Era un quarto di secolo fa, primavera 2000. Sulle prime pagine dei quotidiani friulani appariva un festante Alibegovic, con Antonutti sullo sfondo, a celebrare la promozione in serie A della PAU Udine targata Snaidero. Flash forward al 2025 e sulle prime pagine ci sarà di nuovo Alibegovic (Mirza, non Teoman), con Antonutti sullo sfondo (ora dirigente), a celebrare la promozione in serie A dell’APU, ora targata Old Wild West, degna erede della PAU dell’ingegner Edi Snaidero. Ogni storia sportiva che si rispetti ha una sua dimensione epica, storie nelle storie che la rendono degna di essere raccontata ai nipotini. Udine stasera ha avuto la sua.

Con la vittoria sulla combattiva Rimini di coach Dell’Agnello, Udine ha conquistato la promozione di LBA con due giornate d’anticipo sulla fine del logorante campionato di A2. Un campionato bello e avvincente, stracolmo di italiani emergenti e protagonisti, che avrà una sua appendice imperdibile nei playoff che vedranno la stessa Rimini cercare di difendere il fattore campo contro Cantù, Bologna e altre avversarie agguerrite per aggiudicarsi la seconda promozione in palio.

La serie A, al “Carnera”, mancava dal 2009, anno funesto della retrocessione e dell’abbandono di Edi Snaidero. Sedici anni di calvario in cui la società guidata da Alessandro Pedone, presidente talvolta fin troppo esuberante ma determinato come pochi, si è conquistata la massima serie sul campo partendo dai derby regionali di serie C. Su un pezzo di questa storia c’è anche il marchio indelebile di Davide Micalich, oggi presidentissimo della Gesteco Cividale, il quale – nonostante i dissidi con Pedone che hanno spezzato il connubio tra i due nel 2020 – ha sportivamente affermato che stasera avrebbe tifato Udine. Il prossimo anno i tifosi friulani – la maggior parte dei quali non ha mai preso in antipatia le Eagles, nonostante la zizzania sparsa da alcuni – avrà un club da tifare per categoria.

In serie A, invece, potrà godersi il ritrovato derby con Trieste, che riporta alla memoria le gesta di Charlie Smith e Micky Mian. Un derby di serie A a cui certamente andrà stretto il “palaCarnera”: fin dai tempi di Edi Snaidero si sprecano i progetti di ristrutturazione o sostituzione con una nuova struttura, da Martignacco a Udine sud, ma finora non si è visto nulla di concreto (nel frattempo se n’è andato anche l’ex custode, il mitico Bepi “Carnera”, che staserà gioirà da lassù). Che questa sia la volta buona?

Ora, in ogni caso, è il tempo di festeggiare e onorare il finale di campionato prima dell’ufficialità della promozione. Una promozione strameritata, in particolare dai trascinatori Alibegovice Hickey, ma anche dall’intramontabile Da Ros, dal sempre utile Ikangi e soprattutto dallo staff tecnico guidato da Adriano Vertemati (a cui stasera sarà certamente arrivato un messaggio da Kaunas), capace di sublimare il gioco “triplocentrico” tipico del basket moderno facendo del tiro dalla lunga un’arma strategica dichiarata ma non per questo più facilmente difendibile. Da lui e dal DS Gracis inizierà, tra non molto, la costruzione di un APU competitiva per l’LBA. Allo stile friulano, stasera si aprirà una buona bottiglia ma non ci si adagerà sugli allori troppo a lungo: Pedone ha già dichiarato che li metterà presto su un aereo per andare a visionare giocatori negli USA. La speranza di alcuni (compreso il sottoscritto), però, è che il nucleo di questo gruppo venga confermato, e che nella composizione del nuovo roster non si guardi solo a ovest ma magari anche a est, a quei Balcani tanto vicini che a Udine hanno regalato giocatori del calibro di Vujacic, Mulaomerovic e Kelecevic. E naturalmente gli Alibegovic, che a Udine si scrivono con l’iniziale maiuscola non solo per regola grammaticale.