Perdere sul campo, essere soddisfatti negli spogliatoi, e dominare sugli spalti è ciò che ha caratterizzato l’atmosfera del Partizan a seguito della sconfitta che la compagine di Belgrado ha rimediato al Palalido contro l’Olimpia Milano in occasione della venticinquesima giornata di Eurolega, che ha interrotto una miniserie di due successi consecutivi coi quali i bianconeri di Serbia si erano sollevati da una situazione di crisi profonda nella massima competizione europea per club.

A predicare ottimismo è stato soprattutto coach Joan Peñarroya, che ha sottolineato come l’atteggiamento della propria compagine contro le scarpette rosse sia stato da promuovere. Al Palalido, il Partizan ha infatti tenuto testa all’Olimpia fino a tre minuti dalla fine della partita, quando un parziale decisivo realizzato dall’ex di turno, Zach LeDay, ha condannato Belgrado alla diciassettesima sconfitta stagionale (85:79).

Profondità e intensità

A mancare al Partizan è stata soprattutto la profondità di roster. Con capitan Vanja Marinković e Shake Milton fuori fino a fine stagione, Carlik Jones e Duane Washington convalescenti, e Jabari Parker de facto fuori squadra per scelta tecnica, Belgrado non ha potuto contare su quattro dei giocatori che, secondo i piani di inizio stagione, avrebbero dovuto spendere minuti importanti sul terreno di gioco.

Al netto del roster corto, soprattutto considerato come quello di Milano non sia stato poi un granché più lungo, a condannare il Partizan è stato anche un primo tempo insufficiente sul piano difensivo, con 53 punti concessi che, in trasferta, sono difficili da poter essere colmati anche con una prestazione realizzativa travolgente nella seconda metà di gioco.

La rimonta, a dire il vero, al Partizan è riuscita contro l’Hapoel Tel Aviv nella precedente giornata, ottenendo una vittoria in rimonta (104:101 d.t.s.) che ha rilanciato la stagione dei bianconeri. Tuttavia, anche a Belgrado non sempre è Domenica. Un’intensità difensiva migliore e duratura è dunque necessaria affinché coach Peñarroya possa ottenere risultati anche davanti al pubblico rivale.

Lakić, assist e Grobari

Venendo alle note positive che il Partizan ha ricevuto dalla trasferta del Palalido, in primis vi è la prestazione da protagonista di Arijan Lakić. Autore di 9 punti, 4 rimbalzi, 3 triple, ed una presenza difensiva molto positiva, la guardia classe 2000 è l’erede naturale di capitan Vanja Marinković, del quale l’ex giocatore dello Zadar prenderà in carico minutaggio e ruolo assieme al neo acquisto Aleksa Radanov.

Degna di menzione, per Belgrado, sono anche le prestazioni decenti dalla lunga distanza e in merito a circolazione di palla. È su questi aspetti, assieme all’aggressività difensiva, che coach Peñarroya conta infatti per proporre una pallacanestro ad alto numero di possessi. I bianconeri hanno tirato col 40,91% dalla lunga distanza, realizzando altresì 19 assist a fronte di 10 palle perse.

Infine, da sottolineare è la presenza rumorosa di una decina di tifosi bianconeri, riusciti ad aggirare un divieto di vendita di biglietti imposto nei confronti della tifoseria ospite che ha privato il pubblico meneghino della possibilità unica di vedere dal vivo i Grobari bianconeri, considerati diffusamente una delle migliori tifoserie di basket d’Europa.

Eurolega sempre in salita

Per il Partizan, la sconfitta di Milano non rappresenta dunque nulla di tragico. Tuttavia, la classifica resta ancora allarmante, essendo Belgrado a sole due vittorie di vantaggio dall’ultimo posto, con due incontri particolarmente ardui, contro Maccabi e Panathinaikos, in programma nelle prossime due giornate di Eurolega.

Differente è la situazione in Lega adriatica, nella quale il Partizan, secondo con tredici vittorie in quattordici incontri disputati, con altresì il secondo migliore attacco ed una tra le migliori difese del campionato in termini di aggressività e presenza sotto le plance, si trova in scia ad un Dubai ancora imbattuto nel torneo che raccoglie il meglio della pallacanestro della ex Jugoslavia.

Matteo Cazzulani

Nella foto: Sterling Brown del Partizan. Credits: Partizan BC