Giovedì sera la Nazionale Italiana di calcio ha giocato la partita contro la Moldavia, valida per le qualificazioni ai prossimi Mondiali di calcio del 2026.
Durante la partita, è stato esposto uno striscione che recitava le seguenti parole: “19-10-25 una tragica fatalità…ma puntare il dito non sarà mai la nostra mentalità“.
Il significato è inequivocabile: la data è quella della tragedia accaduta il 19 ottobre nei pressi di Rieti, dove dopo la partita tra Rieti e Pistoia, l’autista del pullman dei tifosi ospiti, Raffaele Marianella, è stato ucciso da una pietra lanciato da alcuni pseudo- supporters di Rieti.
L’episodio ha alzato un polverone importante a livello nazionale, con addirittura l’intervento della premier Giorgia Meloni, con le indagini che avevano portato all’arresto di 3 persone, membri del tifo organizzato reatino e vicini agli ambienti di estrema destra. Questo striscione sembra voler giustificare un atto che può essere chiamato solo e soltanto omicidio.
Una frase che non avremmo mai voluto leggere, perchè si tratta di un episodio da ricordare solo perché
non accada mai più e invece, queste parole, sembra quasi voler passare sopra l’accaduto, cercando di “giustificarlo”.
Fatalità significa “Avvenimento dovuto al caso“. Si sta praticamente affermando che, quello che è accaduto al povero Raffaele Marianella, che stava soltanto svolgendo il suo lavoro e che tra qualche mese sarebbe anche andato in pensione, sia stato semplicemente un caso, un destino avverso. Un episodio che sarebbe avvenuto lo stesso, e che non fosse evitabile.
Eppure, il lancio di un oggetto verso qualcuno non può avvenire per caso. Non avviene perchè il vento è troppo forte, o per colpa di un incidente. Il lancio è “il conferimento di una forte spinta iniziale, destinata a imprimere la velocità necessaria al superamento di uno spazio o al raggiungimento di un obiettivo“, quindi è un qualcosa di assolutamente volontario.
Giustificare ciò che è accaduto quel 19 ottobre, significa cercare di coprire la tragedia, la morte di un uomo che non aveva fatto niente di male, che stava svolgendo il suo lavoro, come tutti facciamo nella nostra vita.
Non esiste nessun motivo per cui l’episodio possa essere giustificato. E’ stato un omicidio, punto. Da condannare, senza fare giri di parole, o cercare di appoggiarsi a qualcosa.
Le parole di quello striscione sono da condannare pienamente. Si tratta di un qualcosa di cui si dovrebbe parlare per screditare l’immagine di un gruppo ultras che ha deciso di esporlo. Se ne dovrebbe parlare, per criticare il gesto, e per capire che anche davanti ad un episodio del genere, che non ha giustifiche e che non è altro se non un fatto inaccettabile, intollerabile e disumano, c’è gente che vuole giustificare chi ha commesso questo atto, e che cerca di sminuire quanto accaduto.
Lo sport non è questo, lo sport è solidarietà, prima di tutto, e serve per aiutare i bambini a crescere e migliorare, sviluppando rapporti umani. Non è tragedia, ma gioia. Ed episodi del genere, come quello di esporre uno striscione simile, ci fanno solo pensare che le tragedie, nello sport, sono molto lontane dallo scomparire. Purtroppo.
Ma non dobbiamo, a maggior ragione, arrenderci a questa deriva.
Insieme ce la si può fare.
Foto di Ciamillo Castoria