Per la Fortitudo Bologna la stagione 2021/22 si è conclusa nei peggiori dei modi: con una retrocessione. Sono tanti e diversi gli strascichi che questo risultato ha portato. Il futuro dei biancoblu è, ad oggi, ancora molto incerto e tutto da scoprire.
Ma, facendo un piccolo passo indietro, Basket Magazine vuole offrire ai suoi lettori e ai supporters fortitutidini il”pagellone” della stagione 2021/22.
IL PAGELLONE:
Jabril Durham 4 Arrivato in corso d’opera per sistemare le lacune in cabina di regia che si erano verificate nelle prime uscite di campionato. “Scoutizzato” da Antimo Martino la passata stagione durante una trasferta europea quando il tecnico allenava Reggio Emilia. Le prime partite del play americano sono state positive, ma poi il buio totale. Discreta visione di gioco (5,2 assist a gara), ma pessima capacità realizzativa e scarsissime percentuali al tiro. Brutto l’epilogo con la partenza anticipata – senza permesso del club – verso gli Stati Uniti.
Matteo Fantinelli 6 Stagione travagliata se ce n’è una. Attorno a lui per mesi e mesi si cela il mistero. A maggio 2021 effettua un’operazione di pulizia del tendine d’Achille. La società lo aspetta per la nuova stagione con un ruolo finora inedito per lui: playmaker di riserva di… non si sa chi! Ma il suo rientro viene sempre più ritardato e questo è stato uno dei fattori principali del malcontento di Jasmin Repesa. Poi ad inizio febbraio finalmente si svela l’arcano: da quel famoso intervento, Fantinelli ha avuto un’infezione batterica. La Fortitudo lo riesce a recuperare solo per le ultime 8 partite. Il suo apporto è tutt’altro che negativo. Ci mette voglia e cuore, suoi punti di forza. Sicuramente uno degli ultimi a darsi per vinto.
Tommaso Baldasso 5.5 Il potenziale di questo ragazzo è enorme, non lo scopriamo certo oggi. Ma il suo più grande difetto è quello probabilmente di essere discontinuo e non sempre centrato sulla partita che sta disputando. Questo il classe 1998 ha fatto anche nella sua prima parte della stagione in maglia biancoblu. Poi, a fine novembre, ecco il colpo di scena: Ettore Messina ha bisogno di lui per rimpolpare le rotazioni della sua Olimpia Milano e Baldasso è il nome giusto per lui. Poteva e doveva fare molto di più, ma anche per lui l’ambiente e le problematiche hanno pesato.
Jon Axel Gudmundsson 4 Uno degli oggetti di maggior discussione di questa stagione della Fortitudo Bologna. Arrivato – quasi ad inizio stagione – con la nomea di essere un valido playmaker titolare, poi sin da subito si è scoperto che di playmaker aveva ben poco. Repesa lo stimava e non ha mai nascosto un certo apprezzamento, ma sappiamo che questo connubio è durato solamente il tempo di una partita. Poi con Antimo Martino solo difficoltà e tante critiche per il giocatore islandese. Da molti considerato l’anello debole e una male marcia da scartare. Così la società fa e lo taglia a metà gennaio. A stagione conclusa Gudmundsson poi si è tolto qualche sassolino dalle scarpe con un’intervista piuttosto dura nei confronti di Martino e della società.
Branden Frazier 5.5 È stato uno degli innesti in corso d’opera. Probabilmente, assieme ad un altro che vedremo tra poco, l’unico con una parvenza di logica. La guardia americana, arrivata per migliorare e allungare le rotazioni nel reparto esterni, ha sin da subito mostrato un’ottima attitudine offensiva. Non sempre la lucidità è stata dalla sua parte, ma qualche castagna dal fuoco l’ha tirata fuori, come per esempio i 20 decisivi punti segnati a Treviso. Poi però anche lui nel momento decisivo non è stato sufficiente.
James Feldeine 4.5 Arrivato a fine novembre con la nomea di essere il nome di grido che avrebbe risolto molti dei problemi della Fortitudo. Invece di Feldeine – che i palcoscenici importanti in carriera li ha calcati – da queste parti ci ricorderemo solamente dei suoi continui infortuni. E che non fosse più il giocatore che ricordavamo ai tempi di Cantù, Panathinaikos e Hapoel Gerusalemme lo si poteva immaginare dal fatto che è stato strappato dal campionato del Kuwait. Feldeine, causa infortuni, non ha mai trovato continuità di gioco e prestazioni. Il suo meglio l’ha mostrato nel derby d’andata con la Virtus, il peggio in quello di ritorno.
