“Ho sempre desiderato di giocare contro Jerry, ma più lo conoscevo, più avrei voluto essere un suo compagno di squadra. Ci mancherà. Riposa in Pace, Logo.”

Queste sono state le parole di Michael Jordan per ricordare un gigante della pallacanestro statunitense come Jerry West, venuto a mancare nella giornata di ieri all’età di 86 anni. Un gigante, esattamente. Ci sono pochissimi giocatori che hanno influenzato così tanto la palla a spicchi oltreoceano come Jerry West, prima dentro poi fuori dal parquet.

Con West Virginia University, il college che rappresenta lo Stato in cui è nato, viene nominato due volte All-American, oltre a vincere il premio come Most Outstanding Player delle Final Four nel 1959. L’anno successivo, insieme all’amico e poi rivale sui campi NBA Oscar Robertson, guida la Nazionale statunitense alla medaglia d’oro alle Olimpiadi di Roma.

Proprio dietro allo stesso Robertson, West viene scelto dai Los Angeles Lakers, appena trasferiti da Minneapolis, con la seconda chiamata assoluta. Con i californiani diventerà una delle icone della National Basketball Association, verrà chiamato 14 volte all’All-Star Game tra il 1961 e il 1974.

La sua capacità difesiva, il suo jumper dal mid-range infallibile e la sua leadership in campo e fuori lo hanno reso il vero protagonista dei nuovi Lakers, quelli di LA. Tuttavia, i titoli continuano a non arrivare, con i Lakers che si fermano sempre sul più bello, alle finali, e sempre contro gli stessi avversari, gli incredibili Boston Celtics di Bill Russell, vincitori di 11 anelli in 13 anni.

Nel 1968 viene raggiunto nei giallo-viola da Wilt Chamberlain, all’epoca considerato il giocatore più forte che avesse mai calcato un parquet della NBA. Nel 1969 West e Chamberlain guidano i Lakers alle NBA Finals, sempre contro i Celtics: per la prima volta nella storia viene assegnato l’MVP al miglior giocatore delle Finali. Lo vince West, ma il titolo è ancora una volta dei Celtics. Per la prima, ultima e unica volta nella storia della NBA, l’MVP viene assegnato a un componente della squadra sconfitta.

L’anno successivo, i Lakers tornano ancora una volta all’atto finale, dove si trovano davanti i New York Knicks di Oscar Robertson, in quelle che sono considerate tra le più incredibili NBA Finals della storia. West entra nel mito con il canestro da metacampo per pareggiare gara 3 e portarla ai supplementari. Da quel momento sarà “Mr. Clutch”.

Ma alla fine il mito e l’icona stanno, ancora una volta, dall’altra parte: Willis Reed, su una gamba sola, guida i Knicks alla prima vittoria del titolo in gara 7, guadagnandosi anche l’MVP. Per West sembra una maledizione: in 10 anni ha perso ben sette finali NBA.

Ma come il basket gli ha tolto tutto, gli restituisce quello che si merita due anni dopo: nel 1972 i Lakers tornano alle Finali, si ritrovano i Knicks e questa volta vincono. 4-1 e titolo dopo 18 anni, il primo da quando si sono trasferiti a Los Angeles, ma soprattutto il primo e unico di Jerry West da giocatore. Mr. Clutch annuncerà il ritiro due stagioni più tardi, nel 1974 dopo una carriera leggendaria, in cui ha vinto molto meno di quanto si meritasse.

Come detto prima, il suo mito non si ferma dentro il parquet: dopo un paio di stagioni da head-coach, West diventa Executive dei Lakers ed è uno dei maggiori contribuenti nel costruire la dinastia dello Showtime, con Magic Johnson e Kareem Abdul-Jabbar, che porterà a Los Angeles ben 5 titoli negli anni ’80. Non solo, da GM, sara lui stesso a scegliere Kobe Bryant al draft 1996 e a firmare come free-agent la settimana successiva Shaquille O’Neal, che formerà con Kobe una delle coppie più dominanti che si siano mai viste in NBA e che frutteranno un three-peat ai giallo-viola all’inizio del millennio.

Jerry West era questo: un mito, un’icona, una leggenda. A renderlo immortale non è solo la sua eredità e alla sua enorme influenza che ha lasciato nella pallacanestro per tutta la sua vita, ma è anche il merito di Alan Siegel che ha disegnato il logo NBA, uno dei più famosi al mondo, prendendo spunto proprio dall’eleganza del movimento di Jerry West.

“Come sapete, Jerry è l’uomo del logo ma per noi giocatori è stato molto di più: un uomo con un’anima”

Bill Russell

 

Matteo Orsolan

Foto NBA