Dallas è ufficialmente in modalità reset totale. I Mavericks hanno annunciato nella notte italiana di martedì la separazione da Jason Kidd, con cinque anni di panchina alle spalle e — dettaglio tutt’altro che secondario — ancora quattro anni di contratto da onorare. La formula ufficiale è quella della rescissione consensuale, ma la sostanza è chiara: il nuovo presidente delle operazioni cestistiche Masai Ujiri, in carica da soli quindici giorni, ha già impresso la sua firma sulla franchigia texana.

Il bilancio dell’era Kidd racconta di un allenatore capace di portare Dallas fino alle Finals NBA del 2024 e alle Western Conference Finals del 2022, ma anche di una stagione 2025-26 chiusa con un disastroso record di 26-56, la seconda mancata qualificazione ai playoff consecutiva. L’epicentro del terremoto ha un nome e cognome preciso: la trade di Luka Dončić ai Lakers in cambio di Anthony Davis, operazione che ha mandato l’intera organizzazione in tilt, costato il posto al GM Nico Harrison e ora anche la panchina a Kidd, che aveva più volte ribadito pubblicamente di non essere stato coinvolto in quella decisione.

Kidd aveva anche espresso interesse a spostarsi nel front office dopo l’esonero di Harrison, ma il proprietario Patrick Dumont aveva chiuso la porta a quella possibilità, lasciandolo in una posizione sempre più precaria una volta arrivato Ujiri. Il messaggio del nuovo presidente è netto: Dallas vuole costruire un’organizzazione capace di competere per il titolo in modo continuativo.

La buona notizia per i tifosi di Dallas è che il futuro ha già un nome: Cooper Flagg, il Rookie of the Year attorno a cui costruire il nuovo progetto. La ricerca del prossimo head coach è già iniziata, e i nomi di Tom Thibodeau e Nick Nurse (attualmente coach dei 76ers) circolano già con insistenza. A Dallas soffia un vento nuovo, l’era Kidd è archiviata.

Credit photo: NBA.com