di Maurizio Roveri

 

 

Quando vincere è un’abitudine. Una felice abitudine. Che viene da lontano e nasce dalla fatica, dal sacrificio, da una durissima applicazione di campionesse fiere. E dall’esperienza di un Club sapientemente organizzato che ha già tante finali alle spalle.

Dietro le prestazioni di un gruppo di ragazze che inorgoglisce la città di Schio, e tutta la pallacanestro femminile italiana, c’è il lavoro efficace di una Società che propone con grande soddisfazione un palmares di 12 scudetti, 14 Coppe Italia, 13 Supercoppe italiane. Ed è recente l’emozione forte d’avere raggiunto la Final Four di Euroleague ed essere diventato il terzo Team più forte d’Europa.

 

Classe, orgoglio, solidità mentale, malizia, opportunismo, spirito competitivo, senso del controllo. Capacità di soffrire e… di graffiare. Ecco: tutte le risorse che servono per conquistare un titolo, la Famila Schio le possiede.

Applausi.

Due partite dure, veramente dure, di finale-scudetto. Combattendo contro un’avversaria valorosa, la Virtus Segafredo, che è rimasta sempre lì aggrappata.

Non c’è stato, mai, niente di semplice. Schio ha vinto di due punti gara1 (dopo avere recuperato uno svantaggio di 6 lunghezze) e di cinque punti ieri sera (84-79) in un finale palpitante: 78-77 a 54” dal termine, 82-79 a 16”20.

Ci sono stati momenti delicati, per la Famila. Sia nel Madison bolognese di Piazza Azzarita, sia al PalaRomare scledense. Ogni volta che è sembrato in affanno, il gruppo di Schio ha resistito. Respingendo i pericoli con una dura difesa, con la faccia cattiva, con una palla rubata, con un tagliafuori, con un rimbalzo, un passaggio sporcato. O trovando le spaziature giuste per buone manovre offensive a liberare l’estro e le triple della ventitreenne Rhyne Howard (14 punti, 3 triple, 8 rimbalzi nella partita di ieri sera; 20 punti, 3 triple, 9 rimbalzi, 29 di valutazione in gara1 a Bologna) e della fantastica Marina Mabrey, carismatica leader della Famila, letteralmente inafferrabile al PalaRomare, interprete d’una performance immensa: 37 punti in 33’, 8 triple, 4 assist, 34 di valutazione. Davvero “un Mabrey show”!. Immensa. Dicono che non sia simpatica, in campo. Dicono che faccia uso di qualche provocazione. E che talvolta giochi un po’ “sporco”. Dicono.  La realtà è che la Mabrey è una dura, ha un forte carattere, è una straordinaria agonista. Una vincente. Marina fa la differenza.

Assieme a Marina Mabrey e a Rhyne Howard, Schio ha avuto tanto in queste Finals dalla piccola “grande” Costanza Verona, guerriera energica e intraprendente, 169 centimetri di talento, 11 punti e 6 rimbalzi in gara1 a Bologna e 17 punti ieri con altissime percentuali di tiro.

E poi… tutta l’esperienza, la visione di gioco, la furbizia, la personalità e la gestione della miglior creatrice di gioco italiana: Giorgia Sottana.

Ha 35 anni. E allora? E’ ancora in grado di esprimere 21 minuti di qualità, in partite d’alto livello. Da urlo la sua prestazione di sabato scorso nel “Madison” bolognese: 16 punti, con 2 triple, 6 su 8 nei tiri liberi, 4 assist.

Quando c’è da vincere, lei sa come si fa.

Perchè conosce il gioco, perché è una smaliziata combattente e possiede una passione infinita.

Ebbene: è pazzesco – a mio parere – che una regista come Giorgio Sottana non venga convocata in Nazionale.

 

Il “fortino” del PalaRomare è rimasto inespugnato. Da lì non si passa. Nessuno ha vinto in questa stagione a Schio. Neanche le squadre di Euroleague.

Con questa nuova conquista del titolo di Campione d’Italia, il Club scledense realizza un’altra tripletta (scudetto, Coppa Italia, Supercoppa) dopo quella della stagione scorsa.

E’ il capolavoro di grandi giocatrici e soprattutto di un bravissimo coach, il greco Georgios Dikaioulakos. Allena da due anni la Famila. Sei Trofei vinti.

