Dopo dei playoff NBA che ci hanno regalato emozioni a non finire, abbiamo le due finaliste che si contenderanno il Larry O’Brien Trophy: i San Antonio Spurs campioni della Western Conference (fattore campo a favore per il miglior record) e i New York Knicks, tornati sul tetto della Eastern Conference dopo 27 anni di attesa. I texani hanno dovuto attraversare un percorso pieno di trappole e insidie ma, nonostante la loro inesperienza, sono riusciti a sconfiggere i Portland Trail Blazers (4-1), i Minnesota Timberwolves (4-2) e gli Oklahoma City Thunder (4-3), eliminando i favoriti sul loro campo in gara 7.
La strada dei ragazzi di coach Brown è stata nettamente meno dispendiosa: gli Atlanta Hawks al primo turno hanno spaventato Jalen Brunson e compagni andando sopra 2-1 ma, da quel momento, i Knicks hanno inanellato una serie di 11 vittorie consecutive e si sono sbarazzati prima dei Philadelphia 76ers, poi dei Cleveland Cavaliers. L’ultima finale di New York è datata 1999 proprio contro i neroargento: finì 4-2 per la banda di Popovich, quindi si cerca la rivincita.
Entrambi i roster sono privi di esperienza a questo livello, fatta eccezione per Harrison Barnes (campione con i Warriors nel 2015) e OG Anunoby (vincente con i Raptors nel 2019). San Antonio ha un gruppo nettamente più giovane, soprattutto se osserviamo il big three composto da Victor Wembanyama (22 anni), Stephon Castle (21) e Dylan Harper (20), ma ha già dimostrato che la carta d’identità non conta. New York ha la spinta di una città che non vede un titolo nella pallacanestro da ben 53 anni e la maggior parte dei giocatori sembra nel pieno della maturazione cestistica, a partire da un Karl-Anthony Towns e da un Mikal Bridges in netta crescita in questa post season: ci aspetta una serie molto equilibrata.
I precedenti stagionali
Le squadre di due conference diverse solitamente si affrontano solamente due volte nella regular season ma, in questo caso, il destino ci ha messo lo zampino. San Antonio Spurs e New York Knicks si sono scontrate tre volte perché sono state le protagoniste di un’altra finale, ovvero quella dell’NBA Cup. Sul parquet neutro di Las Vegas trionfò la franchigia della Grande Mela grazie ai 28 punti di OG Anunoby e ai 25 di Jalen Brunson, mentre ai texani non bastarono i 21 punti dalla panchina di Dylan Harper e i 18 di Victor Wembanyama, reduce da un infortunio che ne limitò l’utilizzo. In quel match venne fuori tutta l’inesperienza dei giocatori di coach Johnson, che si sciolsero completamente nell’ultimo periodo e incassarono un 35-19 di parziale che risultò decisivo.
Questi due gruppi si sono incontrati nuovamente a fine dicembre (due settimane dopo l’NBA Cup) al Frost Bank Center e, in quel caso, ebbero la meglio i padroni di casa con il punteggio di 134-132: i due liberi di Keldon Johnson fecero la differenza. Il precedente più vicino in linea temporale è quello del primo marzo al Madison Square Garden: i Knicks, con un altro quarto quarto strabiliante (34-20), schiantarono gli Spurs (114-89) e misero fine alla striscia vincente di Castle e compagni, imbattuti nel mese di febbraio. Gli incontri in stagione regolare farebbero pendere la bilancia in favore dei campioni della Eastern Conference, ma mai come in questo caso potrebbero essere fuorvianti. Gli Spurs stanno vivendo una crescita impressionante e nei playoff hanno cambiato totalmente marcia: sono una squadra nettamente diversa rispetto al match del primo marzo, figuriamoci rispetto a quelle di dicembre.
Le possibili chiavi tattiche
I New York Knicks hanno il miglior offensive rating dei playoff: 123.3 punti su 100 possessi è una statistica impressionante, soprattutto se consideriamo che la seconda (gli Oklahoma City Thunder) viaggia a 117.5. Chiaramente, il percorso più agevole dei ragazzi di coach Brown ha inflazionato questo numero, ma i 19.2 assist di media (primi anche in questa categoria) ci raccontano di una fase offensiva che sta girando a meraviglia. La franchigia della Grande Mela, però, si scontrerà contro la miglior difesa di questa post season: i San Antonio Spurs hanno il secondo defensive rating dei playoff (104.4 punti subiti su 100 possessi) dietro proprio ai Knicks (103.5), ma la caratura degli avversari affrontati non è minimamente paragonabile.