Pietro Aradori 4 Probabilmente è stata la grande delusione di questa stagione. Uno degli artifici della retrocessione anche perché nelle partite decisive, non è proprio sceso in campo. Lodato in pre-stagione per la buona forma fisica (Repesa minacciava di lasciarlo in tribuna, non aveva alternative), ma poi in campo ha giocato la sua solita pallacanestro: prettamente volta ad un ego personale e per niente di collettivo. 15,1 punti di media a partita, ma poco coinvolgimento dei compagni, difesa – come sempre – insufficiente e prestazioni che non fanno il bene della squadra. Una grande delusione.
Malachi Richardson 4 Giocatore impalpabile, fuori contesto e mai troppo centrato all’interno della squadra. Arrivato in estate tra mille dubbi, non ha fatto nulla per farsi ricredere. Ha rispettato, se non addirittura peggiorato, la sua “immagine”. A novembre cambia aria e va a giocare in Polonia, ma certamente i tifosi della Fortitudo non lo hanno rimpianto. Gli addetti ai lavori assicurano che lui è un ragazzo volonteroso e dedito al lavoro (primo ad arrivare all’allenamento e ultimo ad andarsene). Ma questo non basta.
Gabriele Procida 6 Qua si può aprire una parentesi enorme. Il ragazzo del 2002 voluto e convinto a sposare la causa Fortitudo da Jasmin Repesa che in lui aveva in mente un progetto ambizioso e votato al futuro. Poi questo non è stato possibile come non è stato possibile fare con Procida un bel programma di rafforzamento delle ginocchia. Con Antimo Martino il minutaggio del comasco è notevolmente – e inspiegabilmente – diminuito. A causa di questo non ha mai potuto trovare continuità. Avrebbe potuto giocare una stagione ben diversa, ma questo non è stato possibile. Clamorosi il caso del derby al PalaDozza o lo scarsissimo minutaggio della delicata trasferta di Pesaro. Ora nel suo futuro il biancoblu sembra essere già svanito, ma bensì a giugno sarà tra i candidati alla selezione NBA. La Nazionale e un grande club ambizioso aspettano il suo agonismo ed il suo atletismo.
Robin Benzing 4.5 Forse l’acquisto più altisonante del mercato estivo. L’ala grande tedesca di quelli arrivati nel mercato “canonico” era certamente il nome più di grido, poi si è presentato come “l’alter ego di Dirk Nowitzki”, quindi – inutile dire – quanto abbia alzato l’asticella.
In maglia Fortitudo è stato un giocatore discontinuo, umorale e veramente troppo condizionato dalle sue percentuali al tiro. Se in serata (come la gara casalinga contro Varese) allora è devastante e decisivo, altrimenti (come nel match salvezza con Napoli) deleterio. Poi pessime e criticabili le sue attitudini difensive (il peggiore della squadra) e una scarsa propensione a rimbalzo. Inaccettabile per un’ala di 211cm.
Vasilis Charalampopoulos 6 Giocatore non capito subito, ma che dopo qualche uscita incolore ha dimostrato di essere – almeno dal punto di vista del talento e della intensità – uno degli elementi di spicco del roster biancoblu. L’ala greca – dopo la parentesi non positiva di inizio stagione alla Reyer Venezia – alla Fortitudo ha dato tutto quello che aveva, proprio come dimostra la prestazione a Masnago contro Varese. Ha dovuto giocare in un ruolo che non è prettamente il suo, ma Charalampopoulos (classe 1997) non ha mai fatto mancare il suo apporto con 8,5 punti e 4,1 rimbalzi di media a partita.
Brandon Ashley 5 I tifosi fortitudini si ricorderanno di lui per la sua fuga da Bologna. Dopo la sosta delle nazionali di fine novembre, l’ala americana non ha fatto più ritorno in biancoblu ma si è accasato, settimane dopo, in Australia. Fin quando ha giocato con la Effe, è parso una discreta ala. Pessimo il suo tiro, ma molto meglio il suo gioco in post. Spesso e volentieri poco cattivo, ma una volta spronato da Martino le sue prestazioni durante il corso della partita sono sempre migliorate. Peccato per la sua fuga così improvvisa, ma già questo avrebbe dovuto far presagire qualcosa di non positivo. Il talento c’è e le sue prestazioni lontano dall’Italia sono altisonanti.
Stefano Mancinelli sv Il capitano della Fortitudo Bologna non è praticamente mia sceso in campo in questa stagione. Le condizioni fisiche non gli hanno permesso di aiutare la squadra sul parquet. Quel che i tifosi gli stanno criticando in queste ore è un scarso spirito di “capitano” fuori dal campo.
Leonardo Tote 5.5 Il suo addio ha fatto scalpore. Soprattutto perché in quel reparto la Fortitudo ha sofferto per tutta la stagione. La Kigili – cedendolo a Napoli – si è privata di un giocatore prezioso sul campo e anche in prospettiva futura. Totè in questa stagione ha dimostrato di non essere un cuor di leone, però il valore complessivo del ragazzo è indiscutibile. Fisico importante e prestanza notevole. Molti lo criticano per l’atteggiamento molle e spesso remissivo in campo. Non a caso anche a Napoli alla fine è finito fuori dalle rotazioni di Buscaglia. Però la Fortitudo si è privata di un giocatore giovane, futuribile e in un ruolo in forte difficoltà con troppa semplicità. È vero che il suo apporto in questa stagione è stato altalenante, però…
Geoffrey Groselle 4.5 Uno dei giocatori più volte entrato nell’occhio del ciclone delle critiche. Spesso e volentieri i tifosi fortitudini si sono scagliati contro di lui. Certo, si sono visti centri decisamente migliori. Anzi, non è difficile trovarli e le critiche – se costruttive – sono sempre giuste. C’è da dire che non è facile per nessuno giocare in un ambiente del genere, con certe problematiche (più o meno note) e con la spada del boia sempre sul collo. Clamoroso infatti il suo passaggio – poi ritirato – in Germania al Wuzburg. Groselle si è rivelato essere un centro molle, dominato da molti (ancora negli occhi c’è l’umiliazione subita da Jones). Pessimi i suoi tiri liberi che qualche volta sono costati la partita (il derby d’andata), ma decisamente migliori i suoi movimenti in post basso. Se la sua stagione dovesse essere riassunta con una parola, questa sarebbe: triste.
Jacopo Borra 6 Cuore Fortitudo, mai ha fatto mancare il suo apporto e supporto. Arrivato da Sassari a fine novembre, si è subito messo a disposizione della squadra con anima e corpo. Non c’erano dubbi a riguardo. Le prime uscite sono anche state esaltanti, poi però – dopo aver contratto il Covid – Borra non è più stato lo stesso. È incappato in un periodo buio e negativo, cancellato solamente dall’ultima positiva partita contro Reggio Emilia. Il suo l’ha sempre comunque fatto, da lui non ci si aspettava nulla di più, anzi…
Jasmin Repesa sv Per settimane e mesi, i tifosi non gli hanno perdonato l’uscita di scena così improvvisa e dopo solo una partita di campionato. In realtà poi si è scoperto che di improvviso c’era ben poco e che i suoi buoni motivi “Gelsomino” li aveva tutti. Il tecnico croato non ha mai potuto lavorare nelle condizioni giuste, a partire da un ritiro estivo senza squadra senior. Presto tutte le verità verranno a galla.
Antimo Martino 4 Ritornato alla Fortitudo dopo l’addio burrascoso del 2020. Inizia con una squadra non costruita da lui, ma la società poi lo asseconda nelle scelte di stravolgimento totale del roster. Non riesce mai ad avere saldamente in mano la situazione. L’unico sussulto arriva dopo la soste della Coppa Italia, ma dura appena qualche settimana. Non sufficiente per ottenere la salvezza. Commette errori di valutazione e di gestione. La decisione di “asciugare le rotazioni” nel reparto lunghi cedendo Totè è stata dannosa, così come è stata inspiegabile la gestione di patrimonio e di un talento come Gabriele Procida. Martino dopo l’exploit del primo biennio in Fortitudo è incappato in altri due anni negativi. La preparazione della partita è sempre stata discreta (la Fortitudo non ha quasi mai preso imbarcate iniziali), ma la gestione delle gare ha lasciato a desiderare.
Società 3 È senza ombra di dubbio l’artefice della retrocessione della Fortitudo. Non è stata azzeccata una scelta, anzi sono state prese – da anni – decisioni scellerate. La società non ha più la fiducia di nessuno in città, nemmeno più di quei tifosi più incalliti e accecati dall’amore per la Fortitudo. Nulla da aggiungere in più rispetto a quello che non si è già detto nei giorni scorsi: questa società non è più spendibile per il futuro…
Tifosi 9 I migliori in assoluto. Non è un 10 solo perché le aspre critiche alla società sono state un po’ tardive, ma che gli si può dire di più? Il popolo biancoblu – che se ne dica – è sempre stato vicino alla squadra e al club con aiuti morali e soprattutto economici. I tifosi non hanno mai fatto mancare il proprio supporto anche alle casse societarie quando hanno deciso di sottoscrive – e in buonissima parte non richiedere indietro – l’abbonamento senza usufruirne.
La Fortitudo dovrà ripartire da loro, che meritano rispetto e chiarezza.
Eugenio Petrillo
Foto Ciamillo-Castoria