Intervistato da Davide Chinellato su “La Gazzetta dello Sport” in vista dell’imminente debutto in NBA, Paolo Banchero ha parlato della sua avventura in NBA: “Un sogno che si avvera, qualcosa per cui ho lavorato tutta la vita. Ho sempre voluto arrivarci, essere un professionista. Il basket è da sempre una delle cose più importanti per me, qualcosa che ho sempre amato”.

Gli obiettivi per la sua stagione sono ben definiti: “Come squadra vogliamo provare a lottare per i playoff e migliorare nel corso dell’anno sotto tutti i punti di vista. È lo stesso che voglio fare io: crescere, riprendermi in fretta dalle brutte partite che inevitabilmente ci saranno. E vincere il premio di rookie dell’anno”.

Poi Banchero ha parlato del rapporto che ha con l’Italia: “Cresce sempre più forte col passare del tempo. Fino a 15-16 anni non sapevo molto della storia italiana della mia famiglia. Solamente che il mio nome era italiano e poco altro. Poi mi sono interessato e ho scoperto tante cose. Spero di venire presto in Italia, visto che ancora non ci sono stato”.

In ambito Italbasket, Banchero ha già delle conoscenze specifiche: “Con coach Riccardo Fois, ci sentiamo da tanto. È stato a Gonzaga e ad Arizona, e in Nba a Phoenix. Lo conosco e lo rispetto. Tra i giocatori sento Nico Mannion: è della West Coast come me, ha giocato gli stessi tornei che ho fatto io. Ci scriviamo sui social, gli ho fatto i complimenti per quanto bene sta facendo con la Nazionale. Lo seguo, sono curioso di vedere dove arriverà”.

E quindi al Mondiale 2023, nel caso l’Italia dovesse qualificarsi, ci sarà Paolo Banchero? “È il mio obiettivo. Non posso garantirlo al 100%, visto che devo ancora cominciare la mia prima stagione Nba, ma è qualcosa a cui penso. Al momento opportuno prenderò una decisione”.

La nuova stella dei Magic non sente la pressione di essere la prima scelta assoluta al Draft: “No, probabilmente era più alta a Duke, al college: sono arrivato come miglior prospetto, come probabile scelta tra le prime due al draft, nell’ultima stagione di coach K (Mike Krzyzewski, ndr). La pressione a me è sempre piaciuta e l’ho sempre gestita bene. Mi piace quando la gente fa affidamento su di me, quando scommette sulle mie doti per vincere. Ovviamente ci sono partite in cui non giochi bene, ma non puoi lasciare che la pressione ti schiacci o si insinui nella testa. Sarà lo stesso in Nba”.

 

Fonte: legabasket.it