Non è stato l’unico uomo copertina della serata, perché l’Italia vista a Reykjavík è sembrata una macchina perfetta, capace di mandare cinque uomini in doppia cifra e di trovare protagonisti diversi nell’arco dei quaranta minuti. Ma se c’è stato un giocatore che più di tutti ha dato ritmo e ordine alla sinfonia azzurra, quello è stato Matteo Spagnolo.
Il playmaker del Baskonia è stato uno dei grandi protagonisti del successo dell’Italia sull’Islanda per 102-83, dirigendo l’orchestra di Marco Ramondino con la personalità e la maturità di un veterano nonostante i suoi appena 23 anni. Una prestazione completa, fatta di punti, letture e soprattutto della capacità di coinvolgere i compagni nei momenti giusti.
Spagnolo ha chiuso la sua partita con 13 punti in poco più di venti minuti di utilizzo, tirando con un eccellente 6/11 dal campo e aggiungendo anche 3 rimbalzi. Il dato che però racconta meglio la sua serata è quello dei 7 assist distribuiti ai compagni, il migliore tra gli azzurri, a conferma di una gestione dei possessi praticamente impeccabile.
Mai fuori ritmo, sempre in controllo dei tempi della partita, il regista pugliese ha saputo alternare con intelligenza le iniziative personali alla ricerca del compagno libero, contribuendo in maniera determinante ai 20 assist complessivi prodotti dall’Italia contro le sole 9 palle perse di squadra.
La crescita del classe 2003 continua così anche in azzurro, dopo una stagione di ulteriore maturazione con il Baskonia tra Liga ACB ed Eurolega. E se Mannion ha acceso la miccia, Baldasso ha infiammato il canestro e Tessitori ha dominato vicino al ferro, è stato proprio Spagnolo a dare il tempo alla musica dell’Italia.

Eugenio Petrillo

Nell’immagine Spagnolo, foto Ciamillo-Castoria