Non c’è due senza tre.
Un celebre proverbio italiano, che indica “come un evento, verificatosi già due volte, sia propenso a ripetersi una terza“, e che rispecchia precisamente ciò che è accaduto alla Nazionale di calcio italiana che per la terza volta consecutiva non parteciperà al Mondiale restando a guardare dal divano le altre squadre. 12 sono gli anni di distanza dall’ultima Coppa del Mondo a cui l’Italia ha partecipato, presto diventeranno 16.
Eppure, sembra che in questi anni non sia cambiato nulla. Se guardiamo alla situazione del calcio, che siamo obbligati a prendere come esempio prima di allargarci ad altri sport, è rimasto tutto molto simile al 2017, anno della prima esclusione. Ed è la cosa che preoccupa più di tutto, perchè sembra che in questi 9 anni non si sia imparato nulla. Che poi fossero effettivamente 9 anni, la verità è che il calcio in Italia non funziona dal lontano 2010, anno della prima delusione Mondiale con l’uscita ai gironi da campioni in carica contro squadre inferiori, e non di poco (Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia). In 16 anni le cose sono solo peggiorate, e non serve la Nazionale a dimostrarlo, basti pensare che da quell’anno nessuna squadra italiana ha più vinto la Champions League.
L’Europeo vinto nel 2021 sotto la gestione del CT Mancini sembrava fosse l’inizio di un ritorno ai massimi livelli della nazionale azzurra, ma in realtà è servito soltanto per “nascondere la polvere sotto al tappeto“. Gli ultimi 4 anni, poi, sono stati un vero inferno tra CT esonerati o in fuga, e un disastroso Europeo del 2024 che non è servito comunque da lezione.
Chissà se questa volta finalmente lo capiremo.
Non siamo qui per parlare di come rifondare il sistema, ci sono già migliaia di testate, giornalisti e addetti ai lavori che ne hanno discusso e lo faranno ancora. Ciò su cui dobbiamo focalizzarci maggiormente è: perchè è soltanto il calcio il problema?
Parliamoci chiaro, l’Italia, sportivamente parlando, è uno dei migliori Paesi a livello mondiale. Le ultime due Olimpiadi sono state incredibili, con record di medaglie, 40 a Tokyo e 40 a Parigi, e risultati impensabili fino a qualche anno fa, come l’oro nella 4×100 o nella gara dei 100 metri di Marcell Jacobs. Anche l’Olimpiade di qualche mese fa a Milano-Cortina è stata da record, l’Italia ha chiuso al 4° posto nel medagliere con 30 metalli conquistati.
Guardiamo poi al resto: in Formula 1 c’è un fenomeno generazionale, Kimi Antonelli, di appena 19 anni, che si trova al primo posto della classifica mondiale con due vittorie conquistate. In MotoGP Marco Bezzecchi sta dominando con l’Aprilia il campionato con tre successi in altrettante gare. Jannick Sinner è n.2 nel tennis mondiale e ha già vinto 4 Slam a 24 anni, oltre ai vari Lorenzo Musetti, Flavio Cobolli e Luciano Darderi.
Dominiamo anche nella pallavolo: campioni olimpici e mondiali in carica con la femminile, campioni del mondo nel 2022 e 2025 con la Nazionale maschile. Nel rugby, dopo un decennio di sofferenza, l’Italia sta facendo passi in avanti e quest’anno ha battuto l’Inghilterra per la prima volta nella sua storia al Sei Nazioni. Non dimentichiamoci che anche nel calcio stesso stiamo migliorando con la Nazionale femminile, arriviamo da un’incredibile semifinale conquistata agli Europei dello scorso anno dopo 28 anni difficili.
E anche nel basket, seppur restino tanti problemi, i miglioramenti a piccoli passi ci sono. L’Italia femminile arriva da un bronzo europeo e da una qualificazione mondiale che mancava da 32 anni. Le Nazionali giovanili stanno ottenendo ottimi risultati e dei giovani prospetti italiani stanno già iniziando ad avere spazio con la Nazionale MAGGIORE, come Luigi Suigo, evento da sottolineare dato che in questo Paese è una novità. Oltre ad altri nomi interessanti come Dame Sarr in NCAA a Duke, Procida al Real Madrid, Spagnolo al Baskonia e Garavaglia all’Ulm.
Luca Banchi come CT ha avviato un programma completamente diverso da quello dei precedenti coach dell’Italbasket, con raduni di giovani anche dai campionati di A2 e Serie B, cosa che non si vedeva dall’incarico di Recalcati (che ci portò all’argento alle Olimpiadi 2004). Oltre ad avere una visione di livello nazionale per riportare l’Italia dove merita.
Inutile ora chiamare alla rivoluzione totale, se si potesse lo si sarebbe fatto già tempo prima. Inutile chiedere di ricominciare da zero, ci sarebbe troppo da cambiare ed è difficile tornare indietro di fretta.
Basterebbe mettere le persone giuste nei ruoli che competono. Quindi un Presidente che faccia il Presidente, un CT che faccia il CT, con una visione aperta su tutta la Nazione, andando ad osservare anche i giocatori delle altre categorie, organizzando raduni, proponendo nuove idee, non pensando solo ad allenare. Guardando, insomma, all’insieme del movimento calcistico italiano e non soltanto alla lista dei convocati.
Ma soprattutto, c’è bisogno di avere coraggio, e di prendere decisioni difficili, ma che siano per il bene della Nazionale. Il calcio alimenta l’Italia anche e soprattutto da un punto di vista economico. Tutti gli altri sport, per quanto i risultati possano essere eccezionali, non avranno mai questo valore…almeno che ciò non cambi.
Sì, perchè ora bisogna riflettere sul futuro, e non possiamo non pensare che generazioni, come la mia, di ragazzi e bambini, non riusciranno ad appassionarsi al calcio come hanno fatto i nostri padri.
Chi è nato dopo il 2002 non ha vissuto un’Italia vincente ai Mondiali. E mentre il calcio perde appeal, gli altri sport crescono.
Finché il calcio continuerà a dominare mediaticamente ed economicamente, non avrà mai un vero incentivo a cambiare.
Ed è qui che entra in gioco il fattore più importante: è una possibilità molto concreta che l’Italia potrebbe perdere interesse per il calcio. E allora, ecco che tutti gli altri sport potrebbero crescere ancora di più, perchè vincendo l’interesse aumenta, ed ecco che già la Formula 1 ha visto un incremento di numeri nella diretta TV del GP del Giappone vinto da Antonelli. Ecco che la pallavolo, quando ha giocato Olimpiadi e Mondiali, diventa un evento nazionale come poche altre volte è successo. Ecco che gli italiani decidono di non dormire per seguire Sinner vincere a Miami, o Bezzecchi che trionfa in MotoGP.
Ecco che anche il basket potrebbe trovare nuovo pubblico, dopo un ventennio pieno di delusioni dopo la medaglia d’argento ad Atene 2004.
Il basket resta uno degli sport più praticati in Italia e in netta crescita negli ultimi anni, ma per un balzo in avanti definito c’è bisogno della Nazionale, che con buoni risultati possa far emozionare ragazzi e adulti e farsi seguire nel percorso nelle manifestazioni internazionali.
Il calcio, pur essendo sport nazionale, non è la disciplina in cui l’Italia è più brava. E allora, che si inizino a seguire gli altri sport, quelli in cui la bandiera Tricolore vince e trionfa. Si sfrutti questo momento per iniziare a cambiare una cultura calcio-fila che in questo Paese, soprattutto per meriti della Nazionale nel periodo 1978-2006, dura da tantissimo tempo. Si inizi a dare più spazio sulle tv, sui giornali, sui social, agli altri sport, quelli in cui siamo più bravi.
Fin quando il calcio continuerà a far fatturare le aziende, non ci sarà un vero motivo per rivoluzionare tutto da capo a fondo. Basta vederlo: Italia-Irlanda del Nord è stata seguita da 10 milioni di persone, con il canale di Rai1 che ha di fatto bloccato la tv limitando i numeri di tutti gli altri programmi. Alla fine, dopo 12 anni di delusione, i numeri ci sono comunque e sono, anzi, ottimi.
L’Italia non è solo calcio, ma molto di più.
Perciò, se si vuole fare qualcosa per cambiarlo in Italia, che si inizi a dare più risalto agli altri sport.
Si inizi a mettere in prima pagina le vittorie dell’Italrugby, o quelle della pallavolo, o della MotoGp e Formula 1, solo così potremmo cambiare non solo il sistema calcio ma una cultura che da decenni è legata al gioco del pallone.
L’Italia non ha smesso di vincere nello sport, ha solo smesso di farlo nel calcio.
E forse è da qui che bisogna ripartire: finché continueremo a guardare solo il calcio, continueremo a non capire dove stiamo davvero vincendo.
Alessio Apicella