 

E la Virtus Segafredo?

Non ce l’ha fatta. Ma ha lottato valorosamente. Ha dato tutto. Tutto. Fino all’ultimissima goccia di sudore e di energia. Ha saputo tener testa al Club “dominante” della pallacanestro italiana, che è anche fra le grandi d’Europa.

Più di così le virtussine non potevano fare.

Delusione? No, no, assolutamente no.

Se qualcuno parlerà di delusione, sarà qualcuno che non conosce la pallacanestro né i princìpi dello sport.

Amarezza. Ecco, questo forse è il termine più corretto. Amarezza perché le ragazze virtussine hanno combattuto aspramente, hanno prodotto una buona pallacanestro, hanno fatto tremare un Team prestigioso come Schio. Sono arrivate lì lì a pochi centimetri dall’impresa in entrambe le partite. E allora, ci si rimane male e ci si sente come beffate.

Chiaro che qualche errore c’è stato. Sabato scorso sul +6 si poteva gestire con un pizzico in più di lucidità il vantaggio; ieri sera le rotazioni difensive non sono state efficaci in occasione delle triple di Rhyne Howard, alla quale è stato concesso troppo spazio.

Ma l’amarezza deve lasciare il posto alla fierezza.

Sì, Cheyenne Parker, Iliana Rupert, Cecilia Zandalasini e le loro compagne possono essere fiere di come hanno affrontato queste LBF Finals. Con coraggio, intensità, temperamento.

La fierezza d’aver portato 5337 spettatori al palasport di Piazza Azzarita, sabato, in una serata memorabile, che entra nella storia perché è record di affluenza per una partita di pallacanestro femminile in Italia. E vorrei far notare che il basket delle donne esiste da 93 anni nel nostro Paese…

Un record targato Virtus Segafredo. Il “Madison” bolognese stracolmo per una partita di pallacanestro femminile. Non era mai capitato. Sulle gradinate un oceano d’entusiasmo. Bellissima immagine. Un evento e un’atmosfera che avrebbero meritato di andare sulla RAI, o su un’altra televisione nazionale. Bisognerà arrivarci.

 

C’era tanta curiosità. E amore. L’amore della gente per queste ragazze che, all’insegna dello slogan “Bologna siamo noi”, sono riuscite a coinvolgere emotivamente la città delle Due Torri.

Ecco il vero successo. E di questo dovrà esserne felice e fiero Massimo Zanetti, il Proprietario della Virtus Segafredo. E’ già un capolavoro, considerando che la sezione femminile della Virtus – da Zanetti fortemente voluta – è stata fondata appena tre anni e mezzo fa. Nel 2019.

Per diventare una squadra vincente, bisogna passare dalle Finali perse.

Lo scudetto arriverà. Prima o poi arriverà. Se Zanetti continuerà ad investire. Migliorando la squadra nei punti vulnerabili (ci sono, ci sono…) e mettendo nella condizione dirigenti e staff tecnico di costruire un roster più profondo.

 

Nel giugno 2022 la Società firmò quattro giocatrici importanti: Cheyenne Parker (ottima stagione per l’apprezzatissima “guerriera” del territorio newyorkese del Queens), Iliana Rupert ventunenne francese di grande talento, Kitija Laksa la tiratrice lettone e Olbis André la nativa di Castel San Pietro Terme, tornata a casa, unica bolognese della squadra. Addirittura in quel periodo alla Virtus Segafredo venne accostato il nome della prestigiosa Breanna Stewart. Poi…

Poi, il mercato virtussino si è fermato lì. Chissà perchè. E la coperta è rimasta corta. Undici giocatrici è un numero insufficiente per affrontare un doppio impegno severo come il campionato (da fare ad alto livello) e l’Euroleague. Considerando, inoltre, che mese dopo mese vi sono stati diversi infortuni e che un paio di giocatrici hanno perso un numero notevole di partite, e conseguentemente gli allenamenti sono stati anche penalizzati, mi sento di affermare che le ragazze virtussine e il loro coach Giampiero Ticchi hanno realizzato un mezzo miracolo a vincere la regular season, ad essere arrivate in finale scudetto e ad aver tenuto testa ad una Famila Schio che ha molta più esperienza e malizia.