In quell’ultima azione a pochi istanti dal termine in cui Pajola cede un suo possibile tiro a Fontecchio per il 39° punto personale e il record di un azzurro a un campionato europeo, cancellando i 36 di Bargnani datati 2011 contro la Lettonia nell’infausto torneo di Vilnius (17° posto conclusivo, il peggiore di sempre), c’è tutto il senso di questa Italia che, al di là dei limiti oggettivi di stazza e di somma di talento, si impone per altruismo, collaborazione, senso di squadra, capacità di sacrificio. Mancavano 23 secondi, Alessandro, dopo aver costretto Nurkic a perdere palla, si era portato in un’ottima posizione di tiro ma ha preferito servire il suo sesto assist personale per la settima tripla (su dieci tentativi) di Simone che ha suggellato con quest’ultima perla una partita di incredibile efficacia fatta di tredici canestri, ma anche di otto rimbalzi, tre assist e un recupero.
Non a caso quell’ultima azione ha visto protagonisti i due migliori dell’Italia di ieri: il micidiale attaccante che, dopo aver sofferto fin troppo la marcatura di Papanikolau ed aver riscaldato la mano con la Georgia, è esploso contro la Bosnia vanificando le marcature alternate di Lazic e di Vrabac, ali piccole che svernano rispettivamente in Cina e in Ungheria.
Pajola invece ha confermato una volta di più di interpretare l’anima vera di questa Nazionale: sei punti, sei rimbalzi, due assist e due recuperi, ma queste sono solo cifre aride che non testimoniano a sufficienza il lavoro in difesa, nell’aiuto dei compagni, nello “sporcare” i palloni avversari, insomma l’alto contributo anche morale che la sua presenza in campo garantisce.
Queste le note positive, alle quali vanno sicuramente aggiunti il ritrovato feeling con il canestro di Spissu (14 punti e 5 assist) e soprattutto la prova di Darius Thompson che va progressivamente prendendo sempre più confidenza con gli schemi e l’anima del gioco azzurro e ieri contro la Bosnia ha preso anche fiducia e intraprendenza in attacco portando in dote alla causa 14 punti e 4 assist. In una giornata in cui il giovane Spagnolo ha subìto immediatamente la pressione di Atic spingendo Pozzecco a sostituirlo dopo soli tre minuti e dimenticarlo poi in panchina per la buona resa delle altre tre guardie, anche Niang ha segnato il passo dopo due ottime prove e Diouf ha pagato il peso superiore di Jusuf Nurkic, sacrificandosi, in alternanza con Melli e Ricci, nel controllo del centro di 2.14 degli Utah Jazz che ha chiuso con 21 punti e 10 rimbalzi.
Non è stata una partita facile, perché la Bosnia ha usato il fisico per pressare pesantemente gli azzurri e ha trovato almeno per metà partita sia con Nurkic sia con Amar Alibegovic – particolarmente motivato dalla sfida con l’Italia che è di fatto il suo Paese e dalla presenza di papà Teo – il modo di restare a contatto. Bekir ha mantenuto il controllo della partita per 23 minuti. Quando ai canestri di Fontecchio si sono uniti quelli di Melli, Spissu, Ricci e Thompson e quando il ritmo dei bosniaci è inevitabilmente calato così come l’aggressività difensiva, è venuto fuori il maggior peso tecnico dell’Italia che ha chiuso dominando e si è offerta una buona dose di fiducia in vista della sfida di domani con la Spagna.
A Limassol e Katowice, come questo pomeriggio a Tampere e Riga, con la penultima gara della fase di qualificazione si cominciano a definire le classifiche, con le previsioni sconvolte ieri dalla sconfitta della Francia con Israele. Così come la Spagna contro la Georgia, o la stessa Italia contro la Grecia in una partita assai più equilibrata di quanto abbia detto il punteggio, la giornata di scarsa vena può capitare a tutti. La Serbia si è salvata di misura con la Lettonia, la Polonia ieri contro l’Islanda. Alla fine i valori reali emergono, ma l’incidente di percorso non si può mai escludere. Quello di Katowice, il ko della Francia, sconvolge le previsioni: allo stato la classifica recita nell’ordine Polonia, Israele, Francia e Slovenia. Se rimanesse così e se a Limassol venissero rispettati i pronostici, l’ottavo di finale proporrebbe Polonia-Georgia (o Bosnia), Israele-Italia, Francia-Spagna e Slovenia-Grecia. Naturalmente questo è un puro esercizio teorico quando la Spagna deve ancora incontrare Italia e Grecia, la Polonia deve affrontare la Francia e la Slovenia Israele: confronti che possono rivoluzionare gli equilibri totali.
E quindi non è possibile fare previsioni, ma nemmeno calcoli. Italia-Spagna domani sera sarà dunque partita da giocare per vincere, e non sarà affatto facile. Scariolo, dopo lo sbandamento iniziale, del quale non si è preoccupato eccessivamente, ha ripreso in mano le redini della squadra con le larghe vittorie su Bosnia e Cipro. Battendo Italia e Grecia vincerebbe il girone. “Questa è una squadra giovane intorno agli Hernangomez: i due playmaker hanno 19 anni. Sono molto soddisfatto di quello che lascerò a chi mi sostituirà a fine europeo: questi ragazzi stanno facendo un’importante esperienza, e il livello alle loro spalle resta molto alto: l’Under 18 ha vinto il titolo europeo, l’Under 16 ha tanti giovani interessanti, è andata male l’Under 20 ma mancavano i sette migliori. L’esperimento di una nazionale B che si prepari insieme ai compagni della prima squadra è importante per la loro crescita”.
Scariolo non ha ancora potuto vedere alla prova Procida, finora sempre in panchina: “E’ ancora molto giovane, e comunque anche al Real il posto se lo dovrà guadagnare”.
Una nuova sfida con la Spagna sulla strada per Riga. Un ostacolo non insormontabile ma comunque assai difficile perché come sempre le squadre di Don Sergio cominciano a basso ritmo per prendere progressivamente velocità. Servirà all’Italia una nuova prova di solidità collettiva: contro una squadra ricca di talento, dopo il far west con Georgia e Bosnia, la possibilità di fare (e vedere) un buon basket.
Nell’immagine Simone Fontecchio e Alessandro Pajola, foto Ciamillo