Se a tradire è anche il nostro dream team, e cioè il fioretto femminile, l’avventura azzurra ai Giochi di Parigi si tinge di scuro. Una mattina aperta dal doppio podio nel tiro a segno con Federico Maldini e Paolo Monna che preludeva ad una giornata ricca di soddisfazioni e che invece è proseguita con le delusioni della boxe, del judo, soprattutto della scherma dove gli spadisti si sono fermati tra ottavi e quarti di finale e le fiorettiste hanno portato la sola Alice Volpi in semifinale. E, a questo proposito, è aumentato a undici il numero dei Paesi che hanno raggiunto le semifinali nelle quattro armi fin qui disputate (domani si chiuderà il programma individuale con le gare di fioretto maschile e sciabola femminile): Italia, Francia, Ungheria, Usa ed Egitto (new entry tra le grandi) con due presenze. Insomma, un’ulteriore conferma che lo sport cresce in ogni parte del mondo e che non esistono più certezze. Le previsioni della vigilia, basate sui risultati a livello mondiale, accreditavano l’Italia di 47 medaglie, ben oltre il record di 40 registrato a Tokyo: se il ritmo è questo, potremmo restarne abbastanza lontani.

Poi è arrivato, quasi allo scadere, l’oro di Nicolò Martinenghi.

Il primo oro dell’Italia lo regala il nuoto e nella gara in cui si confidava in un podio, ma forse non sul gradino più alto, anche se Nicolò è arrivato a Parigi vantando l’oro europeo e iridato del 2022 e da vicecampione mondiale sui 50 e 100 rana, doppio argento conquistato quest’anno a Doha. Stasera nella vasca di Nanterre, un passo avanti promettendo che non è finita qui.

Ma l’attenzione oggi era concentrata soprattutto su Lille dove è iniziato il torneo olimpico femminile e dove soprattutto hanno fatto il loro esordio gli Usa. Tra le ragazze ha tenuto banco la partita d’avvio, tra la Spagna e la Cina che, con i 31 punti e i 15 rimbalzi (10 in attacco) dell’immarcabile Yueru Li, due metri esatti di peso ma anche di mobilità, ha guidato la gara praticamente per l’intera durata, cedendo solo di un punto (89-90) all’overtime infine sfiancata dalle bordate di Rodriguez e Gustafson, 54 punti in due.

Prima il Sud Sudan aveva superato alla distanza Portorico al quale non sono bastati i 26 punti del solito Alvarado: la squadra di Royal Ivey che ha per primo assistente ha Luol Deng, il primo artefice del miracolo sudsudanese, Paese poverissimo, da pochi anni indipendente, ma già con un ruolo interessante, se non importante, nel panorama cestistico mondiale: mercoledì affronterà alle 21 gli Usa per giocarsi poi con la Serbia il 3 agosto il secondo posto nel girone, candidandosi comunque per i quarti di finale a Parigi eventualmente come una delle due migliori terze.

Ma tutti attendevano gli Usa, alla prova con il primo impegno ufficiale e con una squadra di grande spessore come la Serbia di Pesic. Bene, Jokic ha fatto il suo con 20 punti, 5 rimbalzi e ben 8 assist, ma la vecchia guardia (LeBron, Curry, Holiday. Booker, ma soprattutto Durant) non hanno lasciato nemmeno le briciole ai serbi. Ecco, Kevin Durant che non doveva nemmeno giocare, che aveva lasciato il posto nel quintetto d’avvio al franco-camerunense con passaporto statunitense Joel Embiid, quando è stato chiamato in campo dopo 7’30” con gli Usa sotto 14-19, ha prodotto sedici minuti di basket stellare con 4/5 da due e 5/5 da tre: 23 punti che hanno chiuso la partita già a metà gara. Il resto ce l’ha messo LeBron James con 21 punti e 9 assist guidando la squadra da vero comandante in capo.

Si è entrati insomma nel vivo del torneo di basket mentre si attenuano le polemiche sulla cerimonia di apertura (“Nessun riferimento all’Ultima Cena, semmai agli dei dell’Olimpo in onore delle origini elleniche dei Giochi” la spiegazione un po’ tirata di chi ha avuto l’idea di un quadro altamente trasgressivo: “Simboleggia anche la libertà che in Francia è garantita”).

Piuttosto fa parlare l’aumento del tasso di criminalità comune: a Zico, qui con la delegazione brasiliana, è stata rubata una borsa che conteneva valori per mezzo milione di euro. Si piange la scomparsa improvvisa di un allenatore di boxe samoano, su Israele-Paraguay di calcio (2-4) si apre un’inchiesta per episodi di razzismo sugli spalti, la Senna si intorbidisce e mette a rischio le gare di triathlon e di nuoto di fondo, si registrano le prime denunce per doping: la pugile nigeriana Ogunsemilore dopo il judoka iracheno Sajjad Sehen sospeso due giorni fa.

Protestano i giornalisti per la scomodità della sala stampa, angusta e inadeguata al numero dei colleghi accreditati. Insomma, scene di ordinaria olimpiade, come gli arbitraggi che hanno precluso alla Giuffrida e a Mouhiidine un cammino più giusto. Proteste già viste, come sempre del tutto inutili. Poi, quasi al termine del programma, il lampo inatteso di Nicolò Martinenghi che nei 100 rana precede di due centesimi di secondo il primatista mondiale Adam Peaty: l’Italia che non muore, per dirla con Francesco De Gregori.

 

 

Nell’immagine Kevin Durant, foto FIBA

Mario Arceri