“Inqualificabile quello che ha detto Gravina, ha offeso un sacco di gente. Il calcio non è lo sport di riferimento dell’Italia, perchè siamo bravissimi in tutti gli altri sport!”
Francesco Vitucci, detto Frank, è coach della Givova Scafati dal 6 novembre 2025 e con lui alla guida i gialloblu hanno cambiato decisamente passo con un record di 18-6 e una rimonta che ha portato la formazione campana ad occupare il quarto posto della classifica, distante appena 4 punti (con una partita da giocare in più) da Pesaro capolista. Vitucci nella sua carriera ha vinto due volte il primo di Miglior allenatore della Serie A e conquistato una Supercoppa italiana a Treviso nel 2006. In settimana, inoltre, il club di Longobardi ha annunciato l’ingaggio di Stefano Gentile, andando ad aggiungere uno tra i playmaker italiani di maggiore esperienza.
“Quando sono arrivato, c’era una squadra che aveva voglia di rivalsa e che stava rendendo al di sotto delle aspettative. Gentile ci potrà dare quella freddezza in più nei momenti decisivi“. Un finale di stagione che si prospetta infuocato con 5 partite da giocare e ancora tutto aperto, anche se la vittoria di Pesaro allontana il primo posto dalla squadra di coach Vitucci: “noi puntiamo ad ottenere la migliore posizione possibile per i playoff!“.
Questa giornata pasquale di Serie A2 si giocherà dopo una settimana in cui è partito il processo al sistema calcistico italiano (FORSE E’ ARRIVATO IL MOMENTO DI SMETTERE DI VIVERE DI CALCIO – DI ALESSIO APICELLA), dopo la terza esclusione dai Mondiali, su cui anche Vitucci si è espresso. Nel basket qualcosa si sta muovendo, ma il tema dei giovani che vanno all’estero per giocare resta al centro dei dibattiti, “non sono cervelli in fuga, ma ragazzi che vengono spinti anche dalle loro agenzie ad una scelta di comodo“.
Coach Vitucci ha toccato tanti argomenti, dal suo ritorno a Scafati dopo 21 anni dalla prima esperienza, fino alla nuova Serie A2, diversa e piena di partite, che dopo l’esclusione di Bergamo rischia di essere leggermente falsata. Inoltre, la nuova Italia di Banchi, il problema dei giovani italiani, l’esclusione dal Mondiale della Nazionale di calcio e il futuro che lo attende, a breve e lungo termine.
IL RITORNO A SCAFATI E L’ARRIVO DI STEFANO GENTILE
–Perchè è tornato a Scafati in A2 invece di aspettare qualche chiamata dalla Serie A?
“Ho pensato che in A1 gli eventuali movimenti rischiavano di avvenire molto avanti nella stagione, come poi è stato, e sarebbero stati anche pochi. Quindi avrei rischiato di non essere poi la prima scelta. Un pò pensando a questo, un po’ perchè l’opportunità presentava una squadra dal buon potenziale, non perfetta, ma che stava rendendo anche un pò sotto le sue potenzialità. Infine anche per l’insistenza di patron Longobardi che mi ha cercato anche in estate. Alla fine ho deciso di lanciarmi in questa sfida, inoltre perchè poi era un posto che conoscevo e dove ci ero già stato.”
–Che rapporto ha con il patron Longobardi?
“Ho un ottimo rapporto. Con me ha sempre avuto molta stima e rispetto, si fida molto dal punto di vista tecnico. E’ un presidente notoriamente vulcanico e molto competente, ha una passione e una competenza nel basket che è oggettiva. E’ interessante parlare di basket con lui.”
–Che situazione ha trovato a Scafati al suo arrivo e cosa ha cambiato per migliorarla?
“Era una squadra che stava rendendo al di sotto delle sue potenzialità, con molti giocatori veterani che avevano desiderio di farsi guidare, con regole e attenzioni. Inoltre avevano anche una voglia di rivalsa, volevano far vedere di essere meglio di come avevano giocato fino a quel momento. Quindi ho cercato di capire questo prima di tutto, trovando terreno fertile. Io da coach cerco di capire dove le persone possono esprimersi al meglio. Ho cercato di aprire queste capacità che non si erano espresse fino a quel momento. Poi tutto il resto, quindi parte tattica e tecnica, è venuto dopo.”
–Come è nata l’idea di prendere Stefano Gentile?