I texani hanno Victor Wembanyama, uno dei difensori più impattanti della storia NBA già a 22 anni che, sommato alla fisicità di Stephon Castle, Dylan Harper e Devin Vassell, completa un autentico incubo per gli attacchi delle altre squadre. Il francese, proprio come nella serie contro i Thunder con Alex Caruso, potrebbe essere “accoppiato” con Josh Hart. Perché utilizzare Wemby sul peggior attaccante degli avversari? Perché il lungo transalpino battezzerebbe dall’arco un tiratore abbastanza ondivago e sarebbe libero di rimanere in area per contestare tutte le penetrazioni degli esterni dei Knicks con le sue braccia interminabili. A differenza di OKC, New York ha a disposizione più armi sul perimetro e non ha la necessità di attaccare il ferro in tutte le azioni, ma chiaramente Jalen Brunson è un giocatore che ama andare fino in fondo e potrebbe essere scoraggiato dalla presenza ingombrante del centro neroargento.
La contromossa che potrebbero adottare i Knicks è quella di inserire Wembanyama nel pick and roll con Towns e forzare il cambio con l’ex Timberwolves. KAT ha sicuramente meno centimetri rispetto al francese, ma è un tiratore formidabile e il lungo degli Spurs sarebbe costretto ad uscire ben fuori dal pitturato, area dove domina difensivamente. Questa tattica presenterebbe però due problemi per coach Brown: innanzitutto Brunson sarebbe lontano dall’azione e potrebbe perdere efficacia, mentre Hart avrebbe tanto il pallone nelle mani e rischierebbe di incappare in diversi errori; sarà una partita a scacchi molto interessante tra i due staff tecnici. Chiaramente molto dell’attacco dei Knicks dipenderà dalle percentuali dall’arco: se saranno basse, aprire l’area dei neroargento potrebbe diventare un vero e proprio rebus.
A proposito di Brunson, dopo la sofferenza nella serie di primo turno contro Dyson Daniels e Nickeil Alexander-Walker, l’ex Mavericks dovrà affrontare l’aggressività impressionante degli esterni texani. Castle e Harper hanno creato diversi grattacapi all’MVP Shai Gilgeous-Alexander e sono pronti ad azzannare anche ‘JB’: saranno dei duelli fondamentali in queste Finals. Inoltre, la completezza delle giovani guardie degli Spurs, insieme al talento di De’Aaron Fox, impone anche un’altra riflessione al coaching staff newyorchese: Brunson può contenere difensivamente la loro esuberanza? O dovrà essere ‘nascosto’ su altri membri del quintetto? La risposta a questo tema sarà fondamentale, perché San Antonio potrebbe puntare Brunson praticamente in ogni azione offensiva. Inserire il figlio di Rick in marcatura su Julian Champagnie potrebbe non essere una soluzione: l’ex 76ers è stato un fattore nelle ultime due gare contro i Thunder e potrebbe punire con continuità dall’arco.
L’interrogativo più grande rimane l’eventuale contenimento di Victor Wembanyama. Towns non è assolutamente conosciuto per le sue doti difensive e, soprattutto, cade spesso in problemi di falli: contro l’atleta transalpino rischia di commettere diverse infrazioni in pochi minuti. Il fisico migliore da piazzare contro Wemby è quello di Mitchell Robinson, che potrebbe essere un fattore anche nell’altra metà campo con i suoi rimbalzi offensivi se il centro avversario dovesse esagerare con gli aiuti. Il prodotto di Western Kentucky, in dubbio per una frattura al quinto metacarpo (difficilmente rimarrà fuori nell’appuntamento più importante della carriera), dovrà imporre tutta la sua stazza e utilizzare anche qualche mossa ‘sporca’ per far innervosire l’avversario, proprio come fatto da Isaiah Hartenstein; potrebbe comunque non bastare.
Conclusioni finali
Da una parte l’incoscienza della gioventù degli Spurs, dall’altra la concretezza e la solidità dei Knicks, imbattuti dal 23 aprile. Al di là di tutti i dettagli tecnici, le NBA Finals sono imprevedibili anche per l’emozione che proveranno entrambe le squadre, che dovranno essere brave a non esitare sul palcoscenico più prestigioso della pallacanestro mondiale. I texani hanno probabilmente un roster più profondo, ma arrivano all’appuntamento più stanchi rispetto agli avversari: i ragazzi di coach Brown non scendono in campo dal 24 maggio e hanno avuto diverso tempo per prepararsi mentalmente e fisicamente. Inoltre, la spinta della città di New York potrebbe essere un fattore determinante: sotto la Statua della Libertà è tutto fermo, si aspettano solo le Finals dei Knicks.
Vedremo se il Larry O’Brien Trophy tornerà nella Grande Mela dopo 53 anni o se gli Spurs riusciranno ad avviare un’altra dinastia 12 anni dopo l’ultimo titolo di Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili.
Nell’immagine: Victor Wembanyama e OG Anunoby Credit photo: New York Knicks (Facebook)