al termine della stagione di Serie B con la Fabo Herons Montecatini. Una decisione che segna la fine di oltre cinquant’anni di carriera nel mondo della palla a spicchi, lasciando un’eredità difficilmente replicabile.

L’ADDIO DI MONTECATINI

L’ultima tappa è stata Montecatini, in Serie B, dove Sacchetti ha trovato un ambiente caldo e appassionato con cui chiudere in bellezza. Spettacolari le vittorie nelle ultime gare di stagione, inclusa una Gara 4 vinta in casa che ha impedito un’amara uscita davanti al proprio pubblico.

Queste le sue parole di commiato:

«Qui a Montecatini ho conosciuto persone di alto livello, cariche di entusiasmo e passione. Non mi aspettavo un calore così: non smarrite mai queste caratteristiche, mi raccomando. Avrei voluto trasmettere ancora di più, ma porterò comunque questa esperienza nel mio cuore. L’affetto ricevuto dal pubblico ci ha dato una spinta straordinaria nel finale. Non potevamo congedarci con una sconfitta in casa, è stata bellissima la reazione in Gara 4. La successiva Gara 5 a Caserta è stata la mia ultima partita con la pallacanestro. Vi auguro il meglio: che il futuro regali a questo Club e a questa piazza tutte le soddisfazioni che meritate.»

DA GIOCATORE: L’ARGENTO DI MOSCA E L’ORO EUROPEO

Nato ad Altamura, in provincia di Bari, il 20 agosto 1953, Romeo “Meo” Sacchetti è stato uno dei migliori interpreti del ruolo di ala grande della sua generazione. Cresciuto cestisticamente tra Novara e Asti, costruì la sua carriera da giocatore in un’epoca d’oro per il basket azzurro: dopo le tappe con Gira Bologna e Auxilium Torino, approdò nel 1984 alla Pallacanestro Varese, dove rimase per otto stagioni fino al 1991, collezionando in totale 15 campionati di Serie A, 456 partite e 6.333 punti.

Con la Nazionale fu protagonista assoluto della medaglia d’argento alle Olimpiadi di Mosca 1980 e tre anni dopo salì sul tetto d’Europa conquistando l’oro agli Europei del 1983 a Nantes. Un palmarès da giocatore che pochi possono vantare, e che già da solo basterebbe a consegnarlo alla leggenda.

IN PANCHINA: DA TORINO A SASSARI, IL TRIPLETE CHE CAMBIÒ TUTTO

Conclusa la carriera agonistica, Sacchetti intraprese quasi naturalmente la strada della panchina. Nel 1996 diventò capo allenatore dell’Auxilium Torino, avviando una lunga gavetta attraverso l’Italia del basket: Asti, Bergamo, Castelletto Ticino, Fabriano, Capo d’Orlando, Udine — tappe di una formazione continua che lo plasmarono come tecnico di grande spessore tattico e umano.

Il momento più alto della sua carriera da allenatore arrivò alla guida della Dinamo Sassari, dal 2009 al 2015. Arrivato in Sardegna quando il club militava ancora in Serie A2, lo portò alla promozione in massima serie e costruì stagione dopo stagione un ciclo straordinario. Nel 2014 arrivarono Coppa Italia e Supercoppa; nel 2015 il capolavoro assoluto: lo Scudetto vinto in gara-7 contro Reggio Emilia, insieme a Coppa Italia e Supercoppa, per il leggendario triplete che trasformò Sassari in una realtà di primo piano del basket italiano ed europeo.

Dopo Sassari, il cammino proseguì con altre esperienze: Brindisi, Cremona — dove vinse la Coppa Italia 2019 — Cantù, Pesaro, fino all’ultima avventura a Montecatini.

CT AZZURRO: IL CAPOLAVORO CHE SEMBRAVA IMPOSSIBILE

Il capitolo più emozionante della sua parabola da allenatore coincide con il mandato da Commissario Tecnico della Nazionale italiana, dal 2017 al 2022. In quegli anni Sacchetti riuscì nell’impresa che sembrava impossibile: riportare l’Italbasket alle Olimpiadi di Tokyo 2021 dopo 21 anni di assenza, e ai Mondiali dopo altrettanto tempo. La vittoria nel torneo di qualificazione olimpica a Belgrado, con il clamoroso successo sulla Serbia, rimane uno dei momenti più indimenticabili del basket italiano degli ultimi decenni.

Il basket italiano saluta oggi uno dei suoi giganti. Grazie, Meo.