“In questa squadra abbiamo fatto solo due movimenti, ma senza andare a cambiare la struttura, il gruppo e la fisionomia è rimasto lo stesso. Vista un elevata competitività che c’è nel campionato, ad un certo punto Longobardi voleva fare un movimento che ci desse la possibilità di aggiungere qualcosa senza stravolgere nulla. Non è stato facile individuare il giusto giocatore, il mercato non offriva molto soprattutto per un italiano. Poi si è presentata questa opportunità, che mi ha trovato molto contento. Gentile è un ragazzo che è venuto a Scafati con grande motivazione, rinunciando anche ad altri due anni di contratto che aveva a Napoli. Ha accettato la sfida per vincere e tornare ad essere una pedina importante. Ha sorpreso anche noi.”
–Che apporto potrà dare Gentile a questa squadra e dove si posizionerà in campo visto che c’è un altro play di livello importante come Mascolo?
“Credo che lui ci possa dare quel plus di esperienza e freddezza nei momenti decisivi, nelle decisioni da prendere. E’ arrivato ad un punto della sua carriera dove non ha bisogno di visibilità o di oscurare gli altri giocatori. Per noi Gentile è un’aggiunta, sono convinto che sia compatibile con tutto il resto della squadra, senza fossilizzarsi sul ruolo che ricoprirà. Sia lui che Mollura sono due atleti di taglia per il ruolo che ricoprono, da esterni, e sono sicuro che si troveranno bene in campo. Abbiamo avuto poco tempo per integrarlo nella squadra, ma non penso ci saranno grossi problemi da questo punto di vista.”
–Il roster è di ottimo livello, i due americani sono cresciuti molto dal suo arrivo e Mascolo è un pò il suo uomo di fiducia, lo aveva già avuto a Brindisi e Treviso, è stato un punto di contatto importante per venire a Scafati?
“Lui insieme ad Allen, a Treviso, e Iannuzzi, un periodo a Brindisi, li avevo già allenati. Questo ha pesato all’inizio, è stato importante. I due americani sono due ottimi giocatori e persone, ed effettivamente il loro rendimento medio si è alzato. Walker è diventato un pò più protagonista di quello che era all’inizio del campionato. Allen ha un ottimo rapporto con me, di grande fiducia, è un giocatore di tecnica e di livello superiore, quindi mi sembrava giusto cercare di spingerli a fare quello che sanno fare.”
–Come ha ritrovato la piazza di Scafati, che veniva da una retrocessione?
“Devo dire che c’era più motivazione interna, quindi nel club, che da fuori, perchè nelle prime partite i numeri delle presenze erano abbastanza modesti. Comprensibili per la retrocessione, che qui è stata vissuta magari raffreddando la piazza. I risultati hanno aiutato a far riavvicinare il pubblico e infatti i numeri stanno migliorando, penso che anche questo ultimo innesto contribuirà ad alzare l’asticella dell’innamoramento dei tifosi, lo si è visto anche nella conferenza stampa di presentazione. Insomma, piano piano la gente sta tornando al PalaMangano.”
SERIE A2
–Che Serie A2 ha ritrovato, per molti è un campionato molto combattuto ma ci si aspettava un livello più alto visto i tanti giocatori importanti?
“Sono d’accordo con la prima parte. E’ ovvio che l’atletismo non è quello della Serie A, dato che ci sono anche meno stranieri, e l’età media delle squadre è abbastanza alta, però il livello di gioco è molto alto dal punto di vista tattico e tecnico, tutte le squadre sono ben preparate. Ci sono allenatori esperti, in A2 il coach incide di più che in alcune squadre di Serie A, dove si vede che spesso ha pochissimo controllo di ciò che succede in campo. Il coach è una figura importante e non solo una pedina da utilizzare, dove il club deve decidere come la squadra gioca, l’allenatore viene preso confidando nelle sue precise caratteristiche di conduzione. Ci sono molti giovani che potrebbero giocare in A1 e lo faranno, c’è qualche prospetto interessante. A Pesaro hanno costruito un bel progetto, ma ci sono anche altri nomi come Andrea Loro.”
–Se la Serie A2 non dovesse avere la funzione di campionato di formazione, che compito dovrebbe avere?
“Bisognerebbe capire come poter arrivare a questo punto, dove questo campionato abbia questo tipo di funzione. E’ vero che forse 20 squadre sono un pò troppe perchè il calendario inizia molto presto e finisce tardi, in strutture dove non è così comodo giocare il 15 di giugno o a settembre. E’ una funzione che questa A2 un pò già sta avendo, si potrebbe spingere per averla sempre di più. La Serie A ha delle esigenze legate alle coppe europee e alla spettacolarizzazione, quindi spetta all’A2 fare da palestra per i più giovani.”
–In questa stagione abbiamo visto quanto ha inciso il fattore infortuni, secondo lei dipendono dalle tante partite e gli infrasettimanali?
“Non sono certo che dipenda da questo perchè molte squadre utilizzano tanti giocatori, ce ne vanno 9 almeno in campo. Penso sia più perchè magari qualche giocatore ha già avuto infortuni in passato, ma ci vorrebbe una statistica più precisa per capirlo meglio. 38 partite sono tante, ma non credo sia questa la causa degli infortuni che abbiamo visto, che qualche squadra ha subito in modo importante.”
–Che idea si è fatto delle 5 avversarie (Pesaro, Fortitudo Bologna, Brindisi, Verona e Rieti) che Scafati avrà in questo finale di stagione, quale le sembra la più pericolosa?
“Sono tutte pericolose a prescindere dalla classifica. L’equilibrio in questo campionato c’è, bisogna da dire che ci sono state squadre che hanno sfruttato dei periodi di forma, ovvero un momento di brillantezza importante o con tutti i giocatori in salute. Saranno cinque partite estremamente intriganti, alla fine ci sarà una squadra che metterà la testa avanti ma può succedere qualsiasi cosa per tutti. Per noi l’obiettivo realistico è cercare di ottenere la posizione migliore in vista dei playoff, senza pensare troppo ad altro.”
–Pesaro, ancora di più di Scafati, ha subito ancora di più l’esclusione dal campionato di Bergamo perdendo 4 punti in classifica, e ora si troverebbe in una posizione diversa, a +4 dalla Fortitudo. Crede che sia un pò un campionato falsato?
“Questo episodio come quello di Trapani di Serie A è gravissimo, a qualsiasi livello. Bisogna riflettere su questo più che altro, poi purtroppo qualcuno ne ha giovato, qualcuno meno. Dispiace per loro perchè chiaramente gli sforzi sul campo sono stati vanificati, ma la riflessione va fatta più sul meccanismo in assoluto che non riesce a controllare a sufficienza i suoi protagonisti. Sono due fatti gravissimi per la credibilità di tutto il sistema.”
–Secondo lei perchè in A2 ci sono più allenatori di esperienza, mentre in A1 ci sono più stranieri e italiani emergenti?
“In Serie A cominciano ad esserci delle proprietà straniere che quindi portano diverse visioni. Le proprietà portano nuove idee, qualcuna fa bene, ma altre, mi permetto di dire, anche no. Non è che per forza la novità o il modo di vedere diversamente fa sempre la differenza, forse dal punto di vista organizzativo. Non è garanzia di saggezza.”
–Preferirebbe che si allargassero i roster a 12 giocatori o si aggiungesse il terzo straniero in Serie A2?
“C’è qualche regola che non condivido. Io andrei anche su entrambe le cose, certamente è un campionato che non deve farsi mangiare dalla presenza straniera, perchè sennò perderebbe la sua identità. C’è però anche da dire che i giocatori italiani sono pagati molto bene. C’è bisogno che ci sia un equilibrio nelle spese. Capisco anche che dalla tv la LNP fa fatica a prendere qualcosa, come anche la Serie A. Può sembrare un paradosso ma il terzo straniero bilancerebbe la cosa, andrebbe valutato tutto con grande attenzione. Sarei favorevole anche all’allargare il roster, io ad esempio ora devo lasciare fuori uno dei miei giocatori perchè non posso portarli tutti, e devo portare due under. Magari l’idea alla base è che così facendo si incentivi a far giocare i giovani, ma se li devo portare per farli stare in panchina, anche no. Se ho un veterano in più e non posso portarlo, anche se è sotto contratto, mi sembra una cosa paradossale. Non capisco ma mi adeguo, come diceva Maurizio Ferrini.”
–L’altro tema di cui si discute in A2 è l’inserimento dell’instant replay, che dovrebbe esserci ai playoff, ma secondo lei c’è bisogno di inserirlo ogni giornata dal prossimo anno?
“L’instant replay è uno strumento utile, ma da un costo importante, e quindi c’è bisogno che sia economicamente sostenibile. Per i club di A2, che sono molto attenti ai bilanci, a parte quello che è successo a Bergamo, sarebbe una spesa importante. Ben venga nei playoff, perchè è chiaro che una decisione di importanza capitale, come potrebbe esserci in una finale, che non sia supportata da uno strumento tecnologico, sarebbe un pò tornare indietro nel tempo, senza motivo. Se nel famoso tiro di Douglas per la vittoria dello scudetto della Fortitudo Bologna non ci fosse stato l’instant replay, avremmo avuto un finale diverso e ingiusto.”
–Ai playoff cosa farà la differenza, qual è il segreto per affrontarli al meglio?
“Bisogna arrivarci con la squadra più sana possibile, prima di tutto. Poi il recupero delle energie tra una partita e l’altra sarà importante. Credo saranno molto avvincenti, ma l’unico problema che vedo nei playoff è che una possibile gara-5 in finale sarebbe il 18 giugno e questo mi fa temere. Stando alle strutture che abbiamo, per i giocatori e per il pubblico sarebbe un grosso problema.”
L’ITALIA E I GIOVANI
–Ci sono tanti ragazzi 18enni, come Suigo e Garavaglia, che piuttosto di restare in Italia per crescere sono andati all’estero, altri in NCAA, che quest’estate ha aperto ancora di più le porte con contratti importanti. Che ne pensa di tutta questa situazione e se fosse un giovane che scelta farebbe?
“Sicuramente l’NCAA è una questione rilevante e lo sarà a lungo, per questi ingaggi inutilmente faraonici proposti a giocatori che non potrebbero mai guadagnare queste cifre, a parte i più forti. Sicuramente è una bella esperienza di vita, ma raramente mi ricordo di qualcuno che sia tornato molto arricchito tecnicamente. I giovani che scelgono di andare all’estero non sono cervelli in fuga, ma degli atleti che, spinti dalle loro agenzie, vanno a fare una scelta di comodo anche economica. Penso che anche qui potrebbero trovare abbondantemente spazio, quindi è una scelta loro, perchè dobbiamo considerarli degli eroi che sono andati all’estero. Io ad esempio lo scorso anno ho iniziato a sviluppare Torresani da playmaker a Treviso, con l’idea che quest’anno, se fossi rimasto, gli avrei dato più spazio, cosa che lui ha avuto all’inizio, ma adesso non più a fronte dell’urgenza del risultato che ha Treviso per cercare di salvarsi. C’è da capire perchè nelle categorie inferiori ci siano tantissime squadre con giocatori stranieri, europei e non, però trovare una soluzione è difficile. Ci sono molti ragazzi della fascia tra i 20 e i 24 anni che vengono estremamente penalizzati, e secondo me senza motivo.”
–Che ne pensa di come Banchi ha iniziato il suo lavoro da CT?
“Penso che sia la persona adatta che stia interpretando il ruolo nel modo migliore. E’ un CT della Nazionale dalla presenza operativa e oggettiva di tutto il territorio e costante nel tempo, non legata solo ad un evento da preparare. Questi raduni che sta facendo e la presenza a tante manifestazioni, gli va dato atto che sta interpretando questo ruolo nel modo più giusto ed efficace.”
–Da uomo sportivo, ha qualcosa da dire sulla terza esclusione di fila dai Mondiali dell’Italia?
“Checchè se ne dica dai numeri, il calcio non è lo sport di riferimento della nostra Nazione, perchè siamo bravissimi in tutti gli altri sport. Ed è inqualificabile quello che ha detto Gravina offendendo un sacco di gente, perchè se per lui la differenza sta nello stipendio che, immeritatamente, molti di loro prendono è un conto. Ma dal punto di vista della professionalità dovrebbero prendere esempio da tutti gli altri sportivi italiani, che hanno una dedizione mostruosa. E’ vergognoso che un presidente di Federazione schizzi del fango così sugli altri sport, e quindi è giusto che se ne sia andato, anche se lo doveva fare già nel 2022, al primo fallimento.”
–Ci sono i presupposti per andare avanti lo stesso con Scafati sia in caso di promozione che senza?
“Per quello che mi è successo nel mio passato, anche recente, la mia attenzione è rivolta solo a quello che sto facendo adesso. Sicuramente i rapporti sono ottimi, ma non ci ho pensato e non ci voglio pensare alla prossima stagione.”
–A fine stagione sarà contento se…
“Se avrò ottenuto il massimo!”
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Foto di Scafati Basket (Facebook)

