La semifinale tra Fortitudo e Verona metterà di fronte due squadre arrivate allo stesso punto seguendo percorsi completamente diversi. Se Bologna ha dovuto attraversare una serie lunga, pesante e piena di tensione contro Avellino, la Tezenis ha invece dato la sensazione di una squadra che, partita dopo partita, sta trovando sempre più equilibrio.
Il 3-1 rifilato a Brindisi ha raccontato proprio questo. Verona non ha dominato la serie in maniera schiacciante, ma ha avuto continuità, lucidità e soprattutto la capacità di gestire i momenti delicati. In gara 4, in un ambiente caldo e contro una squadra obbligata a vincere, i gialloblù non si sono scomposti dopo un avvio complicato e hanno lentamente preso il controllo della partita, affidandosi alla loro organizzazione e alla qualità delle scelte offensive.
La sensazione è che la Tezenis arrivi al confronto con la Fortitudo con una struttura molto definita. Ramagli ha costruito una squadra che raramente perde ordine dentro la partita, anche quando le percentuali si abbassano o il ritmo si sporca. Contro Brindisi si è visto chiaramente: Verona non ha avuto bisogno di una serata irreale offensivamente, ma ha vinto attraverso il controllo dei possessi, la difesa e la capacità di trovare ogni volta il giocatore giusto nei momenti chiave.
McGee sarà inevitabilmente il primo osservato speciale. Nella serie contro Brindisi ha spesso acceso la squadra nei momenti più complicati, prendendosi responsabilità pesanti soprattutto nel secondo tempo di gara 4. Ma ridurre Verona al solo talento del suo americano sarebbe probabilmente un errore. La vera forza dei veneti è infatti la quantità di giocatori coinvolti. Zampini ha dato ritmo e letture, Ambrosin ha trovato canestri pesanti, mentre Baldi Rossi e Johnson hanno garantito presenza fisica e solidità.
Ed è proprio questa coralità che potrebbe creare problemi alla Fortitudo. Bologna arriva dalla miglior partita offensiva della propria postseason, ma anche da una serie in cui ha mostrato più di una fragilità lontano dal Paladozza. Verona, al contrario, appare una squadra molto meno emotiva, forse meno travolgente, ma più lineare nell’arco dei quaranta minuti.
Inoltre, rispetto alla Effe, la Tezenis ha avuto anche il vantaggio di poter chiudere i quarti in anticipo. Meno minuti nelle gambe, meno stress mentale e più tempo per preparare la semifinale. Un aspetto che potrebbe pesare soprattutto all’inizio della serie, considerando le energie spese dalla Fortitudo per uscire dalla battaglia contro Avellino.
Il vero tema sarà capire quanto Verona riuscirà a reggere l’impatto ambientale del Paladozza. Perché se c’è una cosa che la serie dei biancoblù ha confermato, è che Bologna davanti al proprio pubblico riesce ad alzare drasticamente il livello di intensità e fiducia. La Tezenis dovrà quindi avere la forza di restare lucida anche dentro eventuali parziali emotivi della Effe, evitando di concedere quelle accelerazioni che al Paladozza spesso cambiano completamente l’inerzia delle partite.
Più che una serie spettacolare o ad altissimo punteggio, quella tra Fortitudo e Verona ha le caratteristiche per trasformarsi in una sfida molto tattica, fatta di dettagli, ritmo e gestione dei momenti. E in questo tipo di pallacanestro la Tezenis ha già dimostrato di sapersi muovere con grande maturità.
Alessandro di Bari
In foto McGee (Scaligera Verona)