In pochi, prima dell’inizio della serie, avrebbero previsto un epilogo a gara 5. Ancora meno dopo le prime due sfide giocate al Paladozza. E invece, domenica, si tornerà in Piazza Azzarita per l’atto decisivo.

La Fortitudo ora è alle strette, ha sì il fattore campo a suo favore ma anche una discreta pressione. Non c’è più margine d’errore per Caja e i suoi. Non si potranno ripetere i secondi tempi visti al Pala Del Mauro, non saranno concesse le amnesie difensive viste nelle ultime sfide e neanche la tremenda confusione vista in attacco.

Se il tiro da tre non dovesse sostenere Sorokas e compagni, sarà necessario trovare soluzioni diverse: più gioco interno, attacchi in avvicinamento e alternative concrete ai lunghi possessi sterili sul perimetro, che troppo spesso si sono conclusi con tiri forzati e fuori ritmo allo scadere.
In questo, storicamente, le mura amiche hanno spesso aiutato la Effe, che ha avuto due volti, tra casa e trasferta, per quasi tutto l’anno.

Avellino invece non avrà grandi pressioni, ha già compiuto un mezzo miracolo riaprendo e poi pareggiando la serie, quindi arriverà a Bologna priva di pensieri gravosi ad affliggerla. Inutile dire che i due americani sono quelli da limitare maggiormente, ma senza dimenticarsi poi il supporting cast. Sia in gara 3 che in gara 4 a segnare canestri pesanti ci hanno pensato i vari Grande, Pullazi e Fresno, che si sono accesi in momenti chiave.

C’è poi la questione Moore in ballo, che potrebbe tornare in campo anche se non al 100%. L’americano ha saltato le ultime tre partite a causa di un risentimento muscolare e Perkovic ha dovuto prendere il suo posto. Ora però, nell’atto decisivo, l’ex Brescia potrebbe forzare la mano e tentare il tutto per tutto.

 

Alessandro di Bari

In foto Sarto, Anumba e Della Rosa (Fortitudo Bologna)