L’attesa è finita. L’Olimpia Milano si prepara ad alzare il sipario sulla finale Scudetto contro la Reyer Venezia e a suonare la carica è il capitano Pippo Ricci, pronto a disputare la quinta finale tricolore della sua carriera in maglia biancorossa. Intervistato da La Repubblica Milano nel giorno di Gara 1, l’ala dell’EA7 ha raccontato le sensazioni che accompagnano l’avvicinamento alla serie che assegnerà il titolo. «Non nascondo che aspetto questa partita dalla semifinale persa l’anno scorso contro la Virtus Bologna. Giocare una finale non è mai scontato e la vivo come qualcosa di speciale, qualcosa che ci siamo guadagnati. Quando perdi e sbatti la faccia contro una delusione così forte, riparti solo per rivivere la gioia della vittoria. Ho affrontato tante finali, ma non mi sento mai arrivato». Per Milano si tratta di un’occasione enorme. Dopo aver conquistato Supercoppa Italiana e Coppa Italia, i biancorossi possono completare uno storico triplete nazionale, cancellando almeno in parte le delusioni europee.
«L’Eurolega ha inevitabilmente condizionato l’ambiente. Quattro anni senza playoff europei si percepiscono. Nessuno di noi è soddisfatto perché volevamo fare di più, ma ora dobbiamo trasformare quella delusione nella motivazione per scrivere una pagina importante della storia del club». Nel corso dell’intervista Ricci ha affrontato anche il tema delle continue voci di mercato che accompagnano il finale di stagione.
«È una situazione che si ripete ogni anno. Già a marzo iniziano a circolare indiscrezioni sulla squadra futura. Capisco la necessità dei club di programmare, ma è una cosa che detesto. Dobbiamo concentrarci sul presente. Se qualcuno ha già deciso il proprio futuro sono felice per lui, ma oggi conta solo una cosa: vincere lo scudetto con questa squadra». Per il capitano milanese è stata una stagione intensa, caratterizzata da momenti complicati ma anche da una crescita personale significativa. «Fisicamente sto bene e cerco di curare ogni dettaglio per allungare la carriera. Con Poeta mi sono trovato subito bene. Con l’esperienza ho imparato a leggere meglio le partite, senza inseguirle. Sto tirando meglio da tre punti perché seleziono con maggiore attenzione le conclusioni, ma resto un giocatore di sistema: il mio compito è dare energia, difendere, prendere rimbalzi e farmi trovare pronto quando la squadra ha bisogno». Ricci ha poi voluto sottolineare la forza del gruppo costruito durante l’anno. «È stata una stagione logorante dal punto di vista emotivo, ma nei momenti decisivi siamo sempre rimasti uniti. Lo si è visto in Coppa Italia e nei playoff. Anche chi ha avuto meno spazio, come Tonut e Flaccadori, è stato fondamentale, così come chi è rimasto spesso fuori dalle rotazioni. La forza di questo gruppo è stata proprio la compattezza». Adesso, però, c’è da affrontare una Venezia che ha dimostrato di poter mettere in difficoltà chiunque. Ricci conosce bene le insidie della serie ma è convinto che il destino dell’Olimpia dipenda soprattutto da Milano stessa. «Una finale è sempre difficile e molto emotiva. La Reyer ha talento e fisicità, ma dobbiamo imporre il nostro gioco e la nostra aggressività. Sarà fondamentale accendere il Forum perché il nostro pubblico può fare la differenza. Arriviamo da playoff solidi nei quali abbiamo imparato a essere più cinici nei momenti decisivi. Fattore campo, esperienza e profondità del roster non bastano da soli per vincere. Dobbiamo costruire il nostro destino: nessuno lo farà al posto nostro». Le parole del capitano fotografano perfettamente lo spirito con cui Milano si presenta all’ultimo appuntamento della stagione: consapevolezza, fame e la volontà di chiudere l’anno con il trofeo più importante. Adesso, però, sarà il parquet a emettere il suo verdetto.