In uno sport che venera le statistiche è molto difficile affrontare una squadra che in campionato le ha vinte tutte, ma proprio tutte. Ventiquattro partite su ventiquattro: la stagione del Famila Schio assomiglia a un teorema inconfutabile. Per dirla alla Pitagora: la somma dei quintetti costruiti sui talenti è sempre equivalente a un punteggio che sancisce la distanza tra la terra e la luna.

Nelle due gare di semifinale playoff contro Autosped Derthona si ripete addirittura lo stesso scarto – +16 – in casa e in trasferta.Siamo oltre il semplice risultato, è il “pi greco” firmato coachDikeoulakos.

E contro la matematica c’è solo una cosa da fare, come sanno bene le atlete di Tortona: provarci. Come in seconda media davanti a un’espressione infinita, zeppa di parentesi quadre e graffe, numerini in potenza, moltiplicazioni e sottrazioni, blocchi e raddoppi, l’unica è concentrarsi su ogni singolo passaggio, accettare l’errore, cancellare e ripartire. Al secondo tentativo sembrano quasi farcela, almeno all’inizio. Solo che basta un niente, un resto dimenticato, una virgola di troppo, per ritrovarsi a metà del foglio con numeri che si deformano in decimali grotteschi, mentre lo “zero” in calce alla pagina, quel beffardo traguardo della soluzione, resta impassibile con la sua compostezza da vincitore annunciato.

C’è poco da prendersela con la penna – Elisa Penna – che anche quando non segna, si spreme in difesa fino all’ultima goccia di inchiostro, non basta affidarsi alla Kunaiyi Akpanah, la migliore in campo, che batte furiosa sui tasti della calcolatrice, nemmeno può nulla Anastasia Conte, a parte la diligenza, l’abnegazione e quello spirito piemontese per cui anche nella sconfitta c’è sempre un luccicare d’orgoglio, di sobria e geometrica dignità. A rendere tutto più difficile ci si mette anche l’infortunio che costringe Cornelia Fondren ad abbandonare il campo a metà terzo quarto. Forse non la sua miglior prestazione, ma di certo la prova di un professionismo che ha tanto da insegnare ad altri mondi.

Alla fine, Tortona può comunque festeggiare una stagione a cui non poteva, razionalmente, chiedere di più – finale di Coppa Italia, semifinale playoff – sempre spinta dal suo pubblico che nell’ultima gara ha superato nuovamente quota 2.500 presenti al palazzetto. Proprio come a Roseto, il rapporto con la popolazionelocale dovrebbe far riflettere. Uno su dieci. Un’altra costante, la più importante, di un movimento femminile che continua a radicarsi, capace di costruire un’economia fatta di legami, dentro e fuori dal campo, con cui i luoghi ritrovano la loro identità.

Anche sotto questo punto di vista, a Schio tocca l’onere e l’onore di essere il modello per eccellenza: piccola città, grande squadra – ambizioni internazionali, orgoglio veneto.

Un esempio capace non solo di attrarre il talento, ma anche di allevarlo in casa, stagione dopo stagione, fino al giorno in cui l’America non scopre Verona, Costanza Verona.

Una carriera iniziata a Palermo, poi a Sesto San Giovanni: da Sesto a Schio, da Schio a Dallas, dove vestirà la maglia delle Wings per un training camp con vista sul sogno a stelle e strisce.

Non è fortuna, è un teorema.

È il pi greco, all’italiana